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Chi cerca trova – Se il Pil non sale, ci pensano i Pir

Chi cerca trova – Se il Pil non sale, ci pensano i Pir

Pir è una sigla, ma è anche la parola magica che dal 2017 gli italiani che risparmiano potranno prendere in considerazione per diversificare il loro patrimonio, piccolo o grande che sia.

Si tratta di una forma di risparmio a medio termine, riservata solo alle persone fisiche, che nelle buone intenzioni di chi lo ha ideato (o copiato…da altri Paesi che già lo adottano con successo) vuole nel contempo aiutare sia il nostro sistema Italia sia gli investitori che vorranno fare propria questa novità.

In sintesi: con un minimo all’anno di euro 500 e un massimo di euro 30.000. le somme così investite, attraverso le società di gestione del risparmio e gli intermediari finanziari, dovranno essere obbligatoriamente veicolate verso le imprese italiane per almeno il 70% (azioni, obbligazioni, quote di fondi…). Il tetto massimo investibile nel tempo è fissato in euro 150.000.

Inoltre, di questo 70%, una quota del 30% dovrà essere destinata ad aziende italiane di dimensioni minori (es, piccole e medie imprese), ossia quelle aziende che sono il tessuto della nostra economia, ma che, non essendo quotate sul listino principale, hanno fino ad ora goduto di scarsa visibilità e di afflussi minori di capitale.

E in cambio? Quali saranno i benefici?

Chi sarà disposto a mantenere ogni accantonamento per cinque anni, potrà integralmente beneficiare della esenzione totale del cosiddetto “Capital gain”, ossia della corposa tassazione del 12,5% o (peggio) del 26%, che di regola deve essere applicata sui guadagni degli investimenti finanziari, all’atto del realizzo.

Inoltre, per i Pir è prevista un’altra agevolazione fiscale, ossia l’esenzione della tassazione a carico degli eredi nell’eventualità di una successione.

Sorge la domanda: ma è davvero una opportunità puntare sull’Italia?

Naturalmente nessuno può prevedere l’andamento del nostro mercato domestico, per cui le analisi possiamo farle solo sul passato. A questo proposito, un dato interessante (fonte “Il Sole 24 Ore” del 30 gennaio) ci ricorda inequivocabilmente che, se per Borsa Italiana intendiamo tutti i titoli quotati (Il vecchio indice Mibtel) il risultato nel periodo 2006-2015 del listino principale (esclusi i dividendi incassati) è un bel meno 8,5%....Ma se nello stesso periodo analizziamo uno dei segmenti sul quale i Pir dovranno obbligatoriamente puntare, il sotto indice “Star” dedicato alle medie imprese, la sorpresa è un rendimento positivo del 20%.

In conclusione, proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: potrebbe proprio essere che sotto le ceneri di un mercato e di un Paese poco considerato, ci siano, pronte ad accendere il fuoco, le scintille dell’eccellenza italiana, anche in finanza.

Perché non approfittarne? Infatti, caso più unico che raro, per una volta, saranno addirittura scintille “No Tax”.


Giuseppe Gentili è un Personal Advisor di Banca Widiba, basato a Cesena. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012, dal 1999 è iscritto all'Albo dei Promotori Finanziari.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche e integrazioni.

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