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Clay (BNY Mellon): “Frenate gli entusiasmi, Londra resterà il centro finanziario d’Europa”

Clay (BNY Mellon): “Frenate gli entusiasmi, Londra resterà il centro finanziario d’Europa”

La gara per accaparrarsi le attività finanziarie basate nella City londinese è partita troppo presto e, probabilmente, si concluderà altrettanto presto con una vincitrice: Londra.

Ne è convinto Nick Clay, gestore di Newton Investment Management, società d’investimento che fa parte di BNY Mellon.

“La ragione principale per cui non credo che Londra perderà il titolo di centro finanziario d'Europa è che le autorità britanniche e quelle europee troveranno un accordo per far sì che la City londinese non dica addio a gran parte del business che ospita”, spiega.

Per quanto lampante, un altro fattore decisivo, secondo il gestore, è dato dalla lingua inglese: "Tutta la comunicazione avviene in inglese e tutta l'industria è basata sull'uso della lingua inglese e questo avvantaggia sicuramente la capitale britannica. Oltre a ciò, sono fiducioso che il Governo riuscirà a pareggiare qualsiasi offerta europea, in termini di incentivi fiscali e quant'altro". E non c’è Dublino che tenga, aggiunge.

Le misure che città come Milano dovrebbero porre in atto per attirare dentro il proprio perimetro banche, asset manager e altri business finanziari intermediari sono, come ha ricordato recentemente anche il presidente della Consob Giuseppe Vegas, numerose. Per Clay sono invece di difficile realizzazione in una finestra di tempo che si potrebbe chiudere in men che non si dica e fragorosamente.

D’altra parte, la City resterebbe in città solo a certe condizioni. Che dipendono a loro volta dall’esito delle elezioni generali dell’8 giugno e di chi e con quale atteggiamento si siederà al tavolo delle trattative su Brexit dalla parte britannica.

Clay è d'accordo con chi sostiene che la decisione di Theresa May di indire elezioni generali l'8 giugno nasce dalla volontà della premier britannica di tagliare fuori l'ala di estrema destra del Partito Conservatore e perseguire una soft Brexit.

Che il Partito Conservatore sia in testa nei sondaggi è fuori discussione. Il rischio, semmai, aggiunge il gestore, è che il voto possa diventare "un secondo referendum sull'uscita dall'Ue", nonostante sia il Partito Laburista che i Liberali Democratici abbiano, almeno finora, impostato le rispettive campagne elettorali su una soft Brexit diversa ma comunque soft.

"Non è certo, o quantomeno non è solare, che l'attivazione dell'Articolo 50 sia definitiva, che non si possa annullare insomma", spiega Clay.

"Se i partiti dell'opposizione faranno campagna elettorale per fare marcia indietro su Brexit, May non otterrà il consenso che le danno attualmente per certo i sondaggi e si potrebbe finire in una situazione caotica visto che si potrebbero formare coalizioni tra partiti che la pensano diversamente su Brexit", commenta il manager che a luglio ha raccontato che l’esito del referendum sull’uscita dall’Ue ha avuto un effetto inaspettatamente positivo per il suo portafoglio, cioè quello del fondo BNY Mellon Global Equity Income.

Per quanto riguarda i mercati, quest'ultimi non verranno particolarmente influenzati dalle prossime elezioni britanniche. Da questo punto di vista, commenta Clay, sarà molto più decisivo per l'andamento delle piazze europee l'esito delle presidenziali francesi.

"Abbiamo due titoli francesi al momento, Sanofi e Tf1. La prima è una compagnia globale ed è improbabile che venga toccata dall'esito politico delle elezioni mentre per Tf1, visto che è una azienda nazionale rivolta esclusivamente al mercato domestico, nemmeno una elezione di Le Pen potrebbe avere un impatto negativo".

Per il resto, l’asset allocation del gestore è rimasta la stessa dell’immediato post-Brexit: “Non abbiamo banche, non abbiamo gruppi minerari, e niente che sia investito direttamente in mercati emergenti. Siamo invece sovrappesati su beni di consumo, settore sanitario, tecnologie e utilities, perlopiù su compagnie che non dipendono da un recupero economico”, spiega il portfolio manager.

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