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Cassazione: Firma falsa sull’ordine di investimento, paga l'intermediario finanziario

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Cassazione: Firma falsa sull’ordine di investimento, paga l'intermediario finanziario

Dell’investimento effettuato con firma falsa sull’ordine di investimento rispondono in solido l’intermediario finanziario, il suo dipendente e colui che ha apposto la sottoscrizione non autentica sul modulo. Lo statuisce la Corte di Cassazione con sentenza numero 369/2018.

La decisione di legittimità nasce sulla base di un caso, anche un po’ curioso, che si è verificato in Puglia. SC padre di GC, probabilmente convinto di fare un ottimo affare per il figlio, decideva di acquistare delle obbligazioni per un importo di 14.000 euro firmando l’ordine contraffacendo la firma del figlio con conseguente nullità dell’investimento. L’intera operazione si formalizzava con l’autorizzazione del direttore GD che omettendo di identificare il soggetto permetteva l’apposizione della firma apocrifa sull’ordine.

La Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, riformando in parte la sentenza di primo grado, condannava in solido la banca ed il direttore di banca al pagamento della somma di euro 14.000 maggiorati degli interessi legali nonché SC, il falso firmatario ed il direttore di banca GD a rifondere la banca per quanto pagato al correntista, nonché apparente investitore a titolo di danno.

I giudici di appello, accertando  la falsità della firma sulla base di una consulenza tecnica d’ ufficio, hanno riconosciuto la responsabilità extracontrattuale del direttore della filiale verso il correntista che non aveva disposto l’investimento. La Corte d’appello accoglieva anche la domanda risarcitoria della banca nei confronti del proprio dipendente (il direttore) che non aveva adempiuto in maniera diligente ai propri obblighi. Stessa responsabilità veniva riconosciuta in capo al padre del correntista per la falsificazione della firma nonché il diritto della banca a rivalersi anche nei suoi confronti per aver commesso un fatto illecito. Va sottolineato che la responsabilità in capo al falso firmatario veniva dichiarata solo dal giudice in quanto il figlio aveva chiamato in giudizio solo la banca.

Proprio su questo punto ricorreva SC (il padre del correntista) in Cassazione  sostenendo  che non avrebbe dovuto essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti della medesima banca vista la responsabilità oggettiva di quest’ultima. La Corte di Cassazione rigettava il ricorso confermando la responsabilità del direttore della filiale che quella del padre del correntista. Entrambi infatti hanno concorso a causare il danno del quale la banca è chiamata a rispondere.

Su questo punto i giudici di Cassazione hanno stabilito che la banca condannata a risarcire il danno in solidarietà con altri (il dipendente e colui che ha apposto materialmente la firma apocrifa) può poi agire sia verso il suo dipendente che verso il terzo che ha cagionato il danno.

Spiega quindi la Suprema Corte che “né la peculiare responsabilità ex lege della banca, fondata sull’interesse generale che presidia l’attività di raccolta del risparmio e di esercizio del credito, onde essa è soggetta a controlli e vincoli pubblicistici che creano affidamento circa la correttezza e lealtà dei  comportamenti dei preposti alle proprie  funzioni, esclude la fattispecie risarcitoria in capo ad un terzo che abbia parimenti concorso alla causazione del danno”.

L'avvocato Fausto Fasciani del Foro di Roma opera nei settori del diritto del lavoro e di quello dei mercati finanziari  

   

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