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"Il segreto è specializzarsi", l'intervista a Valerio Russo di Banca Generali

"Il segreto è specializzarsi", l'intervista a Valerio Russo di Banca Generali

Come sei arrivato a fare il private banker?
Ho iniziato nel 1989 in una banca tradizionale, ricorprendo vari ruoli tipici di chi voleva intraprendere la carriera manageriale in un'istituto tradizionale, anche se la mia passione è sempre stata legata alla clientela Private. Questo mi ha condotto verso un cambiamento ed a staccarmi progressivamente da una banca commerciale per dirigermi verso una realtà più specializzata. I temi del credito e dei servizi alle imprese sono stati un bagaglio importante ed hanno contribuito alla mia crescita ed alla professionalità che ho potuto mettere al servizio di clienti con diverse peculiarità. La prima esperienza di tipo Private è stata quella in Banca del Gottardo, una realtà svizzera che nel 2002 stava aprendo in Italia. È stato un percorso  interessante: dopo un avvio per il primo anno nella sede di Bergamo, ho avuto la direzione della sede di Milano. Poco dopo il gruppo Generali, attraverso Bsi, ha comprato Banca del Gottardo. Successivamente c’è stata l’aggregazione con Banca Generali che negli ultimi hanno ha avuto un'evoluzione esponenziale. Oggi infatti la nostra società si sta sempre più posizionando verso una consulenza a 360 gradi che non tocca solo questioni di natura finanziaria, ma anche non finanziaria attraverso il servizio di Real Estate e Family protection. Amo questo lavoro e ad oggi gestisco oltre 400 milioni di euro per conto di una clientela private di elevato standing.

 

Quali sono le sfide che oggi deve affrontare un private banker?
Ci deve essere sempre una banca che deve essere in grado di supportare sia il cliente che il consulente. Avere una struttura orientata ad affrontare le novità come Mifi2 e il fintech, mette in condizione il professionsita di seguire questi cambiamenti. Non c’è solo la Mifid2 come sfida normativa, ma se mi consenti l'espressione anche la sfida sul campo con una sorta di ‘consulenza 2.0’. La clientela deve abituarsi ad essere seguita non solo in ambito finanziario ma a livello di complessità famigliare e d’impresa. Il nostro compito è anche quello di fare formazione verso i nostri clienti per spiegare loro che questi servizi sono costruttivi e utili per migliorare l'efficienza e la protezione del proprio patrimonio.

 

Cosa cambierebbe del mercato private italiano?
Una banca come la nostra ha molti prodotti e soluzioni, ma quello che fa la differenza è il servizio sartoriale che offre. Oggi le banche offrono tantissimi prodotti ma, spesso, è difficile mettere a disposizione un servizio su misura. Il futuro delle banche è quello della specializzazione.  Ogni Istituto si deve caratterizzare ed investire risorse su un determinato core business. Nel sistema italiano quello che è venuto a mancare è la vicinanza al sistema delle imprese. La crisi che ha portato problemi anche all’interno delle banche mette oggi gli imprenditori a loro volta in difficoltà non solo per le dinamiche del credito ma anche per le difficoltà nei servizi specialistici e capacità di innovazione nei servizi. Le banche devono quindi cercare di evolversi perché il concetto di banca universale è superato.

 

Quindi prima o poi le grandi banche retail dovranno staccarsi dalle reti di distribuzione?
Sono dinamiche che verranno dettate dal mercato. Ci sono operatori importanti che godono di vantaggi competitivi, ma il focus sulla capacità di innovazione, cogliere i vantaggi della tecnologia e restare orientati sulla qualità del servizio nella consulenza è un ambito che richiede uno sforzo ben preciso. Credo che ci potrebbe essere ulteriore consolidamento. Molte realtà piccole o boutique dovranno infatti trovare la loro sostenibilità perchè i costi normativi e la sfida della Mifid 2 impongono cambiamenti strutturali.

 

La tecnologia quanto ha cambiato il tuo lavoro?
La tecnolgia è fondamentale e l'accesso a soluzioni fino a qualche anno fa preregotativa solo di investitori istituzionali sta accelerando favorendo lo sviluppo di piattaforme all'avanguardia. L’effetto che si sta vedendo nel nostro caso, è quello di un'accelerazione e maggiore profilazione del servizio. La qualità ne benefica e anche il valore del professionista. Il lavoro del private banker è prima di tutto un lavoro di tipo umano legato alle relazioni ed alle proprie competenze. Di certo, la consulenza di tipo Private non potrà mai essere robotizzata perchè i bisogni delle famiglie sono profilati interamente su misura e non vengono vincolate ad un algoritmo. 

 

 

  

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