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L’angolo del consulente – Gestione passiva: consulente attivo, gestione attiva: consulente passivo

L’angolo del consulente – Gestione passiva: consulente attivo, gestione attiva: consulente passivo

Chiunque di noi legga i report degli analisti, della case di investimento e delle varie società potrebbe farsi un’idea molto sbagliata del ruolo di un consulente, perché generalmente suggeriscono di apportare modifiche ai portafogli modello da loro stessi consigliati poche settimane prima.

Ma che senso ha? Un fondo ha :

  • Un orizzonte temporale previsto
  • Una gestione attiva
  • Per lo meno oneri fiscali derivanti dagli switch
  • Una tempistica di movimento lunga

Perché mai dovremmo pagare costi di gestione se per avere un buon risultato fosse necessario fare "trading" di fondi? Ha senso una gestione attiva se e solo se provvede a fare all’interno dell’asset allocation le modifiche tattiche necessarie ad adeguarsi al momento dei mercati.

Questa scelta è la migliore fiscalmente perché - tranne che nell’oasi felice delle polizze – ogni switch impo-verisce il portafoglio del cliente, decurtato dal pagamento del capital gain, o costretto ad incassare minus difficili da ammortizzare. Nel tempo c’è una bella differenza tra investire il lordo o il netto, è addirittura esponenziale per l’interesse composto.

La fantasia di cogliere bruschi movimenti dei mercati vendendo/comprando fondi è ridicola, un po’ come fare una gara di velocità tra una macchina e un trattore…

A cosa servono allora i consigli per gli acquisti di analisti e sales? Più o meno ad orientarci sulle scelte da fare per i nuovi clienti e per i versamenti successivi nelle vecchie posizioni, magari riequilibrando con nuove risorse portafogli troppo datati. Tutto qui: non deve neanche sfiorare l’idea di modificare ogni 3 mesi l’asset allocation, come suggeriscono i portafogli modello, non è affatto il nostro compito.

Uno dei limiti delle gestioni passive è proprio la necessità di intervenire con frequenza maggiore rispetto ai fondi, soprattutto con gli indici a ridosso dei massimi come adesso, con le inevitabili conseguenze negative dal punto di vista fiscale.

Un bel fondo bilanciato ben gestito farà le scelte giuste per ridurre l’esposizione azionaria senza nessun intervento da parte nostra. L’esempio dei bilanciati e degli obbligazionari flessibili mi sembra il più calzante sull’utilità delle gestioni attive, di sicuro più che per l’azionario, anche se una fotocopia di un indice non facendo selezioni qualitative premia le società meno produttive, mentre un gestore può fare scelte più mirate e quindi qualitativamente più giustificate.


Anna Baldassarri è European Financial Advisor.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni.

Il commento qui pubblicato non implica responsabilità alcuna per i soggetti coinvolti e per Citywire Financial Publishers Ltd., che non svolge alcuna attività di trading e pubblica tali indicazioni a scopo puramente informativo. In tal senso, si prega di fare riferimento alle condizioni e ai termini di utilizzo del sito.

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