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Avvocati a confronto: MiFID2, i titoli e le esperienze richieste agli intermediari

Avvocati a confronto: MiFID2, i titoli e le esperienze richieste agli intermediari

Citywire incontra gli avvocati Andrea Calvi e Alberto Prade dello studio legale Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners che ci illustrano come Consob abbia recepito le regole MiFID2, in tema di conoscenze e competenze del personale e come una lettura differenziata dei requisiti richiesti al personale a seconda del tipo di clientela con la quale si relaziona possa rivelarsi opportuna.  

Cosa prevede la normativa MiFID2 a riguardo?

Andrea Calvi. Quello dei requisiti di conoscenza e competenza del personale è un aspetto su cui la MiFID2 ha introdotto significative novità e rispetto al quale l’attività di recepimento solleva qualche dubbio: il riferimento, in particolare, è alla questione se tali requisiti debbano esser posseduti da tutto il personale che ha un’interazione diretta con i clienti o solo da quello che si relaziona con la clientela retail.    

Alberto Prade. Effettivamente il Considerando 79 della MiFID2 prevede che “il personale addetto alla consulenza o alla vendita di prodotti di investimento alla clientela al dettaglio possieda un adeguato livello di conoscenze e competenze sui prodotti offerti”. L’art. 25 della MiFID2, però, non ripropone il riferimento specifico alla “clientela al dettaglio”, ma stabilisce genericamente che “le persone fisiche che forniscono consulenza alla clientela in materia di investimenti o informazioni su strumenti finanziari, servizi d’investimento o servizi accessori per conto dell’impresa d’investimento sono in possesso delle conoscenze e competenze necessarie ad adempiere ai loro obblighi ai sensi dell’art. 24 e del presente articolo”.

Come Consob ha recepito le regole europee?

Andrea Calvi. Consob ha riportato il contenuto dell’art. 25 della Direttiva nell’art. 78 del nuovo Regolamento Intermediari del 15 febbraio 2018. Tale disposizione, infatti, senza prevedere un regime differenziato in ragione della tipo di clientela, stabilisce: “i membri del personale degli intermediari […] possiedono idonee competenze e conoscenze, secondo quanto specificato dalle disposizioni del presente Titolo […]”. Consob non ha recepito le osservazioni ricevute sulla bozza del Regolamento Intermediari in consultazione, in particolare la richiesta di una “previsione di requisiti meno stringenti per i membri del personale che si relazionino esclusivamente con clientela professionale”. L’Autorità ha risposto che “per quanto riguarda l’ambito soggettivo, si fa presente che l’articolo 25, par. 1, di MiFIDII e, di conseguenza, gli orientamenti dell’ESMA non prevedono un regime differenziato in relazione alla tipologia di clientela. Il termine “cliente” è peraltro sempre utilizzato in senso omnicomprensivo, includendo quindi sia la clientela retail che quella professionale”.    

Quindi per Consob gli intermediari devono dimostrare che i requisiti di conoscenza e competenza dettati dalla MiFID2 sono rispettati dal proprio personale che si relaziona con qualunque tipo di clientela?

Alberto Prade. Nonostante la posizione della Consob sia chiara, la questione merita probabilmente un’ulteriore riflessione, partendo proprio dal fatto che la direttiva MiFID2 non ripropone il riferimento specifico alla “clientela al dettaglio” contenuto nel Considerando 79 della MiFID2. Va tenuto presente, infatti, che i considerando alla direttiva costituiscono le motivazioni che sottostanno alla normativa e che possono aiutare l’interprete nella determinazione del significato di una norma poco chiara o imprecisa.

Come si può, allora, superare, questa apparente contraddizione?

Alberto Prade. L’Autorità potrebbe valorizzare il riferimento esplicito alla clientela retail di cui al Considerando 79 della Mifid2 per un’interpretazione più proporzionale dei requisiti stabiliti nell’art. 25 Mifid2, in funzione delle diverse esigenze di tutela dei soggetti interessati.

Andrea Calvi. Infatti, potrebbe risultare più appropriato stabilire che il personale che si rapporta con la clientela retail debba dimostrare di avere un determinato livello di conoscenza e competenza professionale, mentre il personale che si rapporta con la clientela professionale debba solo possederlo, senza doverlo dimostrare.  

E’ auspicabile un intervento dell’Autorità?

Andrea Calvi. Riteniamo che il legislatore europeo abbia voluto, forse un po’ timidamente, invitare il legislatore nazionale ad una declinazione differenziata del principio di conoscenza e competenza professionale. Un ulteriore intervento ci parrebbe quindi opportuno, a beneficio di una organizzazione interna ed operativa ancor più orientata alla tutela dei clienti, nel rispetto delle loro diverse esigenze ed aspettative.   

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