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Fisco, i redditi da operazioni con valute virtuali vanno in dichiarazione dei redditi (II parte)

Fisco, i redditi da operazioni con valute virtuali vanno in dichiarazione dei redditi (II parte)

a cura di Giovanni Falsitta*, tax senior manager e Antonio Borrelli*, tax associate partner presso PwC TLS Avvocati e Commercialisti

Nel precedente intervento sono state esaminate le condizioni al ricorrere delle quali, secondo la posizione attuale dell’Agenzia delle entrate riferita alle persone fisiche non esercenti attività d’impresa, alcune operazioni aventi ad oggetto native payement token possono dar luogo a redditi imponibili (qui il link alla prima parte dell'articolo).

In questo intervento si affrontano le regole di determinazione dei redditi e le modalità di indicazione nelle dichiarazioni fiscali.

La determinazione del reddito

Per determinare l’utile (o la perdita), è necessario confrontare, per ciascuna operazione di cessione, il ricavo (o corrispettivo) in euro al costo (fiscale) in euro, considerando che, nel caso in cui i coin ceduti siano stati acquistati in più fasi, si considerano cedute per primi quelli acquisiti in data più recente (c.d. lifo).

Il corrispettivo, sia per le operazioni a pronti che per quelle a termine è pari al prezzo di cessione in euro. Nel caso di conversione in altre valute, virtuali o meno (es: ether o USD), o di scambio con altri asset (es: oro), il corrispettivo è costituito dal valore normale (valore di mercato) in euro della valuta o del bene ricevuto in cambio. Particolare attenzione, infine, meritano i prelievi, per i quali il corrispettivo deve essere determinato in base al cambio in euro del coin alla data di movimentazione.

 

Passando al versante dei costi bisogna distinguere tra cessioni a termine, per cui si assume come costo il cambio a pronti della valuta valevole alla data di stipula del contratto di cessione a termine, e cessioni a pronti (compresi i prelievi) per cui il costo deve essere documentato dal contribuente.

In particolare, il costo dei coin ceduti in operazioni a pronti coincide con il costo di acquisto, se il pagamento è avvenuto in euro, o con il valore di mercato in euro dei coin ricevuti, se il pagamento è avvenuto in altra valuta, virtuale o meno, o tramite lo scambio di altri asset. Nel caso di acquisto per successione, si assume come costo fiscale il valore determinato ai fini dell'imposta di successione; in caso di donazione rileva, invece, il costo che il donante avrebbe assunto come costo o valore oneroso se, invece di donare l’attività finanziaria, l’avesse ceduta a titolo oneroso.  Il costo così determinato è aumentato di ogni onere collegato all’operazione (compresa l'imposta di successione e donazione ma con esclusione degli interessi passivi).

Il contribuente potrebbe non riuscire a documentare il costo della valuta virtuale ceduta o prelevata, ad esempio perché l’acquisto, effettuato a fronte di altra valuta virtuale, non è avvenuto tramite piattaforme centralizzate o perché l’exchanger che ha transato l’operazione non è più operativo o non rende disponibili i dati. In tali casi, sembra possibile applicare la soluzione presuntiva prevista dal legislatore secondo cui, in assenza di documentazione, il costo è calcolato utilizzando il minore dei cambi mensili accertati nell’anno in cui la plusvalenza (o la minusvalenza) è realizzata. Anche a tal fine, in assenza di quotazioni ufficiali dovrebbe essere possibile ricorrere ai tassi di cambio forniti da operatori internazionali, purché si tratti di soggetti indipendenti e la relativa quotazione sia resa disponibile attraverso fonti di informazione pubbliche e verificabili.

Da ultimo, assumendo che il contribuente non abbia altri redditi diversi di natura finanziaria, non rimane che sommare tutti gli utili e le perdite delle operazioni in valuta compiute nell’anno ed indicare il risultato nel quadro RT della Modello Redditi - Persone Fisiche. In caso di utile, si applicherà un’imposta sostitutiva con aliquota del 26 per cento; in caso di perdita, questa sarà utilizzabile fino a concorrenza delle plusvalenze dei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto.

L’interpello dell’Agenzia fornisce anche indicazione sulla compilazione del quadro RW dei coin posseduti alla fine dell’anno oggetto di dichiarazione.

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*Gli autori:

Giovanni Falsitta, Tax Senior Manager presso PwC TLS Avvocati e Commercialisti . Esperto in fiscalità nazionale ed internazionale con particolare riguardo al settore del asset management e alla tassazione degli redditi di natura finanziaria.

Antonio Borrelli, Tax Associate Partner presso PwC TLS Avvocati e Commercialisti. Esperto nella fiscalità nazionale ed internazionale di imprese di grandi dimensioni con particolare riguardo all’imposizione diretta, i prezzi di trasferimento, le operazioni straordinarie e la fiscalità degli strumenti finanziari.

 

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