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Banca Etruria, gli ex vertici: “La Consob sapeva tutto dei subordinati”

Banca Etruria, gli ex vertici: “La Consob sapeva tutto dei subordinati”

Consob sapeva del reale stato di Banca Etruria, perché fu informata sia da Banca d'Italia sia dal vecchio consiglio di amministrazione: è questa, riporta La Repubblica, la verità fornita dagli ex vertici di Banca Etruria che trova appoggi nella documentazione che i loro avvocati hanno recuperato.

Secondo i vecchi amministratori, l’autorità di controllo dei mercati aveva a disposizione tutti gli elementi per non autorizzare l'emissione di obbligazioni subordinate, diventate carta straccia dopo il decreto salva-banche del governo Renzi che aveva scaricato su azionisti e risparmiatori il costo del salvataggio.

Saranno quindi queste le basi del ricorso contro le multe inflitte dalla Consob non più tardi di una settimana fa, che hanno colpito trentatre persone, tra amministratori e sindaci a capo della banca toscana tra il 2011 e il 2015 per una cifra complessiva di 2,8 milioni di euro. La Consob li accusa di aver occultato la pesante situazione finanziaria della banca ai risparmiatori si accingevano a comprare le subordinate, oltre ad aver dato false informazioni sui crediti deteriorati, inducendo così l'Authority guidata da Giuseppe Vegas ad autorizzare l'emissione di 160 milioni di euro di subordinate nel 2013. La contezza della fotografia reale dei bilanci è arrivata solo tre anni dopo, nel maggio 2016, grazie ai vertici della Nuova Popolare.

C'è però qualcosa che non torna nella narrazione della Consob, dicono gli amministratori, che sostiene di aver ricevuto tre documenti cruciali solo il 12 maggio 2016. Tuttavia, il primo documento è la lettera del governatore di Bankitalia al management di Etruria del 3 dicembre 2013, che contiene gli esiti sfavorevoli delle ispezioni. Consob afferma di non averla avuta, ma in realtà, riporta La Repubblica, ricevette una nota della Banca D'Italia datata 5 dicembre 2013.

Il secondo documento riguarda i rilievi formulati da Bankitalia a Banca Etruria sulle ispezioni condotte dal marzo al settembre 2013. Gli amministratori, in questo caso, si difendono dicendo che “l'informazione era conosciuta dalla Consob almeno dal gennaio del 2014”.

Infine, il terzo foglio consegnato dai nuovi amministratori di Etruria alla Consob riguarda la lettera di Bankitalia al presidente del cda, datata 24 luglio 2012, da cui emergevano i primi problemi: questo documento non fu inviato alla Consob, perché, “la situazione era stata in parte superata dai fatti e dall'aumento di capitale da 100 milioni”, ragionano gli ex amministratori.

Nella sintesi finale della memoria in preparazione si sostiene, quindi, che l'Authority di Vegas “aveva piena visibilità dei rilievi di Bankitalia e nonostante ciò non ha ritenuto che essi costituissero fonte di un rischio più grave di quello riportato nei prospetti alla clientela. Nessuno poteva immaginare il trattamento retroattivo che la direttiva del bail in avrebbe riservato ai titoli obbligazionari”. Consob non la pensa così, ma lo scontro sul corto circuito comunicativo con Banca d'Italia è appena agli inizi.

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