A cura dell'avvocato Massimo Perini 

Cosa accade se un vostro cliente, titolare di un conto corrente bancario e di investimenti finanziari, viene a mancare improvvisamente e non si conoscono eventuali eredi o, in ogni caso, gli eventuali chiamati all’eredità (per legge o per testamento) non hanno ancora accettato?

Non disperate, il nostro Legislatore ha previsto tutto e, con una norma di chiusura del sistema, ha disposto che in ultima analisi un erede c’è sempre: lo Stato.

Come noto, il termine di prescrizione per l’accettazione (o rinuncia all’eredità) nel nostro ordinamento giuridico è di dieci anni, decorrenti dall’apertura della successione.

Durante questo lasso di tempo, quindi, gli eventuali chiamati hanno la possibilità di accettarvi o rinunciarvi.

Attenzione, però, se durante il decennio, non vi è conoscenza di chiamati all’eredità o, comunque, anche qualora questi vi siano ma non abbiano ancora accettato, cosa succede al patrimonio ereditario? Cosa può fare un consulente di fronte a un conto corrente od un investimento finanziario intestato ad un defunto in mancanza di eredi?

 In mancanza di eredi si ricorre all’eredità giacente e l’eredità vacante

Vediamo di cosa si tratta.

L’eredità giacente presuppone l’esistenza di una situazione di incertezza. Tornando al nostro consulente che si trova con conti ed investimenti facenti capo ad un soggetto oramai deceduto, qualora abbia incertezza circa il fatto che vi siano dei chiamati che abbiano accettato l’eredità o che non vi sia alcun chiamato, si trova in una situazione di eredità giacente.

Diversamente, qualora l’incertezza si trasformi in certezza, cioè qualora vi sia la consapevolezza circa l’assenza di eredi rispetto a quel patrimonio, si concretizza l’ipotesi di eredità vacante.

 Chi gestisce il patrimonio?

Risulta evidente che, in presenza di un patrimonio ereditario per il quale ancora non c’è un destinatario, si verificano dei problemi di gestione e conservazione dello stesso.

La figura designata dal legislatore quale custode e gestore è il curatore dell’eredità giacente.

Il curatore può essere nominato su iniziativa di chiunque vi abbia interesse. Nel caso che ci occupa, quindi, la nomina potrà essere chiesta anche dal consulente finanziario o dalla banca.

Il ricorso va presentato presso il Tribunale del circondario del luogo in cui si è aperta la successione, ossia il luogo corrispondente all’ultimo domicilio del defunto.

Accettato l’incarico e prestato giuramento, il curatore dovrà provvedere alla redazione dell’inventario dei beni ereditari, con l’ausilio del Notaio o del Cancelliere del Tribunale, secondo le modalità previste per l’accettazione con beneficio d’inventario.

 Quali sono le attività di gestione previste ?

Il ruolo chiave del curatore dell’eredità giacente va individuato proprio nell’attività di gestione e conservazione. In particolare questi provvederà alla gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare. Potrà gestire il patrimonio finanziario, procedere con gli investimenti e i disinvestimenti finanziari, aprire e chiudere i rapporti di conto corrente.

Allo stesso modo dovrà gestire il patrimonio immobiliare, provvedendo, a titolo di esempio, alla sottoscrizione di contratti di locazione ed alla gestione dei canoni.

Al curatore, stante la sua posizione di tutela e garanzia, vengono riconosciute il potere di esercitare in giudizio tutte le eventuali azioni nell’interesse dell’eredità.

Per tutti gli atti di straordinaria amministrazione dovrà essere preventivamente autorizzato dal Tribunale, verso il quale è gravato dell’onere di rendiconto.

 Quando si esaurisce la curatela del patrimonio?

Il ruolo e l’ufficio del curatore dell’eredità giacente si esaurisce nel momento in cui vengano a verificarsi determinate circostanze.

La prima ipotesi potrebbe essere quella in cui il patrimonio ereditario venisse esaurito (ad esempio, nel caso in cui fosse destinato a pagare debiti de de cuius).

Diversamente, in ogni caso, verrebbe meno il suo ufficio qualora, entro dieci anni dall’apertura della successione, sopravenissero uno o più eredi o, ancora, qualora, sempre nello stesso termine, non vi fossero eredi. In questo ultimo caso, per legge, l’eredità verrebbe devoluta allo Stato.