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Il Caffè Finanziario - Consulenti, cosa si può imparare dalla storia di Sergio Marchionne

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Il Caffè Finanziario - Consulenti, cosa si può imparare dalla storia di Sergio Marchionne

La prematura e tragica uscita di scena dell’amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne, ha portato alla luce in questi giorni, attraverso il racconto di chi lo conosceva bene e dei suoi collaboratori ed interlocutori, le caratteristiche dell’uomo e del manager.

Manager è una parola che può avere mille significati, un ruolo che può essere interpretato in molti modi diversi, un concetto che può esprimere tutto e il contrario di tutto. Però i veri manager, sia di grandi che di piccole aziende, hanno spesso delle caratteristiche molto simili e in Sergio Marchionne si possono ritrovare praticamente tutte. Vale quindi la pena fare una piccola riflessione alla scoperta di queste caratteristiche, sia per chi nel nostro settore ricopre incarichi manageriali, sia per chi, volente o nolente, ha a che fare nel proprio lavoro quotidiano con strutture manageriali.

La prima caratteristica evidente in Marchionne è l’indissolubilità fra l’uomo e il manager. Credo che meglio di ogni altro ci abbia insegnato che non basta indossare un bel vestito su misura e una cravatta firmata per essere, o essere giudicati, dei manager. Che al di là e ben più dell’apparenza, conti la sostanza.

Ma questa “sostanza” di che cosa è fatta? Quali sono le caratteristiche che differenziano un bravo manager da uno mediocre o da un non-manager?

Ci sono moltissimi studi su questo tema che spesso si intreccia con quello degli stili di leadership trattato da Daniel Goleman, l”inventore” dell’intelligenza emotiva, nei suoi scritti.

Goleman ha codificato, sulla base delle competenze di intelligenza emotiva, sei stili di leadership.

  • 1. Lo stile visionario/autorevole, che sviluppa la motivazione appassionando le persone ad un sogno
  • 2. Lo stile leader-coach, che sviluppa la motivazione connettendo i desideri di una persona agli obiettivi organizzativi
  • 3. Lo stile federatore: che sviluppa la motivazione connettendo le persone una all’altra, costruendo relazioni e creando armonia
  • 4. Lo stile democratico, che sviluppa la motivazione dando valore agli input delle persone e ottenendone la piena partecipazione alla vision
  • 5. Lo stile incalzante, che sviluppa la motivazione attraverso la pressione verso obiettivi sfidanti
  • 6. Lo stile coercitivo/autoritario: che sviluppa la motivazione facendo leva sulla paura

Quattro di questi stili (visionario/autorevole, coach, federatore e democratico), secondo Goleman, creano il tipo di clima che accresce la performance, mentre gli altri due (incalzante e coercitivo/autoritario), per quanto utili in alcune situazioni molto specifiche, dovrebbero essere adoperati con cautela perché possono creare un clima molto negativo.

I leader che ottengono il clima e le prestazioni migliori sono capaci di padroneggiare quattro o più stili e di spostarsi fra i vari stili a seconda della situazione.

Un buon manager quindi deve essere dotato di grande intelligenza situazionale e non essere monolitico e sempre uguale a se stesso. Marchionne lo ha dimostrato innumerevoli volte, cambiando schemi di azione ad esempio quando la Fiat ha smesso di essere un’azienda italiana e si è internazionalizzata. Allo stesso modo è riuscito ad avere buoni rapporti sia con gli USA di Obama che con quelli di Trump.

Ma ci sono capacità personali che un buon manager deve avere?

Secondo Google, che ha sviluppato lo scorso anno una interessante ricerca interna sul tema, si.

Sono sette.

  • 1. Essere un buon coach: il ruolo principale è quello di aiutare le proprie persone ad esprimere il massimo delle loro potenzialità e la tecnica più efficace è quella del coaching. Non si danno risposte, non si danno indicazioni su cosa e come farlo, ma attraverso si aiutano le persone a chiarire dentro a loro stesse cosa vogliono fare, come lo vogliono fare e come desiderano essere.
  • 2. Responsabilizzare le persone: dare le deleghe e rispettare le decisioni che la persona prende sulle proprie deleghe.
  • 3. Esprimere interesse per il successo della persona e il suo benessere: dedicare energia e tempo a far si che la persona ottenga quello che desidera, laddove ciò sia coerente con la cultura aziendale e gli interessi dell’azienda.
  • 4. Essere produttivi e orientati ai risultati: Il manager che raggiunge i risultati su cui si è preso un impegno accresce la sua autorevolezza.
  • 5. Comunicare bene e ascoltare il proprio team: dedicare tempo e attenzione a tutto l’apparato di comunicazione necessario per avere le persone sempre motivate, ben informate e partecipi.
  • 6. Avere una visione chiara e una strategia per il team: è un punto di riferimento continuo sul “perché” si va in una certa direzione su qual è il prossimo passo. In particolare ha una strategia per le persone, sui loro ruoli, metodi di apprendimento e possibilità di carriera.
  • 7. Possedere capacità tecniche chiave in modo da poter aiutare il team su scelte difficili: è molto competente e solido sull’oggetto del lavoro del team e questo crea fiducia.

 

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