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L'angolo del consulente - Un giugno orribile

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L'angolo del consulente - Un giugno orribile

Un giugno da dimenticare, inquietudini e tensioni di ogni tipo hanno pesantemente penalizzato i mercati azionari e obbligazionari: i dazi di Trump, le tensioni politiche in Europa sono state un mix molto dannoso. Unico raggio di sole il dollaro, assieme al Nasdaq (tecnologici Usa); unici due investimenti con il segno più da inizio anno.

Contrariamente al solito, in cui azionario ed obbligazionario hanno andamenti opposti, il trend di salita dei tassi ha fatto calare i prezzi delle obbligazioni, mentre la guerra commerciale americana ha influenzato negativamente l’azionario, per cui la diversificazione in questo contesto ci è di poco aiuto. La stagionalità è sfavorevole, perché i cali estivi sono un evento molto frequente.

Quello che è difficile da accettare è la situazione delle posizioni a basso rischio, proprie di clienti non abituati ai segni meno, mentre le oscillazioni anche di forte entità sono tipiche dell’azionario. Un -5% in borsa pesa molto meno di un -2% in un obbligazionario. Eppure pensate che nel periodo della formazione del governo, nelle settimane scorse, un BTP a 10 anni, la scadenza più comune, ha fatto in pochi giorni -7,2%.

Vi ho spesso parlato del capitale garantito come alternativa per il basso rischio, e in questo momento mi sembra una componente preziosa come stabilità e tranquillità. L’obiezione del basso rendimento – verissimo – è facilmente superata se lo paragoniamo all’inevitabile andamento negativo dell’obbligazioni.

Hanno segno positivo solo gli investimenti in dollari, perché il calo del sottostante è stato ampiamente compensato dalla rivalutazione del dollaro, che ha reso positivi i rendimenti.

Le prospettive a luglio sono nel breve di volatilità, a meno che l’Europa non trovi un accordo – cosa che farebbe ripartire l’azionario Europeo – o che Trump stipulasse nuovi accordi commerciali con il resto del mondo. Questi due eventi farebbero ripartire alla grande i mercati, perché i fondamentali restano molto confortanti.

Mi sono resa conto però che il concetto di oscillazioni di prezzo è molto mal sopportato, anche se è la caratteristica principale di ogni tipo di investimento, pensate che una linea di gestione prudente ha una forchetta di volatilità  dal 5% al 7%, una bilanciata moderata tra il 7% e il 9%. Questi sono i valori fisiologici, cioè normali, prevedibili, eppure si tende ad avere aspettative di rialzi costanti, cosa poco realistica, eppure perfino un titolo di stato non è da meno, pensate al -7,2% di cui vi parlavo.

L’unico asset che non subisce oscillazioni, e quindi rende molto poco è appunto la gestione separata, con tutti i limiti che comporta è però un grande stabilizzatore di portafoglio, e affiancata ad una componente azionaria da cui aspettarsi forti sbalzi, ma anche buoni risultati nel tempo potrebbe essere un ottimo mix. 

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