Bernardi (Banca Generali): con la MiFID2 mi aspetto fusioni tra le reti più piccole - Citywire

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Bernardi (Banca Generali): con la MiFID2 mi aspetto fusioni tra le reti più piccole

Bernardi (Banca Generali): con la MiFID2 mi aspetto fusioni tra le reti più piccole

Citywire ha incontrato Marco Bernardi (in foto) responsabile della divisione financial planner e dell'area supporto reti di Banca Generali chiedendogli quali sono le strategie della rete da lui diretta.

Qual è la caratteristica che maggiormente vi differenzia dai competitor?

Sono tre: il valore fornito alla centralità del consulente nel nostro modello di business, l’orientamento al digitale in modo innovativo e aperto così da costruire soluzioni personalizzate, e l’approccio al wealth management. Ogni soluzione viene studiata per agevolare e migliorare la qualità del servizio al cliente che parte sempre dai nostri professionisti. Da qui la grande attenzione alla formazione delle risorse e alla tecnologia con lo sviluppo di strumenti e servizi innovativi.

Con questo approccio abbiamo ottenuto una crescita della raccolta a doppia cifra (+26% per la netta e +64% per la gestita nei rilievi ai 9 mesi) e un primato pro-capite di produttività secondo gli ultimi dati Assoreti.

Qual è il numero di consulenti finanziari che vorreste raggiungere?

Complessivamente le nostre reti comprendono oltre 1900 professionisti e per fine anno non ci discosteremo di molto da questo numero. Non abbiamo obiettivi quantitativi, la nostra priorità sono sempre le persone e le qualità che esprimono e possono ulteriormente migliorare.

L’appeal del nostro modello di business, e l’esempio di crescita di tanti colleghi, ha certamente favorito anche l’avvicinamento di nuovi professionisti che selezioniamo sempre con attenzione per poter rispondere alla forte domanda che arriva dal mercato.

Si aspetta nei prossimi anni fusioni nel settore della distribuzione di prodotti finanziari?

Le sfide normative, l’evoluzione del mercato e della tecnologia aumentano sicuramente le pressioni sulle società meno strutturate e con ridotte economie di scala. I costi degli investimenti per restare competitivi e per inseguire gli elevati standard di qualità del servizio impongono la direzione da prendere. Mi aspetto dunque che prosegua il trend di consolidamento sia nell’asset-management cui stiamo assistendo, sia per le realtà distributive più periferiche.

Che giudizio dà dei Pir e cosa prevede la vostra strategia?

I Pir rappresentano un’opportunità per consentire alle Pmi nuove finestre d’accesso al mercato dei capitali e un segnale sicuramente positivo all’economia nazionale da parte dei risparmiatori.

Il nostro approccio è orientato alla protezione dei patrimoni dei clienti nel lungo termine, con una gamma d’offerta che sappia anche proporre soluzioni attente ai potenziali rischi sottostanti ogni investimento.

Ai migliori prodotti in distribuzione dei nostri partner abbiamo quindi affiancato, e sono in uscita in queste settimane, anche dei comparti Pir nella nostra Sicav che si differenziano fortemente da quanto presente sul mercato per le dinamiche di diversificazione e controllo della volatilità.  

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