Latini (Azimut): "Io preferisco le gestioni attive" - Citywire

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Latini (Azimut): "Io preferisco le gestioni attive"

Latini (Azimut): "Io preferisco le gestioni attive"

Consulente finanziario e wealth manager da quasi 40 anni nella ricca ma affollata piazza milanese, Corrado Latini rappresenta indubbiamente un’eccellenza della sua categoria. Grande portafoglista di esperienza, ha attraversato il settore della allora promozione finanziaria prima ancora della sua vera esplosione commerciale negli Anni 80,  cercando  sempre maggior indipendenza e migliore efficacia operativa. Oggi opera nel Gruppo Azimut nella divisione Azimut Global Advisory. All’interno della struttura Wealth Management, riveste anche il ruolo di Head of Third Party Funds Research & Innovation. Una brillante carriera si costruisce però per gradi. 

“Il mio è stato un inizio abbastanza casuale” racconta Latini intervistato nella sede milanese di Citywire “Ci sono arrivato per contatti diretti: non ancora ventenne ho accettato l’invito ad approcciare questo settore allora ai primi albori  All’epoca non esisteva niente di quello che c’è oggi; non c’erano le banche centrali col loro ruolo, non c’erano i fondi, non esisteva la Consob. Esistevano soltanto i rapporti personali e ho cominciato a collaborare con un commercialista. Da lì in poi è stata una continua evoluzione, cercando di dimostrare capacità ed impegno, di essere presente soprattutto nei momenti più importanti e di fare miei i consigli e i suggerimenti delle professionalità incontrate lungo la strada.”

Un mondo diverso ma in gran parte condiviso dalla maggior parte dei consulenti finanziari della stessa generazione, tuttora la più presente: “Le tecniche di oggi sono nettamente diverse da quelle di allora. Io ho iniziato nel modo più classico possibile, con il cosiddetto marciapiede, dalle telefonate a freddo, per poi arrivare nel tempo di affinare la tecnica con l’esperienza”.

“La capacità di individuare e condividere gli obiettivi di crescita con il cliente è la mia bussola professionale ed è inevitabile che nel tempo, dopo tanti anni, i clienti un po’ ti assomiglino. Rispecchiano il tuo carattere e il tuo modo di vedere – sottolinea Latini – ma questo non vuol dire che abbia solo clienti di una certa tipologia. Diciamo che con ogni cliente è importante arrivare a un buon livello di empatia, di condivisione di obiettivi, di chiarezza e di serietà di intenti, di analisi e controllo. Alcune di queste capacità si vedono già in alcuni giovani colleghi, ai quali però non deve mancare la voglia di imparare, di non sentirsi mai arrivati, e di aver desiderio di essere protagonisti. E, se hanno scelto consapevolmente la società dove operano, di restarvi finchè si identificano nello spirito aziendale che li ha attratti”.

Le richieste più frequenti che vengono dai clienti

“I clienti esprimono oggi per lo più un’esigenza di chiarezza, di capire dove si sta andando” riprende il consulente “Molte persone non hanno ancora ben compreso i profondi cambiamenti strutturali che si sono verificati nell’ultimo anno e mezzo. Il sistema a tassi zero o negativi é difficile da accettare, soprattutto per chi ha vissuto la stagione degli Anni 80, del ribasso dei tassi e del reddito fisso con rendimento anche a due cifre; c’è bisogno di condividere con il cliente questo tipo di cambiamento.

Prima di scegliere un’asset allocation cerco di comprendere bene i reali bisogni di un cliente in quanto cerco di mettere il patrimonio a servizio della persona e non la persona a servizio del suo patrimonio. L’asset allocation rispecchia gli obiettivi concordati con il cliente e, anche nel caso di patrimoni complessi, resta comunque molto importante: è meglio il peggior investimento in un mercato in crescita, che il migliore in un mercato in calo.”

E, in particolare per chi fa wealth management, non manca mai un accenno al cruciale trasferimento della ricchezza da una generazione all’altra di clienti: “il successo di un professionista  – sottolinea Latini – è dimostrato dalla durata del rapporto con i clienti e dalla continuità delle scelte di investimento; i passaggi generazionali ne sono la prova. Il mio cliente più giovane, da poco divenuto maggiorenne, deriva proprio dalla scelta di tale avvicendamento patrimoniale. Da questo punto di vista la piazza milanese non è certo diversa dalle altre; forse leggermente più sofisticata dal punto di vista finanziario.”

