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Angela Simioli (Banca Generali), la filosofia dell’equilibrio

Angela Simioli (Banca Generali), la filosofia dell’equilibrio

“La mia storia? È fatta di molto lavoro, casa, lo yoga, una vita se vuoi poco smart”, minimizza con modestia la private banker di Banca Generali, che sottolinea l’importanza civica e sociale del ruolo del consulente

Uno dei principali dettami della finanza comportamentale insegna che la maggior parte delle abitudini finanziarie è profondamente radicata nella mente inconscia degli investitori. Una sana relazione col denaro richiede dunque padronanza di sé e il raggiungimento di un equilibrio psicofisico a prova di crisi.

Tra gli sport associabili per valori e metodologia all’investire, è opinione diffusa che lo yoga e i suoi principi possano essere, per chi lavora in finanza, un valido alleato per affrontare con serenità e chiarezza mentale le sfide quotidiane. Non a caso, la disciplina riscuote molto successo tra i broker di Wall Street, dove l’ansia da mercati altalenanti sta spingendo sempre più operatori a lezione di asana, le posizioni che aiutano a sviluppare agilità ed equilibrio.

In Italia, sono circa 750mila le persone che praticano yoga con regolarità, e sono per la maggior parte donne. Tra queste c’è anche Angela Simioli, romana, 56 anni, laureata in economia, sposata con una figlia adottiva e straniera (“esperienza complessa e bellissima”) e appassionata della disciplina, che pratica da oltre vent’anni.

“Ho iniziato nel 1993, anno in cui ho scoperto questa pratica utilissima per il controllo dell'ansia e la gestione dell'emotività, che mi ha insegnato a dedicare maggiore tempo agli aspetti meno effimeri della vita personale e professionale, e a concentrarmi sulle cose che contano davvero, come il benessere finanziario e psicologico dei miei clienti”.

Gran parte della pratica dello yoga ha come obiettivo lo sviluppo di una maggiore consapevolezza personale, ottenuta imparando a prendere le distanze da tutto quello che non porta benessere. Meditare compiendo uno sforzo fisico è un esercizio che sviluppa la capacità di essere più oggettivi e vedere le cose con meno enfasi.

“Questo è un concetto fondamentale per chi fa il nostro mestiere, perché spesso affrontare le situazioni di lavoro in maniera emotiva significa correre il rischio di perdere la visione di insieme e non trovare la soluzione giusta. Praticare per tanti anni mi ha dato la possibilità di volgere l’attenzione all’interno, senza farmi trasportare dalle vicissitudini giornaliere e anzi, talvolta aiutandomi a prendere decisioni radicali o impopolari, ma sempre in maniera ragionata e forte della mia consapevolezza”.

La maieutica degli investimenti

 

Buona fede, lealtà e competenze fanno di un consulente un buon professionista. È questo il mantra di Angela Simioli, che sottolinea l’importanza civica e sociale del ruolo del consulente: “È un mestiere che mi affascina molto, in cui ritrovo la possibilità di dare una mano, nel mio piccolo, a risolvere i piccoli grandi problemi delle persone, mettendomi al loro servizio. Sfruttare le mie competenze per il beneficio dei clienti è il lato del lavoro che mi appaga di più”.

Curare l'aspetto umano della relazione con i clienti e prestare attenzione allo sviluppo della loro capacità di accettare il rischio insito negli investimenti è una delle sfide maggiori per chi fa questo mestiere. Piuttosto che dispensare verità preconfezionate, infatti, fornire consulenza non può prescindere dal coinvolgimento e dalla diretta partecipazione degli interessati.

Il compito primario del consulente, dunque, è far emergere l’investitore insito in ogni risparmiatore, senza imporre un determinato sistema di idee bensì stimolando a individuare dall’interno il proprio sistema di valori e obiettivi.

Così, richiamando i principi della maieutica socratica, scaturisce il concetto caro ad Angela Simioli della consulenza come conquista personale del cliente, che raggiunge i suoi obiettivi grazie all’intercessione del professionista, che non gli riempie la mente con informazioni impartite a priori ma lo aiuta a portare gradualmente alla luce la propria conoscenza e consapevolezza tramite il dialogo e l’incontro.

“Trovo che l'aspetto psicologico della professione sia molto affascinante, e di certo si rende fondamentale per entrare in empatia con chi hai davanti e comprenderne le esigenze, perché spesso gli obiettivi che ci si propone di raggiungere investendo il patrimonio – e, soprattutto, la capacità di reggere le eventuali perdite – non sono chiari neanche agli stessi clienti, quando si relazionano con il consulente per la prima volta”.

Questo, riflette Simioli, conferisce al consulente una grossa responsabilità e rappresenta a tutti gli effetti una ‘missione’, il cui obiettivo primario – preservare il patrimonio conferito in gestione – accomuna tutti i suoi clienti.

“Il mio cliente-tipo rientra nella fascia di età compresa tra i 40 e i 65 anni. Ne seguo circa 70, per un portafoglio medio di due milioni di euro. L'idea di partenza, che accomuna il mio lavoro con persone diverse, è sempre quella di lavorare insieme per accrescere il capitale preservandolo da forti perdite – se non nel breve, quantomeno nel medio termine”.

