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Il report finale dell’Esma sulla valutazione di adeguatezza spiegato da Luca Zitiello

Il report finale dell’Esma sulla valutazione di adeguatezza spiegato da Luca Zitiello

di Luca Zitiello, avvocato, e managing partner dello studio Zitiello Associati 

Il final report dell’Esma, contenente le linee guida sull’applicazione del requisito di adeguatezza secondo Mifid2, emesso lo scorso 28 maggio, è un documento a lungo atteso dalla comunità finanziaria essendo l’adeguatezza un tema centrale nell’applicazione delle regole di condotta. Fa seguito ad un processo di pubblica consultazione iniziato con un Paper del 13 luglio 2017e sostituisce le precedenti linee guida emesse da Esma nel 2012 sotto il regime di Mifid, parte delle quali sono già state recepite nel testo della nuova direttiva e nei regolamenti delegati. 

Questo intervento, così detto di terzo livello, è davvero strategico nel fornire indicazioni interpretative uniformi della normativa primaria e secondaria in modo omogeneo in tutti gli Stati membri.

Molti gli spunti interessanti che riguardano la prestazione dei servizi di consulenza e di gestione patrimoniale.

Gli intermediari devono informare i clienti che procederanno ad un giudizio di adeguatezza in modo che questi siano consapevoli delle informazioni che gli verranno richieste e del loro utilizzo. Si intende così stimolare un processo di consapevolezza degli investitori al fine di far comprendere l’utilità delle informazioni richieste ai fini dell’adeguatezza dei loro investimenti ed innalzare il livello di efficienza delle informazioni fornite.

 La profilazione della clientela attinge dalla finanza comportamentale

 Vengono recepiti spunti provenienti dalla finanza comportamentale soprattutto nella parte in cui si dettano criteri sulle modalità di profilazione della clientela e sulla redazione del questionario. Vanno evitate domande in batteria, autovalutative e inidonee a comprendere l’effettiva consapevolezza e familiarità del cliente sugli elementi basici della finanza. In particolare scopo del questionario è comprendere la consapevolezza del cliente sui concetti di rischio di investimento, rischio di concentrazione, rapporto rischio rendimento. A tal fine l’Esma invita gli intermediari a formulare esempi disegnando diversi scenari al fine di capire se il cliente sia capace di comprendere i diversi livelli di possibile perdita o guadagno in ragione del variare del rischio che si è disposti a supportare.

 Raccolta proporzionale delle informazioni dal cliente

 L’approccio è molto concreto e finalizzato, così che viene accolto un principio di proporzionalità secondo cui le informazioni necessarie che devono essere ottenute dal cliente variano in dipendenza del livello e della tipologia del servizio svolto, dei prodotti finanziari che ne siano oggetto e delle caratteristiche del cliente, unitamente al richiamo verso un adeguato livello di professionalità dello staff impiegato senza il quale è inutile aspettarsi un rispetto effettivo delle regole di condotta.

 Cosa si intende per  prodotti equivalenti

Nella linea guida 9 vengono fornite preziose indicazioni di dettaglio su come interpretare il concetto di “prodotti equivalenti” da prendere in considerazione prima di formulare la raccomandazione o la scelta di investimento prendendo in considerazione i parametri di costo e complessità. In questa sede viene anche in qualche modo sdoganato il modello distributivo con architettura chiusa o comunque ristretta. Esma considera ed accetta questa ipotesi imponendo naturalmente agli intermediari distributori una chiara informativa ai clienti sulla presenza di un ristretto range di prodotti equivalenti.

 In caso di switch, il criterio dei costi non è l’unico

 Molto importanti i criteri di valutazione in caso di switch da un investimento all’altro offerti dalla linea guida 10. Si chiarisce che il criterio dei costi, pur importante, non è l’unico e che il passaggio ad un prodotto più costoso è possibile a condizione che vengano dimostrati e rappresentati i vantaggi compensativi. Trova quindi spazio all’interno dell’analisi costi/benefici la considerazione del potenziale ritorno netto della nuova operazione rispetto all’esistente, il cambiamento dei bisogni del cliente, un mutamento delle caratteristiche dei prodotti e delle condizioni di mercato, i benefici derivanti da una logica di portafoglio del cliente in termini di aumento della diversificazione, il maggior allineamento al profilo di rischio del cliente con i suoi obiettivi di investimento ed a una diminuzione del rischio di credito dell’intero portafoglio.

A fronte di queste possibilità, resta comunque difficile per gli intermediari adempiere a questi nuovi obblighi senza l’implementazione di sistemi informativi sufficientemente flessibili e tali da raccogliere in positivo le nuove opportunità offerte dalle nuove regole europee sul settaggio dell’algoritmo di adeguatezza.

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