I patrimoni più complessi gestiti dal Wealth Management

La consulenza finanziaria rivolta ai grandi patrimoni si sta specializzando al punto da dover ottimizzare la gestione di esigenze di diversa natura derivanti dalla crescita di patrimoni famigliari o aziendali: “Azimut ha identificato da tempo questo trend creando al suo interno la divisione “Global Advisory”, di cui faccio parte, focalizzata – mediante appositi strumenti e servizi – sulla consulenza evoluta e basata su una architettura aperta e guidata.  I patrimoni creati possono appartenere a una prima o seconda generazione di clienti. Spesso si possono riscontrare differenze di obiettivi a seconda della generazione: la prima punta generalmente al mantenimento e alla trasmissibilità del patrimonio, l’altra alla tutela del benessere acquisito, all’ampliamento dell’attività di famiglia oppure semplicemente al godimento del patrimonio ereditato. Una buona componente del patrimonio è  ancora legata a quella immobiliare, ma meno che in passato. I patrimoni immobiliari generano ansia per l’alto costo fiscale e le problematiche di gestione. L’investimento in real estate dovrebbe essere oggi per lo più ad uso abitativo e, se nelle grandi fortune la componente immobiliare è sempre importante, non deve più essere preponderante: non più l’investimento principe” perchè come sottolinea il consulente “riempirsi di asset che non servono, alla lunga, si paga.”

Le preferenze personali negli investimenti

Dopo tanti anni di carriera e riconoscimenti si tende a pensare che un consulente finanziario abbia ormai delle procedure reiterate e delle categorie di investimento in cui crede maggiormente. Corrado Latini però riporta il tutto al rapporto con il cliente: “Non esistono scelte predefinite, ma solo quelle individuate in base alle esigenze di vita del cliente. Per questo ritengo che una volta identificato un portafoglio ritenuto coerente con tali obiettivi questo debba essere mantenuto fino a cambiamento di condizioni esterne o di mutate esigenze del cliente. Se un investitore vuole divertirsi l’importante è avere ben chiaro che sta giocando: l’investimento, quello vero,  nasce necessariamente da una attenta pianificazione”.

Una pianificazione affidata a persone, al consulente finanziario e in secundis ai gestori di fondi da lui selezionati, perchè come rivela lo stesso Latini: “Io preferisco una gestione attiva, in grado di intervenire rapidamente, soprattutto quando - come avvenuto recentemente - si assiste  a comportamenti contrari a quelli di più vasto consenso. Naturalmente non può essere ignorata ‘l’altra faccia del mercato’ rappresentata da strumenti cd. ‘alternativi’ oppure dai ‘passivi’ tipo Etf e derivati, tuttavia ritengo ci sia un valore aggiunto nel gestore: i prodotti passivi sono molto tecnici e se non si è in grado di monitorare costantemente i mercati può essere un tipo di operatività boomerang. Si rischia di non intervenire con tempestività nei momenti in cui bisognerebbe farlo”. A sottolineare che il ruolo del consulente è quello di individuare e risolvere i bisogni del cliente e non quello di selezionare i singoli titoli da inserire nei portafogli, delegandolo tale compito ai fund manager. 

L’aspettativa dai mercati nei prossimi mesi

Un consulente finanziario non deve essere quindi un fund manager e tanto meno   uno strategist o un analista. Tuttavia, occupandosi da tanti anni della materia, informandosi quotidianamente e partecipando a numerosi incontri di aggiornamento, è inevitabile che un professionista maturi un punto di vista personale che guida le proprie scelte. “I mercati sono molto cambiati negli ultimi anni – puntualizza subito Latini. – Avremo maggiore volatilità e minore costanza di rendimenti. Molti operatori  faranno anche maggior ricorso a strumenti alternativi, soprattutto per stabilizzare se non altro questa volatilità e tutto ciò richiederà maggiore attenzione da parte da parte sia dei colleghi che delle case di investimento”.

Una sensibilità analitica quindi rivolta sia ai clienti sia ai fenomeni di mercato perchè secondo il wealth manager “noi consulenti siamo traduttori ed interpreti di segnali, affinchè non venga deviata la pianificazione concordata con il cliente”. 

