Foti (Fineco): i cf si rimbocchino le maniche. Lo richiede la pressione sui margini - Citywire

Citywire - Per Investitori Professionali

Registrati gratuitamente per ricevere le nostre email con le ultime notizie, le analisi e i commenti da Citywire Italia. Per registrarsi basta un minuto.

Foti (Fineco): i cf si rimbocchino le maniche. Lo richiede la pressione sui margini

Foti (Fineco): i cf si rimbocchino le maniche. Lo richiede la pressione sui margini

Quando sul palco di ConsulenTia18, durante il dibattito sulla MiFID 2, aveva dichiarato che i consulenti finanziari avrebbero dovuto gestire il doppio di clienti rispetto a quelli che seguono attualmente, dalla platea si erano levate non poche proteste.

Ora, a seguito della trimestrale che il gruppo ha appena diffuso (qui la news), Citywire ha parlato con Alessandro Foti, a.d. e direttore generale di Fineco.

Il manager su questo concetto non indietreggia, anzi: “Quando i nostri consulenti hanno sentito che dicevo che dovranno gestire 200-300 clienti, la prima cosa che mi hanno detto è stata: ma così pochi?”, ha detto.

“Il punto è questo”, spiega, “se penso di gestire molti più clienti senza pensare allo stesso tempo di cambiare in maniera molto importante le infrastrutture con cui faccio lavorare i cf, i supporti tecnologici e la digitalizzazione, è evidente che il discorso non sta in piedi”.

La questione di sottofondo è nota: la nuova normativa europea causerà una pressione sui margini e, secondo Foti, senza un maggiore “efficientamento” le reti non saranno in grado di gestire un ammontare maggiore di business: “come è possibile che i cf incrementino la propria quota di mercato con un numero di clienti molto più ristretto, come si diceva durante ConsulenTia18? O assumiamo che i clienti diventino molto più ricchi, oppure c'è qualcosa che non quadra”, sottolinea Foti.

La dinamica è la stessa che ha accompagnato l’evoluzione di altre industrie grazie a un aumento della “produttività”, il concetto cardine attorno a cui, secondo Foti, ruota il futuro della consulenza finanziaria italiana. “Il consulente finanziario ha da una parte delle opportunità straordinarie perché la richiesta di consulenza continuerà ad aumentare, nello stesso tempo però dovrà essere cosciente e messo nelle condizioni di poter operare in maniera molto più produttiva ed efficiente. La strada è quella. Il che non vuole dire che i cf debbano lavorare 16 ore al giorno, ma che lo debbano fare meglio”.

Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: uno scenario del genere potrà comportare un rallentamento dei ritimi di reclutamento di cf? Qualcuno potrebbe pensare che, se un cf dovrà gestire molti più clienti, forse non ci sarà più bisogno di tutti questi consulenti.

“Sono due fenomeni diversi”, spiega il numero uno di Fineco: “Nel nostro caso non reclutiamo perché abbiamo bisogno di raccogliere masse, ma perché abbiamo bisogno di professionisti di livello adeguato. Il reclutamento è un modo per migliorare la qualità della nostra rete e sicuramente continuerà, ma la problematica della produttività rimane sul tavolo. Anche se recluto un cf pagandolo quanto è dovuto e poi non lo metto nelle condizioni di lavorare in maniera produttiva, è difficile che l'investimento fatto darà i frutti sperati”.

Oltre a un eventuale aumento di clienti gestiti da cf, uno degli effetti possibili della MiFID 2, dovuto in particolare all’aumento della trasparenza dei costi, potrebbe manifestarsi nella riduzione di accordi di distribuzione tra un certo profilo di sgr straniere di medie dimensioni e reti.

“Si tratta di un discorso relativo alla product governance, su cui la MiFID 2 impone dei vincoli piuttosto stringenti”, commenta Foti. “Sicuramente alcuni operatori risponderanno a queste problematiche diminuendo il numero di rapporti. Dovendo garantire un certo tipo di verifica su ogni singolo prodotto, meno prodotti ho e meno problematiche comportano queste verifiche. Una parte dell'industria andrà in questa direzione, poi ci saranno altri operatori che riusciranno ad assorbire questo ulteriore carico di incombenze, che è il nostro caso avendo una delle archittetture aperte più vaste a livello europeo”.

Inoltre, come detto, “una maggiore trasparenza dei costi comporterà una possibile pressione sui margini, ma questo effetto lo si potrà valutare meglio nel corso del 2019, quest'anno è ancora presto. Diventerà fondamentale essere ben posizionati, innanzitutto a partire da una base di costi ragionevole e da questo punto di vista la nostra società ha sempre offerto un pricing onesto”.

Per quanto riguarda le ultime novità in casa Fineco, sono da evidenziare i risultati raccolti dal gruppo nel primo trimestre di quest’anno: “Sappiamo che il primo trimestre è stato caratterizzato da livelli di volatilità superiore rispetto all'anno scorso, con una correzione di mercato a gennaio, ma il nostro modello di business diversificato ci ha permesso di compensare senza problemi eventuali fasi di mercato”. Tradotto: un utile netto di 59 milioni nei primi tre mesi dell’anno, in crescita del 14,1% rispetto allo stesso periodo del 2017 e ricavi in aumento del 9,5%.

Oltre a ciò, è ormai “in dirittura d’arrivo” la nuova asset management company irlandese lanciata da Fineco: “Aspettiamo solo la firma finale da parte delle autorità irlandesi, e infatti abbiamo confermato che la società sarà pienamente operativa prima di quanto avessimo preventivato. Avevamo indicato il primo di luglio come data, ma siamo molti fiduciosi che sarà operativa prima di quella data”. 

Scrivi un commento

Effettua il login o registrati per commentare. La registrazione è gratuita e richiede solo pochi minuti.