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Audizione Mps, "Denaro scudato e creste sulle operazioni erano chiare nelle indagini di Bankitalia"

Audizione Mps, "Denaro scudato e creste sulle operazioni erano chiare nelle indagini di Bankitalia"

Le ispezioni di Bankitalia in Mps si “concludevano con giudizi in cui venivano evidenziate una serie di criticità. Al di là della documentazione occultata era più che mai evidente dai documenti stilati dall’Autorità che ci fossero parecchie cose che non andavano”, secondo le parole del sostituto procuratore del Tribunale di Milano, Stefano Civardi, ascoltato oggi dalla Commissione d'inchiesta parlamentare sulle banche.

Da un sequestro effettuato dalle procure di Siena e di Milano “a carico dei gestori del broker di Enigma, era emerso ad esempio un imponente scudo di somme di denaro, effettuato anche da parte di dirigenti del Monte dei Paschi di Siena” ha proseguito il pubblico ministero di Milano Giordano Baggio, aggiungendo che “Enigma, d’accordo con alcuni manager, aveva aperto una serie di conti correnti in giurisdizioni offshore, gestiti attraverso San Marino e approdati in banche di Singapore. E tra i conti importanti vi era, ad esempio, quello dell’allora capo dell’area finanza della banca Gianluca Baldassarri, che ha scudato somme per 17,8 milioni di euro”. E, probabilmente, si riferivano a queste pratiche le accuse di “creste” sulle operazioni operate dai manager dell’istituto arrivate anonimamente in Consob nella primavera 2012.

 “I successivi manager di Mps, Alessandro Profumo (in foto) e Fabrizio Viola, sono andati, in modo non usuale, a far emergere perdite nascoste per 700 milioni sulla contabilizzazione in bilancio dell’operazione, e hanno preso una posizione, magari censurabile, ma aperta e chiara” ha continuato Baggio, puntualizzando che “dove le autorità di vigilanza all’epoca nel marzo del 2013, sulla base della piattaforma documentale, hanno dato un giudizio di complessità documentale, come potevamo noi dei pool di Milano fare un processo e dare condanne?”

“Le informazioni sul collegamento di Alexandria con l'operazione di asset swap dei Btp 2034 con la vecchia gestione erano nascoste e siamo al massimo della fraudolenza” ha aggiunto il magistrato, secondo cui però “la crisi del Monte dei Paschi di Siena non è stata comunque determinata dalle operazioni in derivati Alexandria e Santorini, ma va incorniciata in una crisi di sistema. La banca aveva una quantità di obbligazioni di nostro debito pubblico doppia rispetto alla media delle altre banche e, quando è emerso il problema del nostro debito sovrano tra 2010 e 2011, è chiaro che abbia sofferto più delle altre banche. Si tratta di cause strutturali e Alexandria e Santorini con le cause strutturali non c’entrano nulla”.

“L’aquisizione di Banca Antonveneta” piuttosto “è stata esiziale per la vicenda Monte Paschi” secondo il pm. “Dalle indagini è emerso che, per come è avvenuta la chiusura della trattativa, non fu possibile per Mps effettuare una due diligence completa. Antonveneta è stata comprata a scatola chiusa: un’operazione infelice”.

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