Attenzione ai mercati e soprattutto a quei player che, come ricordava lo stesso Latini, agli esordi della sua carriera non esistevano o non avevano un ruolo così condizionante, come le banche centrali: “Penso che Mario Draghi abbia rappresentato una rottura rispetto ai suoi predecessori, per il suo modo di gestire la politica economica europea – riprende il consulente –. Abbiamo visto una Bce lanciata in un profondo Quantitative Easing, contrariamente alle volontà del suo azionista di riferimento; un concetto impensabile per le gestioni precedenti. Mi aspetto pertanto che Draghi continui a mantenere la barra dritta, privilegiando la permanenza all’interno dell’euro. Finchè non c’è una ripresa economica consolidata a livello di Eurozona – che oggi sembra timidamente arrivare, sottolinea Latini – non penso che possa generarsi un rialzo dei tassi, contrariamente a quanto sta succedendo oltre oceano. Auspico che all’attività della Bce possano seguire riforme socio-economiche e soprattutto fiscali all’interno dei singoli Paesi, altrimenti il famoso bazooka dopo un po’ potrebbe non avere più cartucce.”

L’attualità finanziaria italiana, tra Borsa, fisco e possibili fusioni

Una battuta sul principale rumor finanziario di inizio 2017 è d’obbligo: “La buona notizia di un matrimonio tra i gruppi Intesa e Generali sarebbe quella di un importante brand domestico che resta in Italia. Potrebbero nascere opportunità per tutti, poichè a livello di antitrust, e non solo, credo che potrebbero esserci molte criticità. Non sarebbe comunque male, dal punto di vista dell’italianità, avere più società italiane attive in acquisizioni estere”.

Anche perchè le cifre dimostrano che è ormai indispensabile per gli operatori italiani ragionare su listini diversi: “L’andamento di Piazza Affari, guardando i numeri, non può dirsi soddisfacente – continua Latini. – C’è da auspicare un aumento di interesse da parte di realtà non solo bancarie, oggi non quotate. Il sistema delle piccole e medie imprese oggi è solo molto parzialmente rappresentato nel listino di Milano. Sarebbe desiderabile che la nostra Borsa avesse finalmente una funzione di incubatore e finanziatore di queste realtà, mentre oggi è ancora percepita principalmente come strumento per guadagni (e rischi) di breve termine. Anche qui Azimut è presente con un’iniziativa dedicata alla crescita e alla quotazione di interessanti realtà nazionali di medie dimensioni”

E un wealth manager, abituato a confrontarsi quotidianamente con clienti spesso provenienti dal mondo imprenditoriale, può essere la persona adatta a spiegare questo ritardo: “Per la mia esperienza c’è molta titubanza alla quotazione per motivi connessi alla fiscalità e al mantenimento del controllo spesso famigliare dell’azienda – spiega Latini; – c’è inoltre limitata conoscenza dei canali di reperimento di crescita aziendale. Bisognerebbe capire non tanto perchè gli industriali italiani non si quotino in Borsa, ma come mai non conoscano le modalità e possibilità di questo percorso. Potrebbe essere auspicabile da parte di governo e autorità qualche forma di agevolazione per le aziende che si quotino.”

Agevolazioni che passano in primis da una correzione delle politiche fiscali ricordando che “Una corretta ottimizzazione fiscale è un obiettivo prioritario nel lavoro di wealth management– prosegue Latini. –L’aumento dei consumi non può che passare anche da una riduzione della pressione fiscale, sia a livello di privati che industria . La tassazione pesa molto soprattutto in ottica di pianificazione successoria e alcuni aspetti talvolta non sono considerati col giusto peso.  L’ottimizzazione della fiscalità è infatti uno dei principali obiettivi della pianificazione dei patrimoni.”

L’evoluzione della professione

Con l’avvicinarsi dell’implementazione della direttiva europea Mifid 2, a inizio 2018, non possiamo non commentarla, parlando di futuro della categoria: “Posto che nessuno ha oggi un’esatta previsione di quello che avverrà  – esordisce Latini – mi sembra che, al momento, uno degli aspetti più rilevanti sia l’indicazione di una maggiore specializzazione del consulente  nella relazione con il cliente, trasferendo o delegando a terzi  (fund manager)  il compito dell’asset allocation”. Per quanto riguarda i meccanismi di remunerazione invece “Credo che l’aspetto della fee only sarà probabilmente uno degli aspetti prevalenti della nostra professione ma al momento non è ancora così diffusa anche perché il mercato italiano non sembra ancora pronto al suo pieno riconoscimento.” 

Varranno però per il futuro le regole professionali di sempre, comuni poi in fondo a tutte le libere professioni, come almeno in parte è quella del consulente: “È importante lavorare bene, tanto, e con responsabilità, ma è altrettanto importante ritagliarsi anche i propri spazi e riuscire talvolta a staccare, dedicandosi alla propria famiglia ed ai propri interessi, ad hobbies e divertimenti e non farsi sempre fagocitare, perchè tanto non serve a niente.”

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