Turnaround, secondo l’amministratore delegato di Bim, Giorgio Girelli, è la parola chiave per voltare pagina.

La banca torinese, ha commentato Girelli, è “un soggetto di assoluto valore, prestigio e riconoscibilità nel panorama del private banking italiano, ma al momento si rende necessario avviare un percorso di turnaround: è indispensabile per eliminare alcuni difetti imputabili al passato che ne stanno penalizzando in maniera devastante il risultato economico".

Il 2016 si è infatti chiuso con una perdita di 93,4 milioni di euro. Un risultato che lo stesso numero uno di Bim ha definito “clamorosamente negativi”.

Ora la banca deve "tornare una vera e semplice realtà di private banking che gestisce il risparmio della clientela e basta. Questo è il percorso che dovremo affrontare".

Il manager dell'istituto che è ormai sul mercato da tre anni ha anche spiegato che la precedente gestione ha causato “gigantesche minusvalenze sui crediti, che sono andate a detrimento del patrimonio”. Su quest'ultimo fronte, Girelli ha comunque sottolineato come i parametri patrimoniali di Bim restino al di sopra i limiti di Basilea III.

Con l'insediamento del nuovo CdA, avvenuto lo scorso anno, si è deciso di cambiare strada. Girelli, a questo proposito, ha ricordato come sia stata cambiata quasi per intero la prima linea manageriale dell'azienda e come si sia iniziato a rimediare alla politica creditizia del passato, definita “un po' disattenta”. Da parte sua, ha assicurato di avere “l'assoluta volontà di difendere tutti i soci, anche quelli titolari di una sola azione. È stata la stella polare che ha sempre accompagnato la mia non breve carriera e non intendo certo cambiare metodo adesso".

A fine marzo Veneto Banca aveva ribadito di volere vendere Bim. Tra i probabili compratori si continua a fare il nome di Fideuram Ispb.