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Anche i ricchi piangono ...e litigano - L'eredità contesa di Giacomo Puccini

Anche i ricchi piangono ...e litigano - L'eredità contesa di Giacomo Puccini

di Leo De Rosa (in foto), fondatore e managing partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati

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Chi non ha mai sognato di avere lo Zio d’America, lo sconosciuto (ma soprattutto ricco) parente lontano, dal quale poter ricevere un giorno (magari non troppo futuro) una prosperosa eredità. Questo però, ormai, è diventato un clichè.

Ebbene sì, perché l’avreste mai detto voi che potrebbe essere sufficiente avere uno zio maggiordomo?

E’ quanto accaduto ai nipoti del sig. Pasquale Belladonna, maggiordomo dell’ultimo erede della dinastia del grande compositore Giacomo Puccini… una storia intricata, che comincia da molto lontano.

Cerchiamo di sbrogliare il bandolo della matassa, partendo dall’inizio o, a seconda dei punti di vista, dalla fine.

Il nostro celebre maestro, nato a Lucca nel 1858, muore a Bruxelles, lasciando la moglie Elvira Bonturi e l’unico figlio, Antonio.

Dopo qualche anno, Antonio perde anche la madre, divenendo così unico erede di tutta la ricchezza di famiglia (120 miliardi delle vecchie lire e… beh…un bel pezzo di storia…).

È il momento di costruirsi una propria famiglia e nel 1933 Antonio si sposa con Rita Dell’Anna, dalla quale, però, non ha figli. Non avendo lasciato discendenti, in punto di morte Antonio nomina sua erede universale la amata moglie la quale, negli anni, con cura e parsimonia, si dedica all’amministrazione di tutto il patrimonio che, però, (primo colpo di scena!) dovrà alla fine dividere con Simonetta, figlia segreta di Antonio nata fuori dal matrimonio.

Nel 1973, infatti, entra in scena una nuova protagonista: una giovane ragazza che, grazie a lettere e testimonianze, riesce a farsi riconoscere dal Tribunale il diritto all’utilizzo del cognome del padre, ed anche il diritto a un terzo di tutta l’eredità. E fin qui…

Ma è ancora tutto a venire…

Alla morte di Rita, in assenza nuovamente di discendenti, ecco che parte del patrimonio ereditario del maestro Puccini, passa a Livio dell’Anna, (fratello di Rita), un singolare personaggio che si fregiava del titolo nobiliare di “barone” e viveva una vita di lussi al fianco del suo inseparabile maggiordomo personale: Pasquale Belladonna (eccolo qui, è proprio lui! Il maggiordomo del fratello della moglie del figlio di Giacomo Puccini. Il bandolo della matassa è stato ritrovato!), al quale Livio, anche lui senza eredi, trasmette quel che resta dell’eredità, al netto di quanto dilapidato in automobili, vacanze e agi di vario genere… (si, diciamo che dalla sorella aveva ereditato il patrimonio, ma non anche la parsimonia e la capacità di gestirlo)

Ed eccoci ai giorni nostri: il buon maggiordomo, anche lui ahimè senza figli decide, a sua volta, di beneficiare della sua fortuna tutti i suoi 22 nipoti in parti uguali con un testamento. Ma…ecco che dopo l’apertura del primo… ne spunta un altro: unico erede, un nipote (uno solo!). E qui… a piangere sono in 21! Possibile?! Non sarà forse che quel secondo testamento non è che fosse proprio tutta farina del sacco del Belladonna?!

Apriti cielo! Anzi, apriti Tribunale! Ne comincia un contenzioso che si conclude con l’accertamento da parte del giudice dell’incapacità di intendere e di volere del maggiordomo al momento della redazione del secondo testamento che viene per tanto annullato con sommo gaudio di tutti e ventidue i nipoti.

Ma non sembra quasi la trama di una delle opere dello stesso Puccini? Il “Gianni Schicchi” che con un’astuzia si fece “lasciare” “la migliore mula di Toscana e “l’ambita casa di Firenze”: storia di “un’ eredità contesa”, non meno ricca di colpi di scena di quanto non lo sia stata quella della sua di eredità.

Solo che quella era finzione…questa è realtà!

Le rocambolesche peripezie dell’eredità del maestro così come brevemente tratteggiate, ci raccontano di come, a volte, il corso della storia reale sia più imprevedibile della più fantasiosa delle creazioni letterali e musicali.

Insomma, chi non volesse rischiare che la sua successione ereditaria finisca per diventare teatro di una sceneggiatura burlesca…impari a pianificare bene… e a prevedere anche l’imprevedibile.

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L'autore dell'intervento, Leo De Rosa, fondatore e managing partner dello studio legale e tributario Russo De Rosa Associati, è specializzato in protezione, trasmissione e cessione del patrimonio imprenditoriale e familiare spaziando dalle riorganizzazioni societarie, alle operazioni di private equity, alla implementazione di strumenti di dialogo generazionale.

La rubrica "Anche i ricchi piangono... e litigano" è dedicata a situazioni che per dimensioni, caratteristiche e significatività rappresentano momenti topici e di svolta del ciclo di vita aziendale e familiare: controversie ereditarie, riassetti imprenditoriali, conflitti matrimoniali e così via.

L’idea è prendere spunto da casi “celebri” estraendone, ove possibile, una “morale”, ovvero indicazioni su come sotto il profilo legale e fiscale sarebbe stato opportuno e/o consigliabile gestire la vicenda raccontata.

Ecco il precedente articolo, dedicato al testamento di Giuseppe Verdi.

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