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Capgemini avverte: se non si evolvono, le reti rischiano la disintermediazione

Capgemini avverte: se non si evolvono, le reti rischiano la disintermediazione

Le banche devono adottare e guidare l’evoluzione dell’open banking, altrimenti rischiano la disintermediazione. È questo uno dei messaggi destinati agli istituti di credito tradizionali contenuti nell’ultimo “World Retail Banking Report” firmato da Capgemini ed Efma, che sta per “European Financial Management Association”.

Secondo lo studio della società francese di consulenza informatica e l’associazione che riunisce diverse banche e aziende che forniscono servizi finanziari retail, le banche rischiano di perdere il proprio ruolo di intermediario se non adottano un modello di business di maggiore interazione con il cliente e se non utilizzano attentamente le interfacce per programmi applicativi, le cosiddette Api.

“L’open banking offre alle banche l’opportunità di mantenere e sviluppare la loro base clienti permettendo di inserire svariati servizi sviluppati da terze parti, maggiormente personalizzati sui loro bisogni”, ha commentato Monia Ferrari, head of banking di Capgemini Italia. “Per le banche che non hanno questa visione strategica e che non si ritagliano un ruolo nell’Open Banking c’è il rischio di disintermediazione da parte dei loro clienti”.

Tuttavia, il percorso verso l’open banking non è ancora chiaro. La maggioranza delle fintech (53,8%) e delle banche (43,5%) intervistate – lo studio ha coinvolto i dirigenti senior di 126 tra banche e fintech – prevede un futuro basato sulla collaborazione tra istituti di credito e fintech per poter costruire piattaforme che includano più settori, con servizi complementari e collegati fra di loro, in grado di offrire benefici ai clienti. Un risultato meno probabile ma comunque plausibile vede le banche continuare ad offrire prodotti e servizi, lasciando la distribuzione alle fintech, alle bigtech o ad altre nuove piattaforme aperte. Questo potrebbe portare a una riduzione dei costi di acquisizione dei clienti, ma crea allo stesso tempo potenziali problemi in merito alla disintermediazione del brand e alla proprietà dei clienti. Quasi la metà (47,8%) delle fintech prevede questo scenario, rispetto al 28,8% delle banche.

Per quanto riguarda la soddisfazione dei clienti, dal report emerge che le fintech hanno ottenuto punteggi più alti: il 40,3% afferma che le fintech offrono un’esperienza superiore, mentre il 37,1% supporta invece l’operato delle banche.

A questo proposito, l’Italia registra la 17° posizione nel Capgemini Customer Experience Index con il 59,5 % (+7,6% rispetto al 2015) dei clienti che hanno dichiarato un “sentiment positivo” verso l’interazione con le banche tradizionali, di cui il 35% si fida. Il 62,4% dei clienti però dichiara di aver adottato le fintech, con un tasso di fiducia pari al 23,8%. 

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