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L'angolo del consulente - Enigmi e misteri: il calo del dollaro

L'angolo del consulente - Enigmi e misteri: il calo del dollaro

Sto facendo il giro delle sette chiese per cercare di capire cosa sta succedendo al mercato dei cambi.

A inizio anno unanime il coro dei rialzisti, previsioni per fine 2017 attorno alla parità: credo che raramente siano state fatte previsioni più sbagliate alla prova dei fatti.

Il problema grosso è che noi abbiamo messo il corretto 15% di dollaro nelle nostre posizioni, per poi scoprire che in realtà l’esposizione nei nostri portafogli è ben maggiore, a causa di quello che chiamo “dollaro occulto”, cioè della percentuale importante presente in tutti i fondi multi asset, flessibili e bilanciati globali. Ovviamente gli unici immuni al massacro sono stati i fondi Europa.

Come può avere performances positive un fondo che ha in pancia il 20% di dollari, dato il crollo estivo? Quest’anno lo spartiacque tra il segno più e meno delle componenti di portafoglio è proprio la copertura o meno della valuta americana, che ha gettato un’ombra nera su ogni asset class.

Quando il dollaro è sceso 1.13 ho chiesto a diversi analisti se ritenevano opportuno che coprissi i cambi: la risposta è stata che a quei livelli era inutile coprire, con il senno di poi direi che avrei invece fatto bene a non seguire il consiglio... Evidentemente chiedere suggerimenti a chi dovrebbe saperne più di noi non è sempre una buona idea.

Dopo questa triste premessa, devo dire che a oggi non ho la più pallida idea – credo però di essere in buona compagnia – del perché di questa debacle valutaria; nemmeno il severo monito di Draghi che ha assicurato che terrà d’occhio l’apprezzamento dell’euro per evitare eccessi, ha sortito un qualche effetto.

Teniamo presente che il rafforzamento del 10% di una valuta costa in termini di mancato export tra il 6 e l’8% di calo degli utili, con le conseguenze ben immaginabili per la ripresa dell’area euro.

Il presidente della Bce ha anche un altro paio di problemini da tener d’occhio: il calo dell’inflazione dovuto ai minori prezzi delle merci importate e gli effetti di rialzo sulla nostra moneta che avrebbe una politica monetaria meno generosa. Da un lato vorrebbe limitare il QE, dall’altro non può per gli effetti che avrebbe sul cambio.

L’idea che mi sono fatta a questo punto è che il calo del dollaro vada di pari passo al crollo di consensi  alla politica di Trump e rispecchi  quindi il giudizio del mondo sulle scelte del neo presidente, colpevoli di aver causato un enorme danno di immagine facendo perdere all’America la leadership mondiale a favore dell’Europa e della Cina instaurando un clima oscurantista e retrogrado, così dannoso oltre che all’immagine anche all’economia del Paese .

 

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