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Fondi pensione, aumentano gli iscritti ma uno su quattro non versa

Fondi pensione, aumentano gli iscritti ma uno su quattro non versa

Continua a crescere il numero degli iscritti alla previdenza complementare, ma quasi uno su quattro non fa versamenti. E' quanto emerge dalla Relazione annuale della Covip, presentata alla Camera dal presidente Mario Padula.

Alla fine del 2017, spiega la Covip, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è pari a circa 7,6 milioni, in crescita del 6,1% rispetto all'anno precedente, per un totale di circa 8,3 milioni di posizioni in essere (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto).

I contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.620 euro nell'arco dell'anno, ma il numero delle posizioni sulle quali nel corso dell'anno non sono confluiti versamenti è pari a 2,1 milioni, in crescita del 14% rispetto al 2016: il 23,5% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (1,8 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2017.

Nel corso del suo intervento, Padula ha voluto sottolineare il problema dei giovani che "rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare, anche per effetto delle difficoltá ad entrare nel mercato del lavoro con continuitá di rapporto e adeguatezza di retribuzione. Ne va della loro copertura previdenziale".

"Al di sotto dei 34 anni, la partecipazione alla previdenza complementare, 19%, è di oltre un terzo inferiore rispetto alle fasce di etá piú mature, la contribuzione è meno della metá - ha proseguito - Lo stesso vale per le donne, la cui partecipazione è piú bassa degli uomini: 25,4 contro 31,4% in media, forbice che si mantiene su tutte le classi di etá; la contribuzione è di un quinto inferiore".

Il presidente della Covip ha poi sottolineato che "nella prospettiva di un modello fiscale per la previdenza complementare che sia adeguato a un mercato del lavoro caratterizzato da carriere discontinue, potrebbe essere utile valutare l'opportunitá di introdurre schemi di incentivazione fiscale dei contributi che prevedano la possibilitá di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale".

Alla fine del 2017, si legge ancora nella Relazione, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 162,3 miliardi di euro, in aumento del 7,3% rispetto all'anno precedente: un ammontare pari al 9,5% del Pil e al 3,7% delle attivitá finanziarie delle famiglie italiane. Nel 2017 i contributi raccolti sono pari a 14,9 miliardi di euro, di cui quasi tre quarti confluiscono nelle forme previdenziali di nuova istituzione.

L'allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione, sottolinea la Covip, mostra rispetto agli scorsi anni una tendenza alla maggiore diversificazione tra tipologie di titoli. A fine 2017, la quota degli investimenti in titoli di Stato è pari al 41,5% e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all'anno precedente; per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7%. Sono invece aumentate le quote degli investimenti in altri titoli di debito (pari al 16,6%), dei titoli di capitale (pari al 17,7%) e degli Oicr (pari al 14,4%). Anche i depositi sono in aumento, avendo raggiunto il 7,2% del patrimonio da investire.

Nel 2017 i rendimenti sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e di comparto, beneficiando principalmente dell'andamento favorevole dei corsi azionari nei principali mercati mondiali. In particolare, i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,6% e il 3,3%. Per i Pip "nuovi" di ramo III, il rendimento medio è stato del 2,2% e per le gestioni separate di ramo I l'1,9%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell'1,7%. Anche nel 2017 i comparti azionari hanno realizzato guadagni superiori, pari al 5,9% nei fondi negoziali, al 7,2% nei fondi aperti e al 3,2% nei Pil di ramo III.

Nel periodo dal 2008 al 2017, comprensivo di fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi pensione negoziali è stato del 3,3%, quello dei fondi aperti del 3%, dei Pip del 2,8% per le gestioni di ramo I e del 2,2% per quelle di ramo III, sempre superiore rispetto alla rivalutazione del Tfr, che è stata pari al 2,1%. A livello di costi, i Pip sono i prodotti piú onerosi: su un orizzonte temporale di dieci anni, l'indicatore sintetico dei costi è in media del 2,2% (1,9% per le gestioni separate di ramo I e 2,3% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerositá dei fondi pensione negoziali (0,4%) e fondi pensione aperti (1,3%). 

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