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Fasciani: Unit linked, i giudici cominciano a riconoscerle come prodotto finanziario

Fasciani: Unit linked, i giudici cominciano a riconoscerle come prodotto finanziario

Nel contesto dell’animata discussione sulla natura finanziaria o assicurativa delle polizze Unit Linked, Fausto Fasciani (in foto), avvocato del Foro di Roma, ha seguito il caso di un sottoscrittore di una polizza estera,  emessa dalla compagnia irlandese  Hansard Dac

La sentenza 49120 del 20 giugno 2018 emessa dal giudice Stefano Cardinali del Tribunale di Roma aiuta a fare luce sul tema. Vediamo le conclusioni a cui è arrivato. 

Ci può raccontare in termini molto generali la vicenda?

La cliente, moglie di un noto avvocato di Roma, nel 2011 è entrata in contatto con un broker che le ha proposto di sottoscrivere la  polizza “Signature Bond plus” assicurandola del fatto che i fondi sottostanti gestiti dalla svizzera Novium  garantissero  un rendimento del 5% annuo.

Dopo qualche tempo alla signora, che ha chiesto inutilmente il riscatto,  sono arrivate delle lettere dalla Compagnia secondo  le quali i fondi  erano divenuti illiquidi e che una società di gestione con sede alle Bermuda era stata incaricata di svolgere delle operazioni immobiliari e finanziarie tese al ripristino della liquidità.

A marzo i fondi sono andati in liquidazione a Malta.

Tramite quali canali Hansard Dac ha collocato la polizza in Italia?

Broker assicurativi. La polizza è stata introdotta nel nostro Paese tramite la IFB Italy srl poi divenuta spa che, a sua volta si è appoggiata ad altri intermediari alcuni dei quali non esistono più. Tutti “vendevano” ai clienti la società di gestione Novium .  Hansard si difende dicendo che la Novium è stata scelta dai clienti, ma è evidente che c’è stato un “ordine di scuderia” impartito ai broker.

Come motiva il giudice di Roma la condanna della compagnia di assicurazione?

Dichiarando il contratto nullo ai sensi  degli articoli 21 e 23 del testo unico della finanza che prevedono per le unit linked emesse dopo il 2007 la presenza di un “contratto quadro”  e quindi connotandole come prodotto finanziario. Ho saputo che anche il giudice di Verona ha deciso pochi giorni fa nella stessa maniera.

Entrambi i tribunali si sono attenuti alle pronunce della Cassazione che dal 2012 qualificano  questo genere di polizze come dei “contratti di investimento” sulla base del fatto che il rischio è addossato al cliente ( che in genere non lo sa).

Nell’ordinanza relativa al mio caso il giudice, in maniera corretta, fa riferimento ad un “dibattito  non ancora sopito circa la sua prevalente natura assicurativa o di strumento finanziario”. A Roma è in corso un altro processo contro Hansard, ma con rito ordinario. Vedremo tra un po’ di tempo come finirà.

A proposito dei clienti di questa polizza cosa ci può dire?

Che sono state vittime di un comportamento irresponsabile da parte di una serie di attori. Su questa storia ci si è focalizzati solo sugli aspetti tecnico- giuridici, ma  le persone che incontro mi raccontano particolari allucinanti. In alcuni casi  broker ed agenti  sono stati agevolati dall’opera di  professionisti  e bancari infedeli .

C’è poi da considerare che i premi versati dagli investitori sono finiti in una sorta di fiume carsico che ha attraversato Irlanda, Svizzera, Lussemburgo, Bermuda  per poi riaffiorare a  Malta.  

Che ruolo hanno avuto le autorità di vigilanza?

Ivass e Consob sono al corrente di questa situazione grazie ai tanti reclami dei contraenti della polizza. Per quanto mi riguarda tre anni fa ho inviato ad entrambe un dettagliato  esposto da parte della mia cliente nel quale si dava conto di alcune circostanze relative ai rapporti tra IFB, Novium ed Hansard Dac. L’impresa di assicurazione ha risposto  ed è tutto agli atti del processo.

Che conclusione si può trarre da questa vicenda?

I sottoscrittori della “Signature Bond plus” stanno iniziando ad ottenere giustizia nelle aule dei tribunali ed è un bene, ma la loro difesa è stata presa dai consulenti.

Così come nel caso della cliente che ha avuto ragione a Roma, chi ha preso contatto con il mio studio sono stati i broker ed agenti assicurativi (anche quelli che hanno proposto la polizza), i consulenti finanziari abilitati ed autonomi, nonché i bancari che hanno chiesto aiuto per i malcapitati contraenti della polizza.

Un concreto esempio di tutela dei risparmiatori, un’esperienza da non disperdere nel “dibattito non sopito” tra le diverse categorie professionali.

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