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Chi cerca trova – Rischia e raddoppia

Chi cerca trova – Rischia e raddoppia

Perdere non piace proprio a nessuno, mai. Non ci piace arrivare secondi nello sport, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni: figuriamoci poi se si parla di denaro, e il concetto di perdita, nell’immaginario collettivo della finanza, è associato proprio a questa parolina, il “rischio”.

Le ricorrenti crisi finanziarie ed i grandi fallimenti hanno contribuito a diffondere negli investitori i timori e l’avversione a qualsiasi investimento senza un rendimento certo. Negli anni passati ottenerlo era però fin troppo facile: i rendimenti dei titoli di stato italiani erano a doppia cifra, e non era percepito, ad esempio, neanche il rischio di default del nostro paese.

Cominciamo prima di tutto a conoscere questo concetto nella sua definizione, che non è solo negativa: il termine “rischio” trova fonte attendibile dall’antico italiano risicare, che significa “osare”, con lo scopo di ottenere quindi un beneficio.

Già negli anni 70, a pensarci bene, “mamma Rai” ce ne spiegava il doppio significato. Ricordiamo “Rischiatutto!”, il mitico gioco di Mike Bongiorno, recentemente riproposto dalla Rai: le caselle "Rischio" consentivano al concorrente che le avesse scelte di poter puntare una cifra a sua scelta e rispondere a una domanda in 30 secondi. Nel caso di risposta errata gli sarebbe stata detratta la cifra, ma in caso di risposta esatta questa sarebbe stata aggiunta al suo capitale di gioco.

Poi la statistica: dai primi studi in materia di rischio in cui si tendeva ad attribuirgli una valenza esclusivamente negativa, si è più recentemente passati ad una connotazione in cui questa parola viene sostituita dal termine incertezza, o ancora meglio “volatilità”. Anche in statistica, e non solo ai telequiz, il rischio indica un evento che potrebbe avere conseguenze negative o positive potendo rappresentare quindi anche una opportunità, per cui bisognerebbe parlare di rischio solo quando conosciamo l’esito finale di un evento e ci sono noti tutti i possibili esiti, e misurabili le probabilità. Se invece queste probabilità non riusciamo a quantificarle, è più corretto parlare di incertezza.

Fin qui le definizioni del rischio ma, cosa più importante di tanta accademia, cosa bisogna fare per mitigarlo ed eventualmente renderlo nostro alleato?

Personalmente ho tre consigli per gli investitori che volessero attenuare la volatilità: il tempo, la diversificazione e la delega.

Il fattore tempo, in ogni metodo di investimento, è determinante. Fra quanto tempo dovrò utilizzare i miei risparmi? Questo momento va definito esattamente, e soprattutto rispettato. Gli investimenti (soprattutto quelli più volatili), generano valore con gli anni e dobbiamo da subito essere consapevoli del fatto che la volatilità ci sarà sempre, perché è una caratteristica dei mercati: non la dobbiamo temere, ma sfruttare a nostro vantaggio. Se alla prima crisi di borsa decidiamo di liquidare, ci dimentichiamo che le migliori aziende di tutto il mondo producono utili e concorrono al progresso globale nel lungo periodo. E’ forse successo che, quando abbiamo iniziato le nostre attività, queste erano più grandi e con più clienti di quanto lo sono ora? Ci saranno stati momenti di difficoltà ed altri ce ne saranno, ma tutti lavoriamo per migliorare la nostra condizione.

A proposito di diversificazione: voglio cavarmela con una citazione letteraria. Shakespeare conosceva già questo concetto se, nel “Mercante di Venezia”, faceva parlare così il suo protagonista: “ le mie merci non sono tutte stivate nel ventre di una sola nave, né sono destinate ad un solo luogo, e tutte le mie sostanze non dipendono dalla buona fortuna di quest’anno”.

Quindi mai più solo immobili, o solo azioni, o solo obbligazioni, e ricordiamo anche che il mondo è grande e riserva molte opportunità: diversificare significa perciò anche investire fuori dalle mura di casa. Più sarà globale il nostro investimento e minori saranno i rischi.

Infine, la delega. I clienti dovrebbero imparare ad affidarsi (e a fidarsi) solo dei Consulenti, meglio se Certificati, e non di quelli che promettono rendimenti facili e si dichiarano “gli esperti”. (Uno dei padri della fisica moderna, Bohr, amava ripetere che “un esperto è una persona che sbaglia tantissime cose, ma in un campo molto ristretto…”)

Le persone adatte a ricevere e gestire una nostra delega ai risparmi dovrebbero possedere alcune caratteristiche oggettive, che si possano riconoscere in pochi minuti: la capacità di ascolto e di fare domande, una età adeguata (l’esperienza, anche se in presenza di tanta buona volontà, non si impara a scuola…) e un linguaggio semplice, unite a sincerità e modestia.

Anche il rischio di sbagliare persona è sempre in agguato e, se si somma agli altri rischi che girano sul mercato, la frittata è fatta.

 


Giuseppe Gentili è un Personal Advisor di Banca Widiba, operative in tutta la Romagna. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012, dal 1999 è iscritto all'Albo dei Promotori Finanziari.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche e integrazioni.

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