Il 2017, almeno per quel che riguarda le prime settimane, sarà più fruttuoso del 2016.

Ne è convinto Isaac Chebar di DNCA, che negli ultimi tre mesi dell’anno ha notevolmente incrementato la portata degli acquisti di titoli azionari all’interno del portafoglio da lui supervisionato.

Non si tratta solo di opportunità d’investimento di fresca data, spiega il veterano, ma di investimenti compiuti nel 2011 e nel 2012 che stanno maturando in parallelo all’aumento dei prezzi nel mercato azionario.

Citywire Switzerland, la nostra pubblicazione sorella, rivela quali sono state le migliori e le peggiori scommesse del fondo guidato dallo star manager.

Le scommesse riuscite

Aperam, compagnia lussemburghese produttrice di acciaio inox, rappresenta uno dei migliori investimenti all’interno del portafoglio, spiega Chebar.

Nel 2012, quando il comparto ha acquistato per la prima volta titoli della società, Aperam aveva in pancia 1,2 milioni di euro di debiti. Il settore si stava ancora consolidando in Europa e uno stock pari a 1,6 milioni di tonnellate di acciaio inossidabile era fuori mercato a causa di un numero crescente di compagnie del settore che chiudevano i battenti.

Da allora, il prezzo del titolo è quasi triplicato. Se nel 2013 rappresentava il 3% del portafoglio del fondo Value Europe, oggi dopo che Chebar ha voluto raccogliere i frutti dell’investimenti fatto quattro anni fa, costituisce l’1,7%.

Un’altra posizione che nel 2016 ha trainato la performance del fondo di casa DNCA è Alstom, gruppo industriale francese che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie.

Da maggio, quando è stato acquistato, il titolo è aumento del 30%. Il 13 maggio 2016 il prezzo delle azioni di Alstom era pari a 21,45 euro, oggi 19 dicembre 25,95 euro e rappresenta il 2,53% del portafoglio.

Investimenti infruttuosi

Anche se il fondo DNCA Invest Value Europe può vantare una performance migliore rispetto al comparto medio all’interno della categoria azionario Europa, ciò non significa che non ci siano stati investimenti andati a suo sfavore, spiega il manager.

Recentemente, il gestore ha dovuto ridimensionare l’ampiezza dei propri investimenti in tre o quattro aziende: “Accettiamo le perdite, fanno parte della vita”.

“Pensiamo che acquistare titoli non sia equivalente a collezionare titoli. Abbiamo bisogno di avere carta bianca nella costruzione del portafoglio e quindi mettiamo sempre in conto la presenza di compagnie che non otterranno grandi prestazioni”.

Una di queste è Pearson, ha rivelato Chebar. Negli ultimi nove mesi il gruppo editoriale non ha rappresentato un grande investimento. Anzi, è stato un “disastro”, spiega il gestore. Nonostante le difficoltà, Chebar crede che il prezzo delle azioni del gruppo possano rimbalzare ed è per questo che ha deciso di mantenere la sua scommessa sulla multinazionale britannica.

Un altro titolo che non è andato particolarmente bene è Ericsson. Le difficoltà del management della compagnia hanno comportato infatti una perdite del 20% a tre anni.

Infine, tra le peggiori scommesse del 2016 c’è anche Unicredit. Anche in questo caso Chebar spiega di aver dovuto minimizzare le perdite.