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Il Caffè Finanziario - MiFID2, un bilancio in chiaroscuro

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Il Caffè Finanziario - MiFID2, un bilancio in chiaroscuro

Sono da poco passati i primi sei mesi di questo 2018 cruciale per il mondo della consulenza finanziaria, in seguito all’introduzione della direttiva MiFID2 e penso valga la pena fare un primo bilancio di quanto sta avvenendo, sia lato mercati, sia lato clienti, sia lato industria del risparmio gestito.

Partirei dai clienti, dai loro comportamenti e dalle “nostre” analisi in proposito. Ricordate quando nel 2015, 2016 e 2017 si elogiavano su riviste e giornali, anche specializzati, la nuova consapevolezza e l’accresciuta cultura finanziaria dei clienti che sceglievano il risparmio gestito? 94 miliardi di raccolta netta gestita in Italia nel 2015, 34 nel 2016 e 77 nel 2017 sembravano costituire un trend inarrestabile.

Oggi a quanto pare è ritornata l’ignoranza: da inizio anno solo 9 miliardi di raccolta netta.

Come mai? Non sarà che questa brusca frenata, così come la precedente accelerazione,  possa essere messa in relazione più con le performance che con la cultura finanziaria?

Certo il 2018 finora non è stato molto generoso con i risparmiatori. Da inizio anno tutti gli indici Fideuram dei fondi monetari, obbligazionari, bilanciati e flessibili, sono in rosso, con percentuali che vanno dal -0,6% dei monetari al -2,8% dei flessibili.

Unici driver di performance finora si sono rivelati il Dollaro Usa (ma non doveva andare a 1,40 contro euro?), la borsa americana (in dollari) spinta dal settore tecnologico che ormai ha raggiunto valutazioni estremamente elevate e le materie prime. Tutti gli investimenti più “prudenti” e tradizionali per l’investitore in Euro, si sono rivelati rischiosi e perdenti negli ultimi 6 mesi. Intanto l’inflazione è risalita all’1,4%. Strano?

No, è quello che succede sempre nelle fasi finali di un ciclo economico.

Così come classicamente succede che nelle fasi di rialzo dei tassi il risparmiatore lasci i soldi sul conto corrente e magari li vincoli attraverso i salvadanai digitali, anche se riceve in cambio tassi bassi, non in grado di preservare il capitale dall’erosione dell’inflazione ma pur sempre positivi. Insomma, “piuttosto che niente meglio piuttosto”, sembra pensare oggi il risparmiatore medio.

Questi sono i momenti più delicati da gestire per un consulente finanziario, perché ad essere impattata dalle deperformance è la stragrande maggioranza dei clienti, soprattutto quelli con profilo di rischio più basso, che mal digeriscono di trovarsi sotto su investimenti che, secondo la logica tradizionale e la normativa attuale, risultano a basso rischio ed adeguati al loro profilo.

Ma ha ancora senso parlare di investimenti rischiosi o sicuri a prescindere dal ciclo economico in essere? Esistono investimenti sempre e in ogni caso prudenti? Secondo la normativa si, secondo la realtà a quanto pare non proprio.

 

Purtroppo non è così semplice. Il rischio si sposta attraverso le differenti asset class al variare degli scenari economici e non è la stessa cosa possedere azioni durante una recessione o durante una fase di espansione economica, così come non è uguale avere in portafoglio titoli obbligazionari quando i tassi di interesse salgono piuttosto che quando scendono.

La realtà e l’esperienza inoltre ci dicono da tempo che anche la propensione al rischio dei risparmiatori varia nel tempo e storicamente segue le performance, così come i flussi sul risparmio gestito. Questa volta non è diverso.

Siamo alla fine di un ciclo espansivo drogato dalla continua immissione di liquidità da parte delle banche centrali e ora che gli stimoli sono finiti (USA e Cina) o stanno finendo (Europa), le cose prendono una piega differente.

La scommessa degli operatori oggi riguarda sostanzialmente per quanto tempo ancora potranno tenere i listini di Wall Street e del Nasdaq, prima di invertire la rotta.

Per i consulenti il gioco inizia a farsi duro: l’appuntamento con gli estratti conto MifidII di fine anno si avvicina e le performance si allontanano. Non sarà semplice spiegare ai clienti che non è corretto sommare i costi dell’investimento alla performance negativa o sottrarli da una appena positiva.

Probabilmente rispunteranno fuori i famosi grafici della Ibbotson Associates che dimostrano come sia conveniente rimanere sempre investiti nel lungo periodo e come il timing non conti nulla, perché perdersi una decina delle migliori sedute di borsa, magari restando alla finestra, significhi rovinare irrimediabilmente la performance storica.

Mi sono sempre chiesto come mai non vengano prese in considerazione anche analisi reciproche, ovvero studi che misurino le performance storiche nel caso si fossero perse, rimanendo fuori dai mercati, le dieci, quindici o venti peggiori sedute borsistiche della storia. Sarebbe quantomeno interessante fare un confronto.

E l’industria del risparmio gestito, come si muove per affrontare questi nuovi scenari e supportare i consulenti in questi frangenti difficili? Anche qui non sarebbe male avere delle analisi comparate riguardanti le iniziative straordinarie messe in campo a tal proposito dalle diverse società!

La differenza, come sempre, la farà in fin dei conti la preparazione del consulente e la sua consapevolezza del ruolo che ricopre. Chi ha svolto una corretta pianificazione con il cliente riguardante le sue reali esigenze e i suoi progetti, probabilmente sarà avvantaggiato nella gestione delle fasi avverse rispetto a chi ha venduto rendimenti e promesse, creando aspettative difficili da soddisfare.

Indubbiamente tornerà comunque utile un ripassino delle principali regole della finanza comportamentale, non tanto per erudire i clienti, ma per evitare noi stessi di cadere per primi nelle solite trappole emotive.

La marea che ha sollevato tutte le barche nel mondo della consulenza negli ultimi anni probabilmente sta per ritirarsi. Vuoi vedere che la prossima selezione sul mercato della consulenza finanziaria non sarà soltanto questione di gestione di relazioni, di cene ed eventi, ma anche di qualità e competenza ?

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