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Il Caffè Finanziario - I miei clienti si meritano di affrontare una nuova fase politica difficile?

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Il Caffè Finanziario - I miei clienti si meritano di affrontare una nuova fase politica difficile?

Visto quello che sta succedendo in questi giorni in queste ore in Italia, mi sembrava superficiale oggi proseguire, come se niente fosse, riguardo al nostro tema portante, ovvero come affrontare Mifid II diventando dei consulenti finanziari 4.0. Inoltre, grazie a voi, stanno arrivando spunti decisamente interessanti dal questionario on-line “Come lo prendi il caffè?” che state continuando a compilare (lo trovate qui https://www.survio.com/survey/d/caffefinanziario ) e penso sia utile attendere ancora una settimana prima di chiuderlo e trarne le conseguenti indicazioni.

Avendo a che fare con ogni giorno con colleghi e con clienti, sto notando uno strisciante innalzamento del grado di ansia in questo periodo. Per questo credo possa essere utile cercare di capire meglio che cosa sta accadendo, per poterlo spiegare, in maniera molto semplice, ai clienti, fornendo loro chiare indicazioni alternative sul da farsi a seconda degli scenari che via via dovessero prendere forma.

Albert Einstein diceva che non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna. I nostri clienti non sono tenuti ad essere degli esperti di finanza né tantomeno di diritto costituzionale. Noi invece siamo tenuti a saper spiegare l’attualità e la cronaca (ricordandoci di non  confonderle con la Storia), in maniera semplice e soprattutto a saper costruire, insieme ai nostri clienti,  delle analisi di scenario alternative all’interno delle quali poter simulare, percorsi alternativi di azione ben pianificati e preventivamente condivisi. Le azioni concordate scatteranno al verificarsi di particolari eventi, quando impattanti sul patrimonio, economico ma anche psicologico, del cliente in oggetto.

Partiamo dal fatti accaduti. La realtà è sempre una bella unità di misura.

Non è facile, ma dobbiamo innanzitutto sforzarci di essere il più possibile asettici, soprattutto se si parla di argomenti politici come in questo caso, distinguendo le opinioni (le nostre, che non contano mai nulla quando siamo al lavoro, o quelle del cliente, che qualcosa sì contano, ma sempre meno del suo benessere) dai fatti, che sono le uniche cose che contano veramente.

Fatto primo. Il 4 marzo scorso in Italia si sono tenute, dopo molto tempo, le elezioni politiche generali e i voti assegnati a  Movimento 5 Stelle e Lega, hanno configurato una maggioranza numerica dei seggi al Parlamento, cioè alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, seppure le due forze politiche non si fossero presentate agli elettori in maniera preventivamente coalizzata.

Fatto secondo. Dopo lunga e faticosa trattativa, Salvini e Di Maio sono riusciti a mettersi d’accordo a proporre insieme  il nome di un Presidente del Consiglio in pectore (il Prof. Giuseppe Conte, area M5S) al Presidente della Repubblica Mattarella. Questi, dopo aver sentito Conte ed essersi accertato dei suoi requisiti e delle sue intenzioni, gli ha conferito l’incarico di formare il nuovo Governo.

Fatto tre. Il Presidente del Consiglio Incaricato Conte ha accettato con riserva e dopo alcuni giorni, è tornato al Quirinale per presentare al Presidente della Repubblica la lista dei ministri, ovvero la squadra con la quale si sentiva in grado di giocarsi la partita, sciogliendo la riserva.

Inciso. Tutti questi passaggi sono indicati in forma scritta nell’articolo 92 della Costituzione della Repubblica Italiana, che rappresenta, nell’ordinamento giuridico italiano, la più alta fra le fonti del diritto. Ovvero nulla può “comandare” alla Costituzione, non le leggi, non I regolamenti, non le sentenze, non gli usi ed i costumi.

Da noi prevale il diritto scritto, sulle usanze e le sentenze. Questo perché siamo i discendenti degli antichi Romani, inventori, appunto del famoso diritto romano. Non dappertutto funziona così come da noi. Nei Paesi anglosassoni, ad esempio, prevale la cosiddetta Common Law, ovvero la legge comune. C’è pochissimo diritto scritto da quelle parti, tant’è vero che non esiste praticamente nemmeno una distinzione netta fra diritto civile e diritto penale, come da noi.

Da loro è permesso (a voce) tutto quello che non è esplicitamente vietato, da noi è vietato (per iscritto) tutto quello che non è esplicitamente permesso. Vi pare una differenza di poco conto? Gli inglesi non hanno nemmeno la carta di identità! “Che bisogno c’è di scrivere chi siamo su un documento”, pensano? Ecco come ragionano loro! Ed ecco perché la burocrazia assume così tanto peso e potere qui da noi. Colpa degli antichi Romani, mica nostra! È genetica, cosa ci possiamo fare?

