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Catechis (AAA, Legg Mason): Dazi Usa-Ue? A Trump il braccio di ferro non conviene

Catechis (AAA, Legg Mason): Dazi Usa-Ue? A Trump il braccio di ferro non conviene

La guerra dei dazi lanciata da Donald Trump contro i tradizionali partner commerciali degli Stati Uniti è diventata progressivamente una delle maggiori preoccupazioni che aleggiano sui mercati finanziari.

Per Kim Catechis (nella foto), gestore specializzato in azionario dei mercati emergenti di Legg Mason Martin Currie dal rating AAA di Citywire, le mosse del 45esimo Presidente degli Stati Uniti non sono necessariamente la dimostrazione di una posizione di forza, anzi: “Non credo che questi screzi commerciali dureranno a lungo, più che altro perché mi sembra una mossa politica destinata alla sua base elettorale in vista delle elezioni di metà mandato. Sicuramente è quanto è avvenuto con i dazi sull'acciaio. Un'altra ragione per cui non credo che andrà avanti questo clima è perché, al contrario di quel che dice Trump, gli Stati Uniti non sono in una posizione di assoluta forza”, spiega il portfolio manager del fondo Global Emerging Markets.

Sia l'Europa che la Cina possono fare male all'economia americana, aggiunge: “Si veda per esempio la più grande importazione in Cina dagli Stati Uniti, i fagioli da soia, che possono essere facilmente sostituiti dal Brasile, il secondo più grande importatore. Oppure i dazi europei che colpiranno chirurgicamente il Kentucky e il Wisconsin, nel primo caso prodotti come il bourbon Jack Daniels, nel secondo caso la Harley-Davidson. Sono entrambi stati repubblicani, rispettivamente del capogruppo della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell e di Paul Ryan, il presidente repubblicano della Camera dei rappresentanti, l’altro ramo del Congresso degli Stati Uniti. Si tratta di due leader molto importanti all'interno del partito e sicuramente scaricheranno molta della pressione che subiranno su Trump”. Insomma, non si tratta di un braccio di ferro che Trump si può permettere nel lungo termine.

Il magnate, come i suoi predecessori alla Casa Bianca, è sempre al centro della scena politica internazionale. Recentemente, ha concluso uno storico meeting con Kim Jong-un, leader assoluto della Corea del Nord, uno “stato cuscinetto” tra due dei mercati emergenti più importanti per gli investimenti piazzati da Catechis in quella fetta del mondo, la Corea del Sud e la Cina.

Secondo alcuni osservatori, l’appuntamento di Singapore potrebbe avere un effetto particolarmente benefico sull’azionario cinese. Per il gestore di Legg Mason, però, al momento si tratta di ancora di un evento piuttosto “irrilevante”: “Non credo che la Corea del Nord rinuncerà al suo arsenale nucleare, anche perché non è stato firmato alcun accordo concreto. Certo, Kim è il vero vincitore perché ora è riconosciuto come un leader internazionale e non è più visto come un paria, ma nel breve-medio termine non aspetto alcun cambiamento, se non un generale rilassamento di nervi riguardo ai test missilistici”.

In ogni caso, la geopolitica sembra prevalere su qualsiasi altra riflessione di carattere finanziario per il gestore di Legg Mason: “Mettiamo però che io abbia torto e che si siano veramente poste le fondamenta per un'eventuale riunificazione. In tal caso, si tratterebbe nel lungo termine di una notizia fantastica. Però ripeto, non credo sia una possibilità concreta perché, al contrario della Germania nel 1989, gli Stati confinanti sono sfavorevoli alla riunificazione. Non credo che la Cina, per esempio, sarebbe molto contenta di ritrovarsi una Corea unita pro-americana nel cortile di casa”.

Cina e Corea del Sud, come detto, rappresentano rispettivamente il 28,3% e il 15% dell’allocazione di portafoglio della strategia guidata da Catechis, cioè i due Paesi più rappresentati mentre a fine maggio Samsung, Tencent, Alibaba, Taiwan Semiconductor Manufacturing erano le quattro maggiori partecipazioni.

Ma non tutte le scommesse confluiscono nei soliti giganti asiatici. L’Est Europa è un altro mercato che cattura l’interesse del gestore, un titolo in particolare: “Uno dei primi dieci titoli del fondo è Otp Bank, una banca ungherese, al momento sovracapitalizzata, che ha una forte presenza anche in Romania, Bulgaria, Croazia e, in parte, Russia e Ucraina. Peraltro proprio Romania e Bulgaria sono i mercati bancari europei che stanno crescendo più velocemente. Storicamente Otp ha faticato in quei Paesi perché avevano una forte concorrenza italiana, con Unicredit, austriaca, con Reiffeisen, e francese, con Societe Generale. Ma negli ultimi anni abbiamo visto queste banche riportare i propri capitali nei Paesi di origine per aumentare i rispettivi capital ratio. E quindi gli imprenditori locali che richiedono dei prestiti si rivolgono sempre di più a banche come Otp”.

Anche la Russia, che sta ospitando i Campionati mondiali di calcio e rappresenta il 3,4% del portafoglio di Catechis, merita una menzione speciale: “Investo nei mercati emergenti dal 1996 e credo che la Russia, dal punto di vista di un investitore, sia un Paese incredibilmente affascinante e frustrante. La difficoltà principale sta nel fatto che la sua costituzione ha solo 25 anni e all'epoca il controllo del governo centrale era molto debole. Il passaggio da comunismo a capitalismo è stato brutale, e quest'ultimo, insieme alla possibilità di instaurare una democrazia, non ha più avuto una buona reputazione. A seguire, c'è stato un periodo di privatizzazione selvaggia e corrotta. Con Putin il governo centrale ha riacquisito il controllo, ma dalla prospettiva di un investitore il punto centrale quando si scommette su un asset russo è chiedersi quale rapporto abbia con il Cremlino in termini di policy”.

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Kim Catechis
Kim Catechis
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