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L'angolo del consulente – Ma cosa vogliono i mercati?

L'angolo del consulente – Ma cosa vogliono i mercati?

Tempo fa ho dichiarato che di Blackrock mi piacciono solo Rovelli e il fondo Energy: a distanza di settimane confermo le mie scelte. Vi spiego il perché di questa riflessione.

Il tentativo di capire da che parte vadano i mercati finanziari, cioè quale tra gli scenari possibili si verificherà è in questo periodo un giochino ancora più sterile che nel passato: succede di tutto e il contrario di tutto, le correlazioni valide fino a poco tempo fa cessano di esistere o addirittura si capovolgono, i fondamentali non contano più nulla, travolti da decisioni di politica monetaria o economica. Non ci sono più certezze su cui basarsi.

Avete notato che se fino a poco tempo fa si attribuiva al calo del prezzo del petrolio la discesa dell’azionario, a inizio mese i mercati sono scesi perché – a seguito degli accordi tra arabi e russi sul contingentamento della produzione – il prezzo del combustibile è salito? La motivazione è stata la paura di una ripresa dell’inflazione da costi delle materie prime: l’oro ringrazia.

Abbiamo già individuato due componenti del portafoglio tattico: energy e oro. Vanno dalla stessa parte, se aumenta l’uno l’altro viene comparto come antidoto essendo un bene rifugio reale.

Un altro must è l’apertura dei cambi al dollaro, è un’arma in più che abbiamo rispetto agli americani in questo periodo, i quali invece stanno chiudendo i cambi all’euro. Spiegare ai clienti il concetto di hedging del cambio e le conseguenze in termini di aumento di volatilità, ma non di rischio intrinseco, non è facilissimo, ma l’esempio dello stesso libro tradotto in due lingue diverse può aiutare a capire come il sottostante rimanga identico.

Allora: oro, energy e dollaro, poi cosa mettiamo nel carrello della spesa? Senza dubbio i fondi alternativi, vanno di peste perché si nutrono di volatilità, però sono un salvavita se le cose si mettono male. Ferma restando la parte core di lungo periodo dei portafogli, con la componente azionario-obbligazionario-bilanciati/flessibili adatta al profilo di rischio scelto dal cliente, l’aggiunta di un po’ di oro, energy, alternativi e l’apertura dei cambi dovrebbero stabilizzare diversificando al massimo.

Importantissimo però anche nella parte core rivolgersi a fondi azionari globali o internazionali, cui delegare il compito di modificare la scelta dei paesi e comparti in cui investire per non restare bloccati in scelte troppo ristrette. Meglio evitare i fondi paese, soprattutto per gli emergenti.

Anche la parte obbligazionaria deve essere flessibile sia come tipologia di bond che come duration per ridurre la sensibilità ai tassi, vera incognita in questo periodo.


Anna Baldassarri è European Financial Advisor.

Nota di redazione: In merito ai suoi articoli, la Dott.ssa Baldassarri ci prega di precisare che risponderà solo a domande scritte negli appositi spazi del sito e non a telefonate, messaggi o email.

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