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La Fed alza i tassi. Per i gestori bond USA è tempo di andare lunghi di Treasuries

La Fed alza i tassi. Per i gestori bond USA è tempo di andare lunghi di Treasuries

Per la seconda volta in dieci anni la Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse. Lo ha fatto di un quarto di punto (da 0,5 a 0,75%) facendo sapere che nel 2017 prevede altri tre aumenti della stessa entità. A fine 2017 i tassi potranno quindi essere compresi tra l’1,25% e l’1,50%, secondo le previsioni prospettive dei governatori emerse dal comitato Federal Open Market Committee (FOMC) che li riunisce nel consesso decisionale.

La presidente Janet Yellen ha spiegato che l’aumento del tasso è stato un "riflesso della fiducia che abbiamo nel progresso che l’economia ha avuto e, secondo noi, continuerà ad avere".

Guardando all'anno prossimo, la Banca centrale americana ha espresso cauto ottimismo sulle condizioni economiche, che "evolveranno in modo tale da richiedere solo incrementi graduali dei tassi".

Le promesse del presidente-eletto Donald Trump e del Partito Repubblicano di rilanciare la crescita attraverso sgravi fiscali, spesa e deregolamentazione hanno certamente pesato nelle previsioni, anche se la Yellen non si è voluta sbilanciare in giudizi sulle politiche economiche di Trump.

I mercati

Rispetto al rialzo di un anno fa, il clima sui mercati azionari è improntato al sereno: Wall Street viaggia sui massimi storici, Milano ha aperto positiva alla guida delle principali Borse europee. Scenario inverso in Asia, dove valute e Borse sono generalmente in ribasso, con l’eccezione del mercato azionario giapponese.

Sul lato obbligazionario si registra invece maggiore cautela, con i rendimenti dei Treasury in rialzo: il bond americano a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative di politica monetaria, è salito di quattro punti base a 1,28%, raggiungendo il punto più alto da agosto 2009. Il decennale ha aggiunto 8 punti base salendo a quota 2,6%, in rialzo di oltre 70 punti dall’elezione di Trump­. E i mercati dei future stanno prezzando una possibilità del 48% che il prossimo rialzo avvenga già al meeting di marzo.

E il dollaro? La prospettiva di una stretta più vigorosa del previsto, con tre rialzi nel 2017 per riflettere gli impulsi alla crescita (e gli effetti sull’inflazione) dei piani di bilancio del presidente-eletto Trump, hanno portato lo US dollar index – che misura le performance del biglietto verde rispetto a un paniere delle altre principali valute globali – ai massimi di 14 anni, a 102,47. Il cambio EUR/USD si attesta su -0,41%.

In linea di massima, i mercati, anche quelli emergenti, hanno comunque retto molto meglio rispetto a un anno fa. È un buon segnale, oppure siamo davanti alla proverbiale calma prima della tempesta? Concentrandoci sull’asset class sotto pressione oggi, lo abbiamo chiesto a tre gestori di fondi obbligazionari americani.

Il verdetto dei gestori

Il gestore global bond Jack McIntyre ritiene che il FOMC sia stato influenzato dall’incertezza sul vero impatto che le politiche di stimolo fiscale alla crescita promosse da Donald Trump avranno sull’economia degli Stati Uniti.

“Permangono molte incognite, ecco perché il mercato dei Treasury sta reagendo in questo modo. Ma ciò sappiamo oggi è che la Fed è aperta all’idea di alzare i tassi per tre volte nel 2017, e questo è già un cambiamento di rotta rispetto ai due rialzi tracciati a settembre”, ha detto McIntyre, gestore del fondo da 25 miliardi di dollari Brandywine Global Opportunistic Fixed Income.

McIntyre ha comunque precisato che gli annunci della Fed vanno “presi con le pinze” considerando che 12 mesi fa, dopo il primo rialzo dei tassi dal 2008, la stessa Fed aveva proiettato quattro rialzi dei tassi nel 2016.

Julien Scholnick, gestore di Western Asset, ha spiegato a Citywire che la “sorpresa” dell’annuncio dei quattro rialzi nel 2017 porterà un sensibile aumento della volatilità in tutti i settori di investimento nel prossimo futuro, e che le attività rischiose saranno particolarmente colpite.

“I risk asset, che già stavano attraversando un momento difficile, stanno digerendo la notizia a fatica. Se la Fed è più aggressiva di quanto gli investitori si aspettano, ci troveremo di fronte a una situazione in cui si verificherà un inasprimento delle condizioni finanziarie più acuto del previsto.

“Questo scenario potrebbe rivelarsi sfidante per le attività rischiose, con i mercati assuefatti a tanti anni di politiche monetarie accomodanti”.

Finanziari in stallo

Il veterano dei mercati obbligazionari Bill Gross – che in passato ha assunto posizioni molto critiche nei confronti della governatrice Yellen – ha spiegato in un’intervista a CNBC che l’annuncio del graduale rialzo dei tassi avrà l’effetto di interrompere il rally dei titoli finanziari, che secondo il consenso degli analisti dovrebbero invece guadagnare dai rialzi in quanto questi aumentano la redditività degli istituti di credito.

Gross ha detto: “La mossa pone un freno al rally dei titoli finanziari. Sì, sappiamo che alle banche piacciono tassi di interesse più elevati, ma allo stesso tempo queste guadagnano dagli spread tra i rendimenti a lungo termine e quelli a breve termine, e ciò a cui assistiamo oggi con l’aumento degli yield sui bond a breve termine è un appiattimento della curva dei rendimenti.

“Questa dinamica restringe i margini delle banche, ecco perché ritengo che il rally dei finanziari sia stato stoppato”, ha spiegato il gestore di Janus Henderson.

Andare lunghi di Treasuries

McIntyre ha spiegato di non avere intenzione di modificare il suo portafoglio nell’immediato, ma di puntare comunque ai Treasury a lungo termine: secondo il gestore è questa l’asset class obbligazionaria che beneficerà maggiormente dalla politica monetaria di una Fed in modalità falco.

“Se davvero la Fed ha intenzione di spiccare il volo come falco, l’estremità lunga della curva dei Treasury si apprezzerà particolarmente perché questo significa che Yellen e soci non permetteranno all’inflazione di sfuggirgli di mano nel breve termine”.

Questo porterebbe a un appiattimento della curva dei rendimenti secondo Scholnick, che ha aggiunto: “Dopo tutti gli stimoli e la flessibilità a cui è stata improntata la politica monetaria negli ultimi anni, e con il tasso di disoccupazione ai livelli attuali, il rischio di un aumento improvviso dell’inflazione è reale”.

Ma la Fed ha deciso di agire con convinzione, ed è per questo che anche Scholnick, come McIntyre, preferisce i Treasuries a lunga scadenza: “forniscono una buona diversificazione, soprattutto se l’ottimismo sulla crescita degli Stati Uniti, che ha alimentato i rialzi del mercato dopo le elezioni, si rivelasse una delusione, o se l’inflazione non aumentasse come previsto”.

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