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Federico Cenzin (AlpenBank), a Milano per crescere

Federico Cenzin (AlpenBank), a Milano per crescere

Federico Cenzin, private banker di 37 anni, viene da un importante giro di boa della sua carriera. Dopo aver lavorato per Unica Sim, da maggio di quest’anno guida i private banker della nuova sede milanese di Alpen Bank. In futuro il gruppo ha intenzione di crescere molto, pur restando una boutique. “Nel futuro di Alpenbank c’è l’idea di arrivare a sviluppare un organico di al massimo 100 uomini”, spiega Cenzin a Citywire.

Cenzin ha mosso i primi passi in Mediolanum dove, spiega, ha imparato a gestire il tempo e la clientela. “Ho iniziato a 25 anni, era il 2004, nella struttura retail”, dice. “Con Mediolanum ho imparato a programmare l’agenda. A gestire il tempo. Io volevo gestire bene le clientela. Per essere gestita bene, deve essere poca. Oggi dire private banking vuol dire tutto e vuol dire niente. Per me significa avere un ruolo da consigliere. Una figura da custode. Non solo parlare di attività mobiliari”.

Dopo Mediolanum, Cenzin ha scelto la strada delle boutique. Ha lavorato prima con Giampaolo Abbondio e poi in Unica Sim. Dalla rete genovese Cenzin ha “imparato a costruire e gestire al meglio un portafoglio. Solo grazie a queste esperienze ho capito che tipo di private banking volessi perseguire. Oggi gestisco circa 15 famiglie. Noi crediamo che il private debba essere davvero sartoriale. I grandi player hanno più difficoltà ad offrire un prodotto davvero tailor made”, dice.

Per il banker quello che conta è il professionista principalmente.  “Io ho sempre raccolto utilizzando il mio brand, quello che rappresenta me stesso. La differenza poi la fanno i professionisti con cui si ha la relazione e il trait d’unoin con l’intermediario che ha nelle corde lo stesso percorso. Uscire dalla logica del prodotto ed entrare in quella dei servizi”, ciò che in Alpenbank ho trovato. spiega.

Nella visione di Cenzin, “il private banker è un regista che opera a fianco del cliente e sopra tutto. Deve coordinare il gestore, il fiscalista, chi si occupa del real estate. Con l’arrivo della tecnologia fare il piccolo chimico degli investimenti non servirà più a nulla. Si sta tornando ad un ruolo da regista, ma con delle competenza trasversali. In Italia, si usa poco lavorare in team. Per me è importante. Spesso tratto deal importanti dove io lavoro con uno o due o anche tre colleghi”.

 

Ma per Cenzin, oggi, in Italia, il vero private banking ha un problema. “I clienti fino a un milione di euro spesso vengono trattati con strumenti retail. Se vuoi andare in alcune famose boutique devi avere 10 milioni di euro, se no non entri. Noi vogliamo offrire un servizio private anche per quella fascia di clientela che non è trattata in maniera private perché non ha le masse a sufficienza. C’è tutto un mondo di clienti che crede di avere accesso a strumenti private, ma che in realtà non li ha. A quello serve la boutique: a offrire servizi davvero private.


Poi c’è la tecnologia. La roboadvisory, secondo Cenzin avrà un impatto enorme sulla consulenza di fascia retail. Ma non per chi segue clienti con grandi patrimoni. “La tecnologia sarà di aiuto al nostro, che è un lavoro di relazione. Una piattaforma informatica, però, non potrà mai custodire i segreti di una famiglia”, dice Cenzin. “Non potrà mai gestire certe problematiche da private banking. Quello che è certo è che deve essere ben gestita e controllata dai professionisti. Purtroppo sostituirà una parte della consulenza, sarà di aiuto nella parte mobiliare o assicurativa. Ma non potrà mai essere di supporto al cliente che ha bisogno di un avvocato, un fiscalista. In quel caso è il private con la propria struttura a chiamare il professionista e coordinare tutte le attività propedeutiche a supportare le esigenze che emergono.

 

Non sostituirà mai il private banking. Nel retail la questione è diversa. Ormai si entra in banca e non trovi nemmeno più la persona fisica, ma il computer.
Ma, allora, come sarà il professionista del futuro? “Il private banker è quella figura che curerà gli interessi del cliente a 360 gradi. Ciò sarà possibile con un intermediario solido e predisposto a questo tipo di attività. Lo studio continuo e una costante dedizione saranno gli skill principali del private del futuro”.

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