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Fukushima (BlackRock): “Il toro giapponese ricomincia la sua corsa”

Fukushima (BlackRock): “Il toro giapponese ricomincia la sua corsa”

L’economia giapponese è in crescita, soprattutto sul lato dell’export. A febbraio, il surplus commerciale è aumentato sensibilmente, con i volumi delle esportazioni (+11%) che hanno superato quelli delle importazioni (-2%). L’accelerazione ha avuto una base ampia, con un aumento del 7% verso gli Stati Uniti, del 13% verso l’Europa e del 23% verso l’Asia. Secondo le stime degli analisti le esportazioni nette contribuiranno positivamente al pil del Giappone per circa 0,6 punti percentuali.

“Il contesto è positivo sia per l’economia giapponese che, di riflesso, per il mercato azionario. Ci aspettiamo un pil in crescita dell’1,5% per l’anno in corso”, osserva Takeshi Fukushima, chief investment officer di BlackRock in Giappone. La strategia della casa di investimento americana per il Paese del Sol Levante prevede un sovrappeso dell’azionario, bilanciato dal sottopeso sui titoli di Stato a lungo termine.

Dopo la correzione, il sereno

Il mercato azionario giapponese ha registrato un forte rally dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, raggiungendo un picco il 15 marzo, quando la Fed ha alzato i tassi di interesse americani. Evento che ha innescato una serie di prese di profitto che non sono ancora terminate, come spiega Fukushima.

“Gli investitori stranieri hanno cominciato a trarre profitto dal mercato azionario giapponese, che sta attualmente attraversando una piccola correzione, ma con l’inizio del nuovo anno fiscale ad aprile vedremo una rinnovata domanda per l’azionario giapponese”, preconizza Fukushima. “L’economia è in buona forma, le valutazioni sono a buon mercato e ci aspettiamo che le aziende accrescano i loro guadagni del 14%”.

In particolare, lo specialista di BlackRock ravvisa opportunità di investimento nella rotazione settoriale che sta interessando il mercato azionario giapponese. Mentre nella prima metà del 2016 gli investitori preferivano settori difensivi a bassa volatilità, sovrappesando soprattutto il settore dei beni di consumo primario e sottopesando con forza le banche e le società basate su export e materie prime, questo posizionamento è cambiato radicalmente a metà dello scorso anno, particolarmente dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Questo, prima che le performance traballanti del presidente americano invertissero la rotta della Borsa di Tokio.

“Esportatori, materie prime e banche, che hanno performato molto bene a partire dalla metà dello scorso anno, hanno interrotto le performance da gennaio soprattutto perché l’euforia legata al nuovo presidente è cominciata a calare da quando non è riuscito ad abrogare la l’Obamacare sostituendola con la sua riforma sanitaria, l’American Health Care Act”, osserva Fukushima, che per il resto dell’anno punta proprio sulla ripresa di questi segmenti dell’economia nipponica. “Dal secondo trimestre in avanti, saranno proprio i settori che attualmente non hanno performance soddisfacenti a recuperare le perdite”.

JGB, evitare scadenze lunghe

Il rendimento dei JGB, i titoli di Stato giapponesi a dieci anni ha raggiunto l’apice negativo dei 30 punti base la scorsa estate, ricorda Fukushima. Da allora, la BoJ ha cambiato strada e oggi i rendimenti dei titoli decennali si aggirano intorno allo 0,3%.

“La scorsa estate la Bank of Japan (BoJ) ha avuto parecchi motivi per preoccuparsi della reazione del mercato alla sua politica monetaria. Dopo avere introdotto tassi di interesse negativi con l’obiettivo di irripidire la curva dei rendimenti, questa si è invece appiattita, e di parecchio – una dinamica che gli istituti di credito non hanno apprezzato, con il risultato che fondi pensione e compagnie assicurative oggi non sanno quasi più dove investire i soldi dei clienti”.

Lo scorso settembre la BoJ è corsa ai ripari varando un’operazione di controllo della curva dei rendimenti con un target a 0% sul JGB decennale, che in un contesto di tassi in risalita sconta pressioni al rialzo attestandosi oggi intorno allo 0,1%. Fukushima non esclude modifiche alla politica monetaria giapponese, ma queste non dovrebbero avere luogo prima dell’anno prossimo.

“Da settembre, la curva dei rendimenti si è un po’ accentuata e la BoJ ha controllato con successo il tasso a 10 anni in un intervallo tra 0 e 10 punti base, ragion per cui riteniamo che la BoJ manterrà invariata la politica monetaria per i prossimi 6-9 mesi”.

Una delle ragioni per cui la Bank of Japan non cambierà il suo quadro di politica monetaria quest’anno si riscontra anche nella debolezza del trend inflattivo in atto nel Paese. La BoJ ha pubblicato di recente un sunto delle opinioni seguite al meeting di politica monetaria, da cui si notano toni cauti sull’inflazione nonostante gli aumenti registrati in Europa e negli Stati Uniti. L’aumento degli stipendi è contenuto e l’output gap interno suggerisce che l’inflazione core difficilmente si riprenderà.

“Non ravvisiamo un aumento sensibile del CPI, l’indice dei prezzi al consumo”, spiega il cio di BlackRock Japan. “Il CPI è risultato positivo a ​​gennaio e febbraio, ma l’inflazione di base è ancora allo 0,2% – valore accettabile, ma se guardiamo all’indice dei prezzi al consumo relativo alla Tokio Metropolitan Area, che è l’indicatore principale per l’indice aggregato nazionale, questo è a -0,4%”, a ulteriore testimonianza del fatto che “la BoJ sta andando incontro a una certa difficoltà nell’aumentare l’inflazione tramite la politica monetaria”.

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