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Chi cerca trova – Se potessi avere 1.000 case al mese

Chi cerca trova – Se potessi avere 1.000 case al mese

La parola “gentry” nel dizionario inglese identifica la piccola nobiltà inglese ed in generale le classi agiate.

Quando nei primi anni 60 i sociologi, osservatori di tutte le stranezze, coniarono il termine “gentrificazione”, fu perché prima a Londra e poi in altre grandi città mondiali, interi quartieri in degrado, soprattutto quelli centrali, subirono trasformazioni e miglioramenti e contribuirono, con l’ascesa del prezzo delle case, a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito, i gentries.

Ma oggi, i cuori delle città più importanti, sono ancora riservati ai ricchi? Magari! Oggi per abitare, o possedere, lì, occorre addirittura un patrimonio da multi milionari: è il fenomeno della hyper-gentrification e delle nuove metropoli emergenti, ridenominate “global cities”.

Assistiamo nel mondo a una migrazione di super-facoltosi, in fuga da guerre e difficoltà sociopolitiche, verso le poche aree del pianeta dove c’è una difesa del patrimonio e una crescita economica costante, dettata da alta qualità della vita, infrastrutture solide, business diversificati e forza lavoro altamente qualificata.

Così, ad esempio, gli sceicchi e gli oligarchi russi preoccupati dalle sanzioni dell’Ue, sciamano a Londra e a New York, mentre a San Francisco, i tecnomilionari ventenni hanno reso ormai improponibile ai tradizionali professionisti della Silicon Valley qualsiasi soluzione di acquisto o di affitto.

Inoltre, sulla scia di queste metropoli, in un futuro che è quasi il presente, numerose piazze anche emergenti di tutto il mondo si stanno candidando al ruolo di global cities: se Shangai ed Hong Kong non hanno certo bisogno di presentazioni, ad attirare nel futuro i maggiori investimenti nel mattone ci sono Beirut a Giakarta, e, passando per Chennai (India), Cape Town o Lima, ecco che è tutto un brulicare di corsa all’acquisto e di rincari. Un esempio? Fonte “Casaplus 24” (Il sole 24 ore): un trilocale di lusso a Tel Aviv supera il valore di un milione di euro.

A questo punto, e con questi prezzi, è confortante sapere che esistono possibilità alternative e praticabili per chi volesse impiegare in questo comparto anche solo una piccola parte del proprio patrimonio, magari a piccole dosi mensili.

La soluzione, come in molti altri casi, quando si tratta di investimenti “di nicchia”o difficilmente accessibili, ci arriva dai Fondi di Investimento (a numero chiuso o aperti a tutti) e dalle numerose Società di Gestione e “Reits” (Real Estate Investment Trusts) che ormai da tempo permettono di acquistare (ed eventualmente anche rivendere in tempi brevi….) attraverso quote, i titoli azionari di società immobiliari focalizzati sulle eccellenze abitative di queste città e nei settori ad esse correlati come le infrastrutture o i trasporti.

Certo, non sarà come avere in tasca le chiavi di un attico extra lusso, ma il beneficio di una ulteriore diversificazione, e diluizione nel tempo, dei nostri risparmi, ci potrà ripagare di questa mancata soddisfazione, unitamente al fatto che le tasse su tutti questi immobili, almeno questa volta, le pagherà qualcun altro…!

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Giuseppe Gentili è un Personal Advisor di Banca Widiba, operative in tutta la Romagna. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012, dal 1999 è iscritto all'Albo dei Promotori Finanziari.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche e integrazioni.

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