Perchè questo inciso? Solo per dire che da noi se una cosa non sta scritta da qualche parte, non conta nulla o quasi. Se invece è riportata per iscritto in qualche legge, soprattutto in Costituzione poi, che è la legge delle leggi, vale oro.

Chiuso l’inciso torniamo all’articolo 92 della Costituzione che recita precisamente così: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri.” Tutto qui? Si, ma le parole nel diritto romano pesano come macigni.

Il significato di “nomina”, voce del verbo nominare, non sembra dare adito a dubbi. Ma che significa “su proposta di questo”?

Qui nascono I problemi, dovuti alle differenti interpretazioni possibili. La proposta è vincolante o no? Decide il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica ratifica e basta, oppure il Capo dello Stato ha la facoltà, se non concorda sul nome di un ministro (in questo caso sul nome del Prof. Paolo Savona all’Economia, tra l’altro già ministro con il Governo di Carlo Azeglio Ciampi e quindi con precedenti di prestigiosi incarichi politici oltre che titolare di curriculum accademico di prim’ordine) di costringere il Presidente del Consiglio incaricato a rimettere l’incarico per affidarlo ad un altro Presidente Incaricato (Dott. Carlo Cottarelli, ex Fondo Monetario Internazionale). ben sapendo, tra l’altro, a priori che non avrà la fiducia delle due camere, ovvero non godrà del voto favorevole della maggioranza del Parlamento?

Mattarella ha difeso gli interessi dell’Italia evitando che un economista euroscettico potesse mettere a rischio i risparmi degli Italiani (aumento dello spread, riduzione dei ratings, ecc), oppure ha sacrificato la volontà democratica e popolare degli elettori sull’altare di torbidi interessi sovranazionali (leggi Europa cattiva?)

E qui siamo tornati ai guelfi e ai ghibellini.

Fortunatamente io non sono un costituzionalista e nemmeno un politico, per cui mi interessa poco o niente chi ha ragione o chi ha torto. Mi interessano di più gli scenari finanziari che si potrebbero verificare e quindi, a catena, gli eventuali rischi che i miei clienti  potrebbero correre.

Quarto fatto. Si voterà probabilmente in autunno: siamo quindi già entrati nuovamente in campagna elettorale. Le forze populiste, che elettoralmente esprimono la maggioranza degli italiani (sto sempre ai fatti), sfogatesi il 4 marzo alle urne e ormai arrivate a un passo dal Governo, vengono rimandate indietro. Alla pentola a pressione è stato rimesso il coperchio e chiusa la valvola. Pessima idea, secondo me. Indipendentemente dalla bontà e sincerità delle intenzioni.

Rimandare è proprio la parola chiave di questa faccenda. Perché se una cosa è sicura è che in questo modo non si è risolto un bel niente. Si è solo spostato avanti un problema con il rischio di ritrovarselo ingigantito fra qualche mese.

Non risolvere, rimandare, si traduce con una sola parola nel mondo della finanza, la più temuta in assoluto da tutti coloro che vi abitano: incertezza. Perché nelle fasi di incertezza, come ci insegna la Finanza Comportamentale, prendere decisioni (vendere o comprare, il resto è fuffa) è molto più difficile per tutti.

Ci trascineremo per mesi una situazione nella quale una parte del Paese penserà di essere stata espropriata del diritto di governare, in nome della supremazia dell’economia (leggi  Europa-cattiva), sulla volontà popolare. Contemporaneamente l’altra parte, quella “europeista-macroniana” non si sarà ancora per nulla rilassata dallo scampato pericolo dell’inesorabile avanzata del populismo e non si sentirà ancora (o più) e per niente al sicuro. Così avremo due problemi invece di una soluzione. Ottimo.

Un mio manager e caro amico, scomparso purtroppo lo scorso anno, diceva che se metti i problemi nel cassetto, il 70% di essi si risolve da solo. Forse non aveva del tutto torto, anzi, col senno di poi direi che aveva probabilmente ragione. Ma io, all’epoca, scherzando, gli rispondevo: “E’ vero Aldo, ma non sempre si risolvono come vuoi tu!” Era un grand’uomo e un vero signore. Aveva una capacità di gestione dello stress davvero impressionante. Non che non fosse sul pezzo, anzi, proprio il contrario,  ma non si scomponeva mai fino al punto di perdere, nemmeno per un attimo, la sua proverbiale eleganza, nemmeno nei modi.

All’epoca aveva il grado di Regional Manager ed io lo stuzzicavo per il suo aplomb sabaudo, controbattendo che RM stava per “rimandare e minimizzare”, facendo riferimento alle vecchie tecniche di risposte alle obiezioni in uso negli anni ’90.

Credo che questa volta il trucchetto RM non funzionerà. Quello che succederà sarà che sposteremo avanti il problema di qualche mese, aumentando il grado di conflitto sociale, correndo il rischio di soffocare una ripresa economica appena iniziata.

