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Gli economisti: “Ingovernabilità e/o grande coalizione fino al 2018”

Gli economisti: “Ingovernabilità e/o grande coalizione fino al 2018”

“Ad essere molto ottimisti abbiamo sei mesi di quasi totale ingovernabilità, ma verosimilmente durerà anche di più”. Per l’economista Paolo Manasse, l’unica certezza è data dalla “fase abbastanza prolungata di incertezza” in cui verserà il sistema politico italiano dopo l’altisonante vittoria del “No” al referendum costituzionale.

Per ora, considerato che i mercati avevano già scontato la vittoria del “No” in anticipo, la reazione è stata piuttosto attenuata con l’azionario aggregato quasi invariato – nonostante un calo dei bancari – e lo spread che ha tenuto botta.

Tuttavia, commenta l’economista dell’Università di Bologna, “questa tranquillità non durerà molto”. I nodi principali che il successore di Matteo Renzi, “forse il ministro Padoan”, dovrà risolvere sono la legge di bilancio 2017 e quella elettorale; due plausibili fatiche di Sisifo che daranno l’avvio ad una “lunga campagna elettorale che protrarrà il clima di scontro tra le forze politiche”.

Grande coalizione?

Proprio perché la definizione di una nuova legge elettorale sarà il primo impegno che dovrà affrontare il nuovo esecutivo è altamente probabile che il presidente Mattarella appoggi una grande coalizione, spiega Lorenzo Codogno, ex capo economista del Dipartimento del Tesoro e oggi docente della LSE e capoeconomista di LC Macro Advisors.

Nell’immediato, invece, è difficile immaginarsi uno scenario che contempli le elezioni anticipate: “Secondo me non ci saranno elezioni anticipate perché trovare un accordo sulla legge elettorale non sarà facile e penso che la scadenza naturale nel 2018 sia ancora quella più probabile”.

Anche per Codogno è importante non confondere la relativa tranquillità sui mercati vista nell’immediato post-referendum con lo scenario che si potrebbe aprire nei prossimi giorni: “Mi pare di poter dire che se non ci sarà una risoluzione della crisi entro un paio di settimane a quel punto i mercati cominceranno a innervosirsi”.

Entrambi gli economisti riconoscono che una delle ragioni per cui i mercati non sono crollati è data anche dalle future misure di protezione che potrà offrire la Bce: “L'unico aspetto positivo è la determinazione da parte della Bce a evitare che l'incertezza politica si rifletta sui tassi d'interesse sul debito perché questo sarebbe molto pericoloso”, spiega Manasse.

Rompicapo Mps

Con la vittoria del “No” si è inoltre complicata la risoluzione del puzzle rappresentato dal salvataggio di Mps: “Il rischio su MPS c'è”, commenta Codogno. “Se quell'operazione fallisce l’unico piano B sul tavolo è un intervento dello stato”.

Per l’economista, il raggio di azione di un eventuale governo di transizione sarebbe piuttosto limitato: “Ho la sensazione che oggi Mps possa rimandare o che, addirittura, Jp Morgan possa sfilarsi dall'affare e questo lascerebbe ovviamente la strada aperta ad una potenziale problematica per Mps in primis ma poi di riflesso anche per l’intero settore bancario”.

Gli fa eco Manasse: “Politicamente, oggi nessuno può proporre un piano drastico di conversione forzata sui piccoli risparmiatori che sono stati comunque ingannati nell'acquisto di titoli subordinati. Non so se salterà il piano di salvataggio, ma tutto diventa ancora più insicuro e di difficile realizzazione”. 

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