I robo-advisor? “Sono economicamente insostenibili” - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati per ottenere accesso illimitato al dabase di gestori di Citywire. La registrazione è gratuita e richiede solo un minuto.

I robo-advisor? “Sono economicamente insostenibili”

I robo-advisor? “Sono economicamente insostenibili”

I robo-advisor non sono un business economicamente sostenibile. Per quale motivo? Sulla base dei costi che devono sostenere, hanno necessità di troppi anni per realizzare un profitto.

L’opinione, contrarian, arriva da Alan Miller, fondatore e partner di SCM Direct, società di consulenza e investimento britannica (la cui missione – si legge dal sito ufficiale – è offrire accesso a basso costo alla gestione patrimoniale di fascia alta attraverso Etf, ndr).

Miller spiega che, secondo una ricerca effettuata dalla compagnia e che ha coinvolto dieci “robo advisor” britannici, mediamente per ottenere un profitto una società di robo-advisory ha bisogno di 11 anni. Decisamente troppi.

Come mai? “SCM Direct – scrive Miller – ha scoperto che la commisione media (Iva esclusa) per un portafoglio da 25.000 sterline è dello 0,59%, ovvero 147,5 sterline anno.

Dal momento che sono start-up, molte di queste compagnie non hanno un brand, quindi devono investire molto in marketing.

“Stimiamo che una campagna online di successo richieda circa 3,15 pound ogni click”, spiega Miller.

“Basandoci su un conversion rate dell 1,75%, l’acquisizione di ogni nuovo cliente costa 180 pound. Il modello di business ‘robot’ sembra impiegare più staff di investimento, tecnologia, vendite e marketing, ccustomer service e compliance.

“Anche se riuscisssero a raggiungere la base di costo media (0,52% delle masse) che hanno quattro dei principali wealth manager, il costo di gestire un portafoglio da 25mila sterline è di 130 sterline anno”. Da qui il calcolo degli undici anni medi per un profitto.

La questione della performance

Poi, dice Miller, con toni anche piuttosto duri (quando ad esempio suggerisce che il private equity sta buttando i soldi dei clienti – la locuzione originale è più colorita – quando investe in compagnie che fanno robo-advisory), “questo business ha molti problemi in sospeso dal punto di vista regolamentare e addirittura anche della performance.

“La nostra conclusione è che ci sia poca evidenza di robusta innovazione, mentre i nuovi robo-advisor sembrano fondamentalmente insostenibili dal punto di vista finanziario”.

Non è la prima volta che SCM Direct esprime posizioni critiche nei confronti di questo business: l’anno scorso aveva accusato Nutmeg, il principale robo-advisor britannico, di offrire consulenza senza avere l’autorizzazione.

Se Miller sarà smentito lo potremo dire solo col tempo. È un fatto che Numteg nel 2015 abbia perso 5,2 milioni di sterline. Il ceo Nick Hungerford (che avevamo intervistato qui) punta di arrivare al break even nel prossimo paio di anni.

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.