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Gross: “Con Trump presidente niente Toro sui mercati”

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Gross: “Con Trump presidente niente Toro sui mercati”

Non aspettatevi un Toro sui mercati. Anzi, mettetevi il cuore in pace perché nei prossimi mesi le politiche (almeno quelle promesse in campagna elettorale) del presidente eletto degli Stati Uniti potrebbero produrre effetti contrari a quelli sperati.

In un ultimo commento di mercato dai toni spiccatamente keynesiani, Bill Gross affronta per la prima volta il tema delle presidenziali. “The Trumpian Fox has entered the Populist Henhouse” (La volpe trumpiana è entrata nel pollaio populista) è l’incipit del pezzo di Gross, dove Fox è un chiaro riferimento alla rete televisiva conservatrice.

“Non avendo votato per nessuno dei due candidati dei partiti istituzionali – scrive Gross – scrivo in uno stato di quasi divertito disorientamento di quello che gli elettori americani hanno fatto a loro stessi. Un sondaggio Reuters/ipsos del giorno dell’elezione su 10.000 elettori ha rivelato la straordinaria furia del movimento populista americano. Quasi il 72% ritiene che ‘l'economia americana è truccata a vantaggio dei ricchi e dei potenti’.

Mi potete annoverare tra loro, ma per negare a Hillary Clinton il pollaio, hanno lasciato involontariamente (per mancanza di volontà) Donald Trump sgattaiolare dalla porta laterale. Il suo mandato durerà quattro brevi anni, ma è probabile che sia dannoso sia per i senza lavoro che per i lavoratori dai salari più bassi”.

Trump vs Il Popolo Americano

Mentre la “volpe” Trump ha promesso più lavoro e di “far tornare l’America grande di nuovo”, è però probabile, secondo il gestore, che le sue politiche di maggiore spesa in difesa e infrastrutture, combinate con tasse sulle compagnie più basse favoriscano il capitale a scapito del lavoro, il mercato a scapito dei salari, e infine lo status quo.

Esempio: “Gli impegni repubblicani di riforma sono centrati attorno all’argomento che gli Stati Uniti hanno una delle più alte tassazioni aziendali: il 35%. Non è così. Tra le 50 più grandi compagnie dell’S&P 500 la media, compresa tasse statali, regionali e estere è il 24%. Le corporation statunitensi sono fra quelle tassate meno, non più.

Le politiche di Trump sembrano inoltre promuovere il rientro di trilioni di dollari di profitti esteri a costi molto bassi per via del fatto che i soldi saranno impiegati per investimenti qui negli Stati Uniti. Ne dubito.

L’ultima volta che un tale condono è stato messo in pratica nel 2004 non c’è stata nessuna crescita negli investimenti. Dei 362 miliardi di dollari che hanno goduto della vacanza fiscale, la maggior parte è andata in dividendi, bonus aziendali e riacquisto di azioni”.

Clinton avrebbe fatto meglio?

Probabimente no, scrive Gross. Nessuno dei due partiti, dice il gestore, ha politiche che vadano oltre il raggio d’azione delle lobby di Washington. Cosa servirebbe? Politiche puramente Keynesiane, dice Gross, come i Job Corps del New Deal di Roosevelt (lavori forniti dal pubblico ai giovani svantaggiati e senza lavoro) o come gli Americorps di ispirazione Kennediana. “Diamo aiuto al welfare con un programma patriottico di creazione di posti di lavoro, anche organizzato dal Governo. Sarebbe efficiente come uno sforzo privato?

No, ma il privato sta affrontando difficoltà strutturali come l’invecchiamento, la robotizzazione, la deglobalizzazione e l’indebitamento eccessivo. E si concentra sul margine alto invece che sul welfare pubblico. Il Governo deve intervenire, non riducendo le tasse, che aumenterebbe solo i profitti a scapito del lavoro, ma diventando il datore di lavoro di ultima istanza”.

Parole dal sapore decisamente keynesiano, come dicevamo, per il guru dei bond di Janus. Che conclude: “Gli investitori devono guidare con prudenza e capire che più deficit derivante da tasse più basse significa aumento dei tassi e inflazione e quindi potenziale per minori ricavi aziendali e price/earning”. Come già detto, nessun Toro all’orizzonte.

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