I problemi, se non affrontati, gestiti e risolti per tempo, seguono sempre e solo due strade: o veramente si risolvono da soli, come diceva Aldo, oppure si gonfiano a dismisura. Il tipo particolare di problema al quale siamo di fronte, che appartiene alla famiglia delle incomprensioni fra le parti, spesso dipende, come direbbe Watzlawick, dalla punteggiatura della comunicazione. Questo però vale solamente se l’incomprensione è involontaria, non quando al contrario, come in questo caso, almeno secondo me, è generata da un mix di orgoglio e prestigio personale (chiamiamolo pure, se vogliamo, istituzionale), condito con interessi interessi di parte di ogni attore sulla scena e pure di quelli dietro le quinte (che sono anche più numerosi, solitamente).

La domanda che mi faccio da consulente è: i miei clienti si meritano di affrontare di nuovo una fase come quella che probabilmente ci  aspetta?

 La risposta secondo me è no. Quindi tutti quanti (la politica, i partiti, le istituzioni ecc ) dovremmo, se avessimo un minimo di buon senso (merce sempre più rara a trovarsi in giro), sgonfiare subito il problema. Ma probabilmente, per un motivo o per l’altro, questo non accadrà. Anzi, accadrà verosimilmente il contrario e il problema si trasformerà infine nella messa in discussione delle regole che ad oggi sono alla base delle attuali istituzioni europee. Giuste o sbagliate che siano, sia chiaro.

Probabilmente la pentola a pressione scoppierà e il suo contenuto andrà a stamparsi sul soffitto e inizierà a colar giù per le pareti.

Non voglio essere facile profeta profeta di sventura, come lo fui con la Brexit o con la crisi cinese del 2015,  ma a volte basta fare due più due.

Quindi che si fa?

Si diversifica! E per diversificare intendo che se ho il mio reddito prodotto e pagato in Italia, la mia liquidazione accantonata in Italia, la mia prima e magari anche seconda casa in Italia, la mia azienda in Italia, i contributi per la mia futura pensione versati in Italia, magari è il caso che per i miei risparmi scelga destinazioni differenti, attraverso strumenti finanziari del tutto legali, come le Sicav o le Unit, spesso di diritto lussemburghese o irlandese.

Vuole anche dire che il rischio, nel caso si torni ai timori che abbiamo già vissuto nel 2011 con la crisi del debito sovrano, si anniderà sempre di più nei titoli di Stato. Dapprima italiani con scadenza residua  superiore a tre anni, ovvero fuori dalla “protezione” di San Mario Draghi e  poi magari, speriamo di no, europei.

E nel 2019, Draghi non ci sarà più a proclamare il “Whatever it takes”, perché molto probabilmente avrà passato il testimone della guida della Banca Centrale Europea ad un tedesco.

A differenza dell’altra volta, inoltre, ora abbiamo anche le clausole CACs sui titoli del debito pubblico che non aiutano a vivere tranquilli dal punto di vista del rischio emittente. È bene tenerlo presente e ricordarlo ai clienti, che magari non lo sanno o non lo ricordano.

E le banche? Piene di titoli di Stato? Secondo voi?

Insomma, siete su Citywire!  Scegliete due o tre gestori (non dei prodotti, dei nomi e cognomi, è molto meglio scegliere buoni piloti che buone macchine), molto attivi e molto bravi (ovvero grandi generatori di Alpha), di quelli che hanno carta bianca dalle loro Sgr società e fate fare a loro. Noi andiamo dai clienti. Ovviamente, via i soldi superflui dai conti, penso sia inutile dirlo È il momento di farsi gestire bene, di scegliere uno skipper con I fiocchi, si prevede mare agitato, almeno qui da noi.

E se poi va tutto bene? Meglio, ma non siamo pagati per sperare. Alla prossima.

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Piermario Piccardo, classe 1967, da 25 anni lavora nel settore della distribuzione di servizi finanziari. Il suo percorso professionale in primarie aziende nazionali e internazionali, dalla gavetta come promotore finanziario neolaureato fino all'incarico di manager responsabile di Liguria e Basso Piemonte, ne certifica la profonda conoscenza, da ogni angolo visuale, del mondo delle reti e della professione.

Appassionato lettore di finanza, psicologia e management, crede nell'importanza della crescita personale e professionale del consulente attraverso il lavoro sulla formazione, sulla motivazione e sul gioco di squadra, all'interno di un sistema assolutamente meritocratico e in un clima lavorativo piacevole, che riconosca ed evidenzi le qualità dei singoli a vantaggio dell'intero gruppo. Nel 2015 ha pubblicato l'ebook " Come sfruttare il Cloud gratis e ricominciare a vivere" pubblicato da Amazon.Le opinioni che qui esprime sono a titolo puramente personale.

          

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