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L'angolo del consulente - Ragazzi, la diversificazione è diventata penalizzante!

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L'angolo del consulente - Ragazzi, la diversificazione è diventata penalizzante!

In questo scenario assurdo tutte le nostre certezze vacillano, a partire dalla fiducia nella diversificazione degli investimenti. Solo una asset class è passata indenne attraverso bufere estive di ogni tipo: l’azionario Usa, possibilmente in dollari .

Alla faccia di Trump, di cui si può dire e pensare tutto il male possibile, ma che ci fa credere che sia vero il proverbio: non tutto il male vien per nuocere.

Pessimo l’andamento dei Paesi emergenti, sotto ogni profilo: bond ed equity.

Terrificante exploit del Mib, passato in poche settimane in rosso da guadagni a due cifre.

Obbligazioni tutte in forte calo, tranne le emissioni in dollari, in questo caso merito della valuta, certamente non del sottostante.

Il risultato è che un bel fondo bilanciato denominato in euro quest’anno non può avere risultati positivi, cioè la diversificazione è stata fortemente penalizzante.

Non mi ricordo fosse mai successo prima che si verificasse una egemonia di questo tipo, e l’assurdità è che un investimento in azionario americano è stato anche molto meno volatile di scelte diversificate e prudenti.

Insomma premiato chi ha puntato tutto su un solo cavallo, chi cioè ha violato tutte le regole e i dogmi del buon investire.

Che fare? Tener duro, aiutare i clienti a sopportare la volatilità - cosa difficilissima - perché se il nostro dogma è diversificare, quello del cliente è guadagnare, sempre, ogni anno. Il concetto di oscillazione non rientra nei loro orizzonti di pensiero. Molto diffusa anche la pretesa di guadagnare sempre e con un profilo di rischio basso. Sono stereotipi risalenti ai rendimenti a due cifre dei titoli di Stato, molto radicati e difficili da combattere.

In altri paesi la consapevolezza del legame indissolubile tra rendimenti e volatilità è un dato acquisito, mentre da noi l’educazione finanziaria è inesistente.

Una delle mie battaglie a proposito di diversificazione consiste nello spiegare ai clienti più “paurosi” che c’è molto più rischio – data l’attuale situazione dei tassi – in un investimento puramente obbligazionario piuttosto che in un bilanciato con un 20/30% di azionario, e che le oscillazioni di valore del portafoglio non sono sinonimi di “perdita”, nè dell’inizio di crolli apocalittici come molti immaginano.

Ragazzi, vita dura quella del consulente!

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