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Debito emergenti, le 4 “profezie” per il 2017 di Claudia Calich di M&G

Debito emergenti, le 4 “profezie” per il 2017 di Claudia Calich di M&G

Il 2016, per i mercati emergenti, è stato un anno “sorprendentemente” positivo. Le economie e i mercati obbligazionari dei Paesi in via di sviluppo hanno mostrato una tenuta singolare rispetto ai vari eventi globali che hanno scosso l’ordine politico-economico mondiale, spiega Claudia Calich, gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond nel suo ultimo post per ‘Bond Vigilantes’, il blog collettivo tenuto dai fund manager obbligazionari della società.

“Le valutazioni di partenza all’inizio dell’anno, sia in termini di spread del credito che di valute, scontavano una discreta quantità di notizie negative, e questo cuscinetto ha consentito all’asset class di attraversare l’anno relativamente bene”, commenta la manager.

Il ritorno degli afflussi negli attivi dei mercati che compongono questa sterminata asset class e il rimbalzo dei prezzi delle commodity, a cominciare dal petrolio, hanno fatto il resto.  

Ma quali sono le prospettive dei Paesi emergenti nel 2017? Calich ne ha individuate almeno quattro:

Allocazione del patrimonio irrilevante

Che l’allocazione non avrebbe svolto un ruolo predominante per l’asset class Calich lo aveva già predetto per il 2016 e ora, spiega il gestore, “mi aspetto che questa tendenza continui nel 2017”. Viste le valutazioni iniziali meno generose di quest’anno, soprattutto per quanto riguarda i titoli sovrani in valuta forte e le obbligazioni societarie, “sarà cruciale considerare il beta e il rischio complessivo”.

Valute-cuscinetto

Nella maggior parte dei casi, spiega il gestore, le valute sono quotate a livelli equi o in qualche misura sottovalutate, e questo offre un certo cuscinetto in vista di un possibile rafforzamento del dollaro americano, alimentato dai tassi più elevati negli Stati Uniti.

La ripresa dei prezzi del petrolio allenterà la pressione sulle “valute ancorate” dell’area del Golfo, consentendo alla regione di continuare ad assumere prestiti a tassi più favorevoli sui mercati internazionali, oltre che sul rublo e il ringgit malese.  Anche le prospettive del peso messicano non sono particolarmente cupe, nonostante l’imminente insediamento di Donald Trump: “Non credo che ci saranno modifiche di rilievo nel NAFTA con l’amministrazione USA entrante”.

C’è però un convitato di pietra: il renminbi cinese. Recentemente anche gli strategist specializzati in mercati emergenti di Goldman Sachs hanno consigliato agli investitori di basare le proprie scommesse sulle valute di tutti i paesi del Brics meno che uno, la Cina. Pechino, insieme a Corea del Sud e ad altre economie asiatiche, vengono indicati ormai da mesi come probabili “vittime” delle politiche protezionistiche annunciate da Donald Trump.

“Per quanto la mia ipotesi di base non contempli un cambio flottante per la valuta nel 2017, questa possibilità resta un rischio di coda di cui tenere conto”, commenta Calich.

Spread contratti in Paesi produttori di commodity

In questo caso, la probabilità di un’altra crisi del debito sovrana è incentrata sul Venezuela, “dove si giocherà l’esito binario del 2017: il credito del Paese si dimostrerà ancora una volta quello più performante, se si riesce a evitare il default, o il peggiore in caso contrario”.

Più a sud il Brasile, “non sembra destinato a sovraperformare quest’anno, considerando che le valutazioni esistenti scontano un’esecuzione perfetta delle politiche avviate”, dice la fund manager di M&G.

Un aspetto più importante è che “i titoli sovraperformanti nel 2016 non produrranno rendimenti a doppia cifra, dato che per farlo dovrebbero essere scambiati a livelli di spread irrealistici, ossia frutto di un’ulteriore contrazione di circa 200-300 pb. Mi aspetto piuttosto rendimenti intorno al 5-6%, sostanzialmente in linea con il carry”.

Usa e Ue? I rischi persistono 

Gli sviluppi politici e di natura economica sia negli Stati Uniti che in Europa non si sono di certo conclusi nel 2016, ricorda Calich.

“La normalizzazione monetaria va avanti negli Stati Uniti e i rendimenti dei Treasury, che non sono modesti in un’ottica di lungo termine, si sono quanto meno avvicinati al valore equo nel breve termine e dovrebbero essere un ostacolo minore per le performance nel 2017. Si tratta di un aspetto importante, tenendo conto del fatto che anche i rendimenti da spread si annunciano inferiori a quelli del 2016”.

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