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ITForum 2017, Arpe: “A nessuno oggi interessa il prodotto delle banche”

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ITForum 2017, Arpe: “A nessuno oggi interessa il prodotto delle banche”

Il cambiamento dei comportamenti della clientela sta creando un grave disequilibrio per le banche: è ormai cambiata la struttura dei ricavi delle banche ma non quella dei costi, ancora concentrata sulle filiali.

“Sulla ristrutturazione dei costi si concentrerà il 65% degli effetti del fintech” secondo Stefano Sperimborgo, managing director di Accenture Strategy, dal palco della conferenza di apertura dell’ITForum 2017 di Rimini.

In particolare sembra essere l’aspetto burocratico, enormemente cresciuto negli ultimi anni, che ne può trarre il maggior beneficio.

“Serve una grossa piattaforma che faccia da tramite tra l’agilità del fintech e la competenza tradizionale delle banche. Senza un vero assorbimento da parte dei canali tradizionali” aggiunge Federico Mattei, Innovation and Technical Leader Financial Services di Ibm Italia “Altrimenti sarà come quando si porta a casa una bella pianta esotica, vedendola morire dopo pochi giorni”.

“Bisogna chiarire una cosa” interviene Matteo Arpe, oggi presidente e ideatore di Tinaba, “Il fintech non è banca, è sistema transizionale. Fino a 50 anni fa il mondo bancario aveva il monopolio dei pagamenti: oggi lo ha perso completamente. Oggi lo gestiscono le società di servizi di carta di credito”

“Non è un caso che oggi la capitalizzazione dei sistemi di pagamenti (le carte di credito) è maggiore di chi gestisce i patrimoni (le banche). Gestire il 5% delle risorse del mondo oggi dà più reddito del restante 95%”

“Inoltre è ormai assodato che i giovani spendono di più mentre i vecchi tendono a risparmiare. I primi sono clienti più interessanti e le banche li stanno perdendo completamente” continua Arpe “Mia figlia, a 23 anni, non va in banca: usa una carta di credito. Le banche hanno perso totalmente il canale comunicativo.”

“E anche i meno giovani stanno abbandonando la rete tradizionale delle filiali. In fondo, a nessuno interessa il prodotto delle banche” sottolinea il presidente di Tinaba “Chi sa distinguere veramente tra i servizi, ad esempio, di Intesa e Unicredit, o tra Ubi e Banca Profilo? Nessuno attribuisce vero valore ai servizi bancari, ma tutti valutano soltanto confrontando i costi”. “Ovvero non c’è valore aggiunto, come nelle commodities” puntualizza il moderatore Sebastiano Barisoni di Radio24.

“E questo futuro era immaginabile già 10-20 anni fa” conclude Arpe, parafrasando il Manzoni: “Il buon senso c’era ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

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