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Aipb: Private banking italiano a quota 763 miliardi

Aipb: Private banking italiano a quota 763 miliardi

Sono salite a 763 miliardi di euro le masse servite in Italia dai sistemi di private banking, con una crescita del 5% in un anno, secondo i dati comunicati dall'Associazione di categoria Aipb.

L'aumento dei capitali è il frutto della raccolta sviluppata dalle reti commerciali al netto di masse in uscita (raccolta netta +1,5%) e dell’andamento dei mercati, che ha prodotto un effetto negativo pari a -1,9%. La complessiva crescita del sistema private è frutto di ulteriori flussi in entrata (5,4%) che sono confluiti nel mondo private grazie ad una migliore identificazione della clientela private alla quale le banche offrono un modello di servizio dedicato.

Secondo l'analisi “Il mercato servito dal private banking in Italia”, i nuclei familiari coinvolti nel nostro Paese, con portafogli medi da 1,4 milioni di euro (in linea con gli anni precedenti), sono stati indirizzati principalmente verso i fondi comuni di investimento (23,7%), le gestioni patrimoniali (17,5%) e i prodotti assicurativi (16,7%).

In dettaglio, circa il 62% dei clienti possiede un patrimonio fino ai 5 milioni di euro, mentre il restante 38% circa supera i 5 milioni di euro. In particolare, il 12,3% possiede più di 50 mln euro, il 15,2% tra i 10 e 50 mln euro, il 10,9% tra i 5 e i 10 mln euro, il 39,6% tra 1 e 5 mln euro, il 16,9% tra 0,5 e 1 mln euro e il 5,2% meno di 0,5 mln euro).

A differenza di quanto si potrebbe supporre soltanto un capo famiglia su cinque (24%) è imprenditore o libero professionisti. Un numero superato da dirigenti e impiegati (26%) e soprattutto da pensionati e casalinghe (36%), con un restante 14% senza indicazione. Nel 53% dei casi il capo famiglia ha più di 65 anni: in particolare il 30,4% ha oltre 74 anni, il 22,9% tra 65 e 74, il 22,3% tra 55 e 64, il 14,6% tra 45 e 54, il 6% tra 35 e 44 e il 3,7% meno di 34.

La regione che detiene la maggior quota di asset private sul totale si conferma la Lombardia con il 33,2% (in crescita rispetto al dato 2015), seguita da Emilia Romagna (12,2%), Piemonte (10,9%), Lazio (10,4%), Veneto (8,8%); chiudono la classifica Sardegna e Trentino Alto Adige (0,6%), Calabria (0,5%), Valle d’Aosta (0,2%), Molise e Basilicata (0,1%). 

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