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Il contrarian Novelli (Lemanik): “Non riposiamo sugli allori: turbolenza in vista sul reddito fisso”

Il contrarian Novelli (Lemanik): “Non riposiamo sugli allori: turbolenza in vista sul reddito fisso”

“Si fa sempre più concreto lo scenario di un’imminente turbolenza dei mercati obbligazionari con evidenti implicazioni future per tutte le asset class”.

È molto chiaro su quello che bisogna attendersi nel prossimo futuro, Maurizio Novelli. Il gestore del fondo Lemanik Global Strategy, nel suo ultimo outlook di mercato, spiega che il movimento ribassista del mercato fixed income statunitense è solo all’inizio e potrebbe durare a lungo, con conseguenze anche sugli altri Paesi.

“Guardando alle dinamiche degli ultimi dieci anni possiamo facilmente accorgerci che il mercato obbligazionario mondiale è stato caratterizzato dal più grande bull market della storia, innescato nel 2008 dalle politiche di Quantitative Easing delle Banche Centrali e giunto ai suoi estremi con l'espressione di tassi negativi,” spiega Novelli.

Ebbene, questo sforzo non è servito a recuperare una crescita pre-crisi. “Durante le precedenti fasi di espansione il mondo cresceva in media al 4,5%, oggi tiene a stento il 3% e rischia di non mantenerlo a lungo. In termini percentuali, 1,5 punti in meno su 4,5% sono circa il 30% in meno rispetto al passato”.

Sabbia negli ingranaggi

Qualcosa si è inceppato, scrive il gestore, e le politiche monetarie non sono servite a oliare il motore come in passato. Ma quale è il componente che si è rotto? Un’ipotesi è che il 30% in meno di crescita di cui parla Novelli sia rappresentato dal debito privato, “che oggi non riesce più a crescere come prima per tutta una serie di motivi: banche in deleverage, reddito reale in calo, indigestione da debito fatta negli anni 2005/2007 che posiziona il sistema mondiale (pubblico e privato) con il più alto tasso di indebitamento mai raggiunto nella storia.

Questo solo per evidenziare che una importante fetta della crescita e della domanda mondiale era basata sul debito e sulla sua continua espansione”.

La palla ai Governi

Se la politica monetaria non funziona più, è normale, continua il gestore, chiedere aiuto ai Governi, insomma alla politica fiscale. E i mercati si sono subito adeguati “e hanno espresso il loro giudizio in modo abbastanza semplicistico su come posizionarsi per i prossimi mesi (o anni): vendere bonds con i tassi troppo bassi (quelli governativi) e acquistare equity e dollari.

Ma non sarà così facile come il consenso del mercato crede. Infatti, mentre i mercati festeggiano l'arrivo delle politiche fiscali americane per dare una spinta decisa alle prospettive di crescita, gli effetti che gli stessi mercati finanziari stanno procurando all'economia mondiale sono decisamente limitati”.

Il rialzo del dollaro, secondo Novelli, è restrittivo per il credito internazionale, denominato appunto in dollari, in particolare per Cina e mercati emergenti.: il Renmimbi ha ricominciato a svalutare in modo pronunciato e il deleverage del debito cinese in dollari è ripartito a ritmi superiori a quelli dell'agosto 2015. Le divise emergenti hanno iniziato a svalutare di nuovo esportando deflazione nel mondo con il credito dell'area in decisa contrazione.

“Mi aspetto quindi che gli effetti di tale situazione si faranno sentire nel giro di un paio di mesi con un ulteriore rallentamento dell'economia in Asia e in tutta l'area emergente. L'aumento dei tassi in USA accompagnato dal rafforzamento del dollaro sta già producendo effetti restrittivi anche negli stessi Stati Uniti con le condizioni finanziarie che stanno peggiorando in modo significativo. La Fed si appresta ad aumentare i tassi proprio nel momento in cui si stanno accentuando gli effetti restrittivi procurati dai mercati”.

Poiché il livello del debito nel sistema internazionale è ai massimi di tutti i tempi, l'impatto di un aumento dei tassi potrebbe essere molto più marcato rispetto al passato ed esercitare effetti restrittivi indesiderati sull'intera economia internazionale.

Conclusione, cinture allacciate: “Mi aspetto che, mentre tutti si attendono un deciso miglioramento del ciclo e dell'inflazione già nei prossimi mesi, tale situazione possa al contrario provocare un rallentamento dell'economia mondiale”.

Come si riflette tutto questo sull’allocazione del fondo? Posizione lunghe su dollaro contro euro e euro contro yen, corto di US Treasuries a 10 anni e 30 anni, short, senza modifiche su SPX, Nasdaq e FTSE.

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Maurizio Novelli
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