Simioli spiega che molti dei suoi attuali clienti la seguivano sin da prima della sua attuale esperienza, avendo poi ritenuto opportuno traghettare i propri patrimoni per tenere lo stesso capitano al timone.

“È stato un processo di crescita nella reciproca fiducia. Insisto su questo aspetto perché il nostro ruolo si basa molto sulla fiducia, e nei momenti di turbolenza dei mercati si richiede una presenza continua accanto al cliente, per decidere ad esempio se sia il caso di cambiare strategia, o per gestire momenti di ansia”.

Consulenza al femminile

Studi e ricerche di recente pubblicazione dimostrano che le donne hanno qualità molto utili per riuscire in questa professione: prendono maggiormente l’iniziativa rispetto agli uomini (Italian Axa paper), hanno uno spiccato senso di responsabilità (GfK Eurisko), sono attente alla qualità delle relazioni personali (Zenger Folkman) e posseggono una forte capacità analitica.

“Trovo che il nostro sia un lavoro molto femminile”, risponde sorridendo Angela Simioli. La consulente afferma con convinzione che le donne possiedono qualità che le rendono particolarmente adatte a questo lavoro, ricordando che, spesso, la gestione ‘al femminile’ si rivela molto più cauta e previdenziale, soprattutto nel lungo periodo.

“Seguire una persona nelle scelte d'investimento vuole innanzitutto dire prendersene cura, e da questo punto di vista la sensibilità femminile e un approccio più cauto possono rappresentare un’arma in più, che porterà a un aumento delle donne nel mercato”.

La donna, che magari nella sua vita ha fatto anche l’esperienza di diventare madre, può arricchire il suo lavoro del valore aggiunto che le proviene da un’innata capacità d'ascolto.

“In questa veste posso indirizzare il mio cliente nelle scelte, a fare chiarezza su se stesso, su quello che vuole ottenere dal patrimonio, in maniera solidale e direi anche con un affetto sincero”.

Caratteristiche, queste, che si sposano con l’evoluzione della figura professionale del promotore finanziario, che si concentra sempre di più sulla consulenza alle famiglie. E i clienti sembrano averne preso nota, come dimostrano i numeri disponibili sul sito dell'Albo dei Promotori Finanziari (Apf), secondo cui nel 2014 il portafoglio medio di una consulente era pari a circa 20 milioni di euro, a fronte dei 15 di un collega uomo.

Non chiamiamole "quote rosa"

I motivi per essere ottimisti in merito all’apertura della professione alle donne non mancano. I dati Apf relativi ai flussi di iscrizione e di assegnazione di mandati alle promotorici mostra un trend in crescita: “Quando l’Albo è stato istituito”, si legge sul sito, “le promotrici erano circa 1.000 su 12.000 professionisti complessivi, ossia l’8%. Nell’ultimo decennio le donne hanno rappresentato il 16% del numero totale dei PF (oltre 53.000), un trend di attrazione della professione che, a partire dal 2013, ha registrato un’impennata, indicando un segnale di cambiamento importante”.

Eppure, sebbene incoraggianti, questi dati testimoniano che le donne rappresentano una quota ancora minoritaria dei promotori. Ma parlare di ‘quote rosa’ non è il modo giusto di affrontare il problema, secondo Simioli.

“Sarà il mercato, alla fine, a decidere quante donne ci saranno rispetto agli uomini”, è la sua analisi. “Credo sia anche un problema legato alla sfida di coniugare la professione di consulente con l’essere donna e madre: in molte fasi della vita la donna deve magari occuparsi più dei figli e della famiglia, per cui ha meno tempo da dedicare alla formazione. È anche per questo motivo che le donne sono meno presenti”.

Tuttavia, avverte Simioli, un ruolo importante lo gioca anche il fatto che a volte le donne possono sentirsi frenate dalla reticenza di clienti ancora abituati a confrontarsi con uomini. Anche questa difficoltà aggiuntiva può aiutare a crescere e deve essere sfruttata a proprio vantaggio.

“Sono nel settore dal 1983. Dopo la laurea ho vinto una borsa di studio, sono andata in banca e ho fatto l’operatrice di borsa per cinque anni. Ho vissuto a Verona, dove i clienti che entravano pensavano fossi la segretaria... Non erano abituati a discutere di investimenti con una donna! Lì mi sono fatta le ossa, perché conquistare la fiducia di qualcuno che prima ancora di conoscerti ti immagina impegnata in ruoli secondari o gregari non è facile. Ma piano piano, con dedizione, ho sviluppato un buon rapporto con la clientela, che si è sentita ben seguita”.

Sulla base della passata esperienza, che consigli darebbe Angela Simioli alle giovani donne interessate a far valere le proprie doti professionali intraprendendo la carriera di consulente finanziaria?

“È presto detto: studiare per rafforzarsi nei contenuti, perché è solo grazie alla forza insita nella consapevolezza dei propri mezzi che si può diventare più sicuri e autorevoli. Questa è una professione che necessita di una forte autostima, è un mestiere in cui bisogna anzitutto imparare a proporsi, e nel far ciò una giovane donna potrebbe dover affrontare una serie di problematiche legate a un ruolo che nei canoni standard non si declina al femminile. Questo è un tabù che nel tempo si dovrà superare”.

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