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Lunga vita alla Brexit! “Ha avuto un effetto positivo sul mio portafoglio”

Lunga vita alla Brexit! “Ha avuto un effetto positivo sul mio portafoglio”

"Brexit? Non ce la aspettavamo, ma è stato un evento positivo per il nostro portafoglio".

Lo dice senza mezzi termini Nick Clay, fund manager di BNY Mellon dal rating Citywire Plus che per il mercato italiano gestisce il fondo BNY Mellon Global Equity Income, miglior comparto su 36 compresi nella categoria azionario globale a dividendo per performance corretta per il rischio a dodici mesi, con un rendimento del 2,8% da parte del gestore e una perdita di -7,6% da parte del gestore medio.

"Il portafoglio è nella sua forma attuale da almeno tre anni, periodo in cui non abbiamo allineato le nostre decisioni di investimento al consenso degli investitori", afferma Clay.

"Non crediamo nel funzionamento del QE, quindi riteniamo plausibile che rimarremo a lungo in un contesto di bassa crescita e mercati volatili. Francamente, tutto ciò che Brexit ha fatto è rafforzare ulteriormente questo punto di vista".

Ecco perché, spiega il gestore, "la natura delle società in cui investiamo, compagnie dal business stabile, robusto, durevole – le chiamiamo imprese-rifugio – è molto adatta allo scenario attuale, anche post-Brexit.

"Siamo molto esposti al settore dei beni di consumo – tabacco e alcolici in particolare – al settore sanitario e delle telecomunicazioni. Non abbiamo nessuna banca in portafoglio nè società minerarie, e siamo molto sottopeso sulle imprese del settore industriale e oil & gas".

Il 19% del fondo è investito nel Regno Unito. Questa esposizione cambierà dopo Brexit, e se sì, come?

No, questo posizionamento non cambierà. Eravamo pienamente consapevoli dei rischi che Brexit avrebbe portato con sè. Ovviamente non ci aspettavamo che accadesse davvero, ma le aziende del Regno Unito in cui investiamo non fanno affidamento nè dipendono sulla crescita e la ripresa economica.

Come siete investiti in UK?

Abbiamo due sottoinsiemi di investimento. Il primo è fatto di grandi multinazionali globali che fanno profitti in tutto il mondo come Diageo (impresa mondiale sul mercato degli alcolici, produttrice della Guinness, ndr), British American Tobacco (BAT) e GlaxoSmithKline, che hanno beneficiato dell'indebolimento della sterlina che ha fatto seguito a Brexit.

Non eravamo preoccupati per l'impatto di Brexit su queste aziende. La natura della loro attività è davvero globale, e dipende dagli accordi commerciali con l'Europa solo in parte.

L'altro sottoinsieme è composto da aziende britanniche dei servizi pubblici focalizzate sul mercato domestico – anch'esse tipicamente insensibili a variazioni del livello del PIL – come Centrica, la compagnia energetica scozzese SSE e Royal Mail.

Dal punto di vista societario, queste imprese non subiscono gli effetti della Brexit in modo diretto, bensì sono colpite dal lato del mercato azionario, nel momento in cui aumenta la volatilità.

Royal Mail, ad esempio, ha sofferto in Borsa a causa della sua esposizione sul settore immobiliare che sta preoccupando parecchio gli investitori globali. Detto questo, gli immobili di proprietà delle poste sono costituiti principalmente dai magazzini di distribuzione a Londra, il cui valore non pensiamo possa essere davvero minato dalla Brexit, mentre è plausibile ritenere che altri immobili commerciali e proprietà residenziali a Londra saranno colpite in negativo.

Come se l'è cavata il portafoglio nei giorni subito successivi alla Brexit?

Il fondo era ben posizionato: abbiamo sovraperformato il mercato del 2% in GBP.

L'unica vera sfida che abbiamo di fronte in questo momento è il forte apprezzamento delle valutazioni di queste società più difensive, perché ora tutti vogliono improvvisamente comprarle per coprirsi. Dobbiamo quindi fare attenzione a vendere nel momento giusto.

Hai già iniziato a prendere profitto sulle aziende che si stanno apprezzando?

Sì. Sulle azioni del settore tabacco, che nei giorni successivi alla Brexit ho ridotto del 2%, portandole dal 14,5% del portafoglio al 12,5% circa.

BAT in particolare ha fatto molto bene grazie alla svalutazione della sterlina, valuta in cui stila i bilanci e riporta i profitti. Queste società sono grandi beneficiarie della debolezza del GBP, il cui effetto nel dopo-Brexit è stato un aumento del prezzo delle azioni, movimenti da cui abbiamo deciso di trarre profitto.

Diresti che il fondo abbia effettivamente beneficiato della Brexit?

Sì, sicuramente. La Brexit ha avuto un effetto positivo sulla performance del portafoglio, che per come è strutturato beneficia notevolmente dalla debolezza della sterlina: se si investe in società che guadagnano in dollari, ma che redigono i bilanci in GBP essendo basate in UK, dal momento che la sterlina è scesa del 10% nei confronti del dollaro questo si riflette in un aumento del 10% dei profitti in bilancio.

Il fondo performa bene anche a tre anni, guadagnando il 38,9% – risultato superiore rispetto al rendimento medio di categoria che, misurato sui 27 fondi compresi in database, si attesta al 24,9%. Qual è il tuo outlook per il resto dell'anno e guardando al 2017?

La performance dovrebbe continuare a essere positiva anche nel resto dell'anno, che pensiamo porterà un ulteriore rallentamento della crescita economica e nuove misure espansive da parte delle banche centrali.

In particolare, non solo non pensiamo che la Fed possa alzare ulteriormente i tassi di interesse, ma riteniamo altamente probabile che nel secondo semestre assisteremo al QE 4 in America.

Tutto questo, lungi dal rimettere in sesto le cose, rafforzerà il contesto di bassa crescita e risultati economici deludenti in cui già ci troviamo. Dal canto nostro, siamo tranquilli: il tipo di società in cui investiamo sono equipaggiate per affrontare al meglio questa congiuntura.

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Gestori

Nick Clay
Nick Clay
1/43 di Azionario globale a dividendo (Performance su un periodo di 3 anni) Ritorno medio: 31,74%
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