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Best Idea - Torben Skodeberg (rating AA): Bond europei CCC poco attraenti

Best Idea - Torben Skodeberg (rating AA): Bond europei CCC poco attraenti

Articolo di Massimiliano Malandra

 

L’attuale scenario economico europeo rimane positivo: la normalizzazione della politica monetaria della Bce non avverrà prima del 2018 e non dovrebbe avere effetti perturbanti sui prezzi. Inoltre, la fine del Quantitative Easing dovrebbe continuare a favorire il comparto High Yield europeo nelle allocazioni del credito in Europa in quanto il comparto obbligazionario Investment Grade risulta tuttora meno attraente, visto che il differenziale di merito creditizio sta diminuendo.

Certo, l’Europa sta iniziando ora a uscire dal “pantano” del suo ciclo macroeconomico e di credito, e i suoi ritmi risultano ancora lenti se paragonati a quelli dell’economia Usa. Tuttavia, è improbabile che un tapering graduale e ben comunicato al mercato possa avere un forte effetto sul comparto High Yield europeo. E solamente un inaspettato quanto improvviso cambiamento del board della Bce, con un approccio più duro, potrebbe avrebbe implicazioni negative.

“Questo si traduce in uno scarso interesse verso bond high yield con rating CCC, tendenza che si riflette anche nella buona credit quality del mercato obbligazionario high yield del Vecchio continente e nella scarsità di titoli tripla C rispetto alla controparte statunitense” spiega Torben Skødeberg (in foto), gestore per Nordea 1 del fondo European High Yield Bond.

Senza contare che la rimozione delle politiche di allentamento monetario implicano, come causa, il netto miglioramento dei fondamentali economici del continente; quindi un contesto più favorevole per questo comparto, sia perché ha una correlazione forte con l’azionario sia perché il rischio di credito è più importante che quello di tasso di interesse.

Al 31 luglio scorso il portafoglio del fondo, quasi 4,3 miliardi di euro in gestione, è investito per oltre i tre quarti in obbligazioni con rating “BB” (36,4%) e “B” (40,66%), mentre, a livello di allocazione geografica, il 28,39% è su titoli del Regno Unito e il 18,62% degli Stati Uniti.

“Tendiamo a favorire Stati che godono di un contesto economico più stabile, come Germania, Olanda, Regno Unito e Paesi scandinavi - spiega Skødeberg - Allo stesso modo, valutiamo il contesto legislativo, spostando le nostre preferenze verso quadri regolatori più benevoli ai bondholders in caso di ristrutturazioni e default. Ad esempio, in Gran Bretagna gli obbligazionisti sono ben tutelati sotto il profilo legale e le tempistiche sono ridotte”.

 

 

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