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Banche venete, Intesa rifiuta crediti per 328 milioni

Banche venete, Intesa rifiuta crediti per 328 milioni

Intesa Sanpaolo ha stabilito definitivamente il perimetro del salvataggio delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Alla fine dell’anno scorso l’istituto guidato da Carlo Messina ha concluso la laboriosa due diligence sui libri dei due istituti del Nord Est, messi in sicurezza a giugno.

Secondo quanto scrive Milano Finanza, dopo l’esame il collegio di esperti nominato congiuntamente da Intesa, Tesoro e liquidatori avrebbe deciso di spostare nella due ex banche attività per 328 milioni (classificate a bilancio tra gli asset in via di dismissione): 14 milioni di crediti delle controllate estere Veneto Banka Croazia e Veneto Banka Albania e 314 milioni di crediti high risk successivamente riclassificati in bilancio come sofferenze o inadempienze probabili.

Se le esposizioni verso i due istituti esteri sono stati ritrasferite già nel gennaio scorso, gli impieghi ad alto rischio dovrebbero essere spostati nelle prossime finestre temporali di retrocessione previste dal contratto. Al momento del salvataggio, infatti, oltre a escludere tutte le esposizioni non performing, Intesa si era tenuta le mani libere sui cosiddetti crediti in bonis «high risk». Nel dettaglio si tratta di posizioni classificate come crediti retail e sme (small and medium enterprise) con probabilità di default maggiore del 4,25% e crediti corporate con probabilità di default maggiore dell’8,5%. Le posizioni che non rispettino queste caratteristiche potranno essere retrocesse alla liquidazione coatta fino al 31 dicembre 2020.

La relazione definitiva sulla due diligence, confermando quanto già anticipato alla fine di dicembre, è stata depositata lo scorso 4 febbraio e, come previsto dal contratto, contiene l’inventario analitico delle poste attive e passive e definisce così il perimetro del salvataggio. Dal documento emerge uno sbilancio tra attivo e passivo di 6,4 miliardi, compensato da un credito verso la liquidazione coatta poi trasformato in un finanziamento fruttifero erogato da Intesa verso i due ex istituti veneti. Il finanziamento, coperto come previsto da una garanzia statale, è stato erogato già alla fine di dicembre per un importo di 6,35 miliardi (3,2 miliardi a Bpvi e 3,15 miliardi verso Veneto Banca), mentre il Tesoro ha rilasciato la garanzia con un decreto dello scorso 17 gennaio.

Nel frattempo nei giorni scorsi la Corte dei Conti avrebbe dato il via libera alla registrazione del decreto che trasferisce i crediti deteriorati nella Società Gestione Attività. Sempre secondo il giornale, resterebbe solo da definire la modalità di finanziamento del veicolo guidato da Marina Natale. Sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di un finanziamento bancario per 200-300 milioni di euro che consentirebbe di avviare l’operatività. Oltre alle sofferenze infatti Sga dovrà gestire circa 9 miliardi di inadempienze probabili, cioè crediti che pur non essendo più in bonis non sono ancora scivolati in default.

 

 

 

 

 

 

 

 

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