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Le Criptovalute sotto il mirino del legislatore europeo: le prime regole

Le Criptovalute sotto il mirino del legislatore europeo: le prime regole

L'autore dell'intervento, avvocato, è vice direttore generale di Unione Fiduciaria

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la Direttiva UE 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la precedente normativa in tema di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. La Direttiva è entrata in vigore il 9 luglio scorso e stabilisce, tra l’altro, nuovi, più rigorosi, requisiti di trasparenza relativamente all’utilizzo di “pagamenti anonimi tramite carte prepagate” e “piattaforme di cambio valutarie virtuali” per contrastare il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.

La nuova normativa chiede alle autorità di regolamentazione di prevedere delle norme in grado di associare gli indirizzi di valuta virtuale ai relativi proprietari e definisce le valute virtuali come una “rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente”.

Le valute locali, utilizzate in misura molto limitata (come all’interno di una città o di una regione) o solo da un numero limitato di utenti, non verranno invece identificate come valute virtuali secondo la nuova direttiva.

Gli Stati, e quindi anche l’Italia, hanno ora 18 mesi per recepire la Direttiva mediante l’emanazione di uno specifico provvedimento normativo.

Per la verità il nostro Stato, tra i primi a livello europeo, ha già dato cittadinanza giuridica alle valute virtuali indicando i prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale tra i soggetti  obbligati al rispetto degli obblighi antiriciclaggio. 

Il tema è stato anche all’attenzione di banca d’Italia e di agenzia delle Entrate che hanno, di recente, preso posizione sul punto. La prima, nell’ambito del rapporto annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria, evidenziandone il possibile utilizzo illecito o criminale; la seconda rispondendo ad un interpello nel quale fornisce importanti chiarimenti in materia di tassazione e prevedendo, tra l’altro, obblighi di monitoraggio fiscale (compilazione quadro RW) per le criptovalute.

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