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Ecco perché nel Triveneto ci sono così tante truffe a danno dei risparmiatori

Ecco perché nel Triveneto ci sono così tante truffe a danno dei risparmiatori

Il Triveneto fa gola ai truffatori del risparmio. Spiega perché un articolo di Plus24. Soltanto gli interessi promessi (10% all’anno) avrebbero dovuto fare sorgere più di un dubbio. Ma tant’è. Pare che siano 4mila i clienti che, alla Venice Investment Group di Portogruaro (qui la news) hanno affidato in soli due anni una cifra che si aggira intorno ai 75 milioni.
Così la procura di Pordenone (competente per territorio su Portogruaro) ha iscritto il trader Fabio Gaiatto sul registro degli indagati ipotizzando i reati di truffa, appropriazione indebita e violazione delle legge bancaria.

Agli inizi del 2000 a finire in un crack erano stati i clienti di un agente di cambio di Mestre assai noto: Sergio Bottega. Una vicenda che si è trascinata a lungo tra processi penali, richieste di risarcimento e sentenze di Cassazione.

Altro caso eclatante fu quello che, sempre agli inizi del 2000, vide protagonista un ex funzionario di banca (allora AmbroVeneto, poi Intesa), Roberto Caon che, una volta in pensione, aveva proseguito a operare all’interno dello sportello bancario in cui lavorava. Entità del colpo? Si parlò (allora) di una quarantina di milioni.

Ma che cosa c’è di particolare in Veneto che attira i truffatori? "È una regione molto ricca - spiega Paolo Legrenzi, docente emerito di psicologia comportamentale all’Università Cà Foscari di Venezia - con una popolazione con solide tradizioni contadine che si è convertita relativamente tardi all’industria acquistando materie prime in dollari ed esportando lavorati ricevendo marchi. In molti casi hanno fatto molti soldi in nero e si sono intimamente convinti di essere molto astuti. Fatalmente è proprio l’eccesso di autostima a farli cadere nelle trappole degli schemi Ponzi. Non si domandano la ragione per cui un investimento renda così tanto rispetto ai normali interessi offerti dagli intermediari tradizionali: e investono paghi di ricevere i rendimenti che, almeno nelle prime fasi, le truffe pagano regolarmente. Dove altro sarebbe potuto accadere che 200mila persone si convincessero ad acquistare azioni non quotate in Borsa, di due banche il cui valore restava immutato a dispetto di qualsiasi evento esterno o interno? E", aggiunge Legrenzi, "c’è poi un altro fattore che è il fattore riservatezza. Nella civiltà contadina veneta (ma anche altrove) si parla con ritrosia di denaro. Quasi ci si vergogna: i soldi sono una cosa intima e le comunicazioni tra risparmiatori avvengono attraverso circoli chiusi. Questo è un grande alleato dei truffatori che quasi mai vengono denunciati".

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Salvatore Gaziano, prima di essere un consulente indipendente, è un innovatore. Nella sua “vita precedente” è stato un giornalista che ha lavorato per importanti testate finanziarie (che oggi non ci sono più) proprio negli anni del boom dei mercati.

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