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Chi cerca trova – Fondi "etici", il rendimento che non ti aspetti

Chi cerca trova – Fondi "etici", il rendimento che non ti aspetti

Ho partecipato recentemente ad un interessante incontro, curato da una importante casa di gestione europea. L’incontro era incentrato sui cosiddetti fondi etici, più correttamente denominati con la sigla “S.R.I.” utilizzata a livello internazionale come acronimo di “socially responsible investiment”, oppure “sustainable responsible”, o ancora “sustainable impact”.

Per esempio, fanno parte di questa categoria le aziende che non danneggiano l’ambiente, che non sfruttano la manodopera sottopagandola, che non incoraggiano pratiche di corruzione, che non producono armamenti e così via. 

Ho per prima cosa scoperto che quella che credevo essere una novità nata in finanza sulla giusta spinta di movimenti etici/ecologisti, che vanno alla ricerca di un mondo migliore e di aziende “pulite” in tutti i sensi, vanta una tradizione quasi centenaria: già negli anni ’30 negli Stati Uniti, in pieno proibizionismo, fu creato un fondo che escludeva dal suo paniere le società coinvolte in settori come il tabacco, l’alcol e il gioco d’azzardo!

Ancora, nel lontano 1968 (guerra in Vietnam) e negli anni 70 (apartheid in Sudafrica), ad essere messi al bando da questi fondi furono le società del settore bellico e le aziende che avevano relazioni commerciali con i regimi, per cui si cominciò a parlare addirittura di “disinvestimento etico”. Il Pax World Fund, nato nel 1971 con 100.000 dollari, può considerarsi infatti il primo fondo etico moderno.

Da allora, e questa è stata la seconda sorpresa, i fondi etici sono presenti in tutto il mondo e così anche in Italia festeggiamo proprio nel 2017 il ventesimo compleanno del primo fondo azionario etico di diritto italiano.

Anche i numeri parlano ormai chiaro: masse quasi raddoppiate dal 2012 al 2015 (21.400 miliardi di dollari), pari al 30% del risparmio gestito mondiale.

A questo punto, sento già nell’aria la domanda dei miei clienti o dei risparmiatori in genere: “… e i rendimenti???”

E sta proprio nella risposta a questa domanda, la terza sorpresa, quella più piacevole: i rendimenti, se confrontati con i fondi tradizionali, sono all’altezza, anzi…!

Una ricerca di Harvard del 2011 assegna un margine di rendimento superiore ai fondi ad alta sostenibilità  negli ultimi 18 anni, del 4,8%.

Il mito della performance inferiore è quindi sfatato, e investire in fondi etici non vuol più dire fare beneficenza, ma anche abbassare il rischio complessivo legato a titoli e ad aziende che, in caso di uno shock (uno scandalo, un disastro ecologico, un problema di reputazione…) espone il patrimonio a oscillazioni più ampie e a difficoltà di recupero maggiore.

p.s.: Ringrazio Raiffeisen Capital Management e For Finance per avermi messo a disposizione il “Manuale di Finanza Sostenibile e Responsabile”, dal quale ho estrapolato alcuni dei dati citati.


Giuseppe Gentili è un Personal Advisor di Banca Widiba, basato a Cesena. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012, dal 1999 è iscritto all'Albo dei Promotori Finanziari.

Le analisi qui pubblicate sono rivolte esclusivamente a investitori istituzionali e operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11.522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche e integrazioni.

Il commento qui pubblicato non implica responsabilità alcuna per i soggetti coinvolti e per Citywire Financial Publishers Ltd., che non svolge alcuna attività di trading e pubblica tali indicazioni a scopo puramente informativo. In tal senso, si prega di fare riferimento alle condizioni e ai termini di utilizzo del